di Michela Salvetti*

(foto di Tony Gentile)

Due giorni prima di morire, Paolo Borsellino decise di andare, senza essere accompagnato dalla scorta, nella sua casa al mare; la moglie racconta che era molto teso, e, prendendola per mano, le disse: «Per me è finita… Non facciamo programmi, viviamo alla giornata». Il 19 luglio 1992, cinquantasette giorni dopo la morte di Giovanni Falcone, anche Borsellino venne ucciso con gli agenti della scorta.

Paolo Borsellino e Giovanni Falcone erano colleghi e amici, animati dallo stesso senso di giustizia e dalla capacità di convivere con la paura, appassionati della vita, consapevoli delle proprie vulnerabilità; non si fermarono se pur consci del grave pericolo che correvano, e interpretarono il loro ruolo di magistrati come quello di uomini al servizio della Giustizia, perché rinunciarvi sarebbe stato tradire se stessi.

Li consideriamo eroi, ma chiamarli così rischia di renderli troppo distanti da noi, ed è in fondo una scelta di comodo: li consideriamo uomini eccezionali e questo ci autorizza a non sentirci responsabili delle nostre scelte di vita, come se non fosse anche per noi un dovere civile oltre che morale vivere la legalità nel nostro quotidiano, anche quando non è – per fortuna nostra – legato alla lotta alla mafia.

Falcone, a chi gli chiedeva quanto pesasse sulla sua vita di uomo la scelta di un compito così rischioso, era solito rispondere che ciò che lo motivava era lo spirito di servizio, ma era consapevole dei pericoli che ne sarebbero conseguiti quando diceva: «Quelli che ritengono di fare qualcosa di utile sono più esposti, per molte ragioni: per inerzia, ignoranza e codardia di altri».

Falcone e Borsellino credevano nei diritti, nella Costituzione, e nel loro ruolo di magistrati. Per questo, se pur isolati, continuarono la loro lotta all’interno dello Stato, denunciandone le contraddizioni, trovando la forza di non fermarsi di fronte alla violenza, ma di combatterla senza abbassare la guardia. Smettere di indagare sarebbe stato infatti perdere la loro libertà, chinare la testa e riconoscere un potere basato sulla violenza e non sul Diritto.

Questi magistrati non sono mai stati succubi delle minacce ricevute, hanno lottato insieme affinché fossero rispettati i diritti di tutti, denunciando le pressioni a cui loro stessi erano sottoposti. Vennero isolati, ma cercarono sempre di trasmettere le loro idee: incontravano studenti, rilasciavano interviste. Paolo Borsellino, alle 5 di mattina del 19 luglio, stava scrivendo una lettera a una professoressa di un Liceo: intendeva scusarsi per non essere stato presente ad un incontro organizzato con gli studenti, e voleva supplire rispondendo per iscritto alle domande che lei gli aveva posto sul suo lavoro. La lettera rimase incompiuta perché dieci ore dopo il magistrato fu ucciso insieme agli agenti della sua scorta.
Alla veglia funebre di Giovanni Falcone, fu lo stesso Borsellino a commemorare in pubblico l’amico e collega. Le sue parole costituiscono uno dei modi migliori per ricordarli entrambi: «… Falcone cominciò a lavorare in modo nuovo… consapevole che il lavoro dei magistrati e degli inquirenti doveva entrare nella stessa lunghezza d’onda del sentire di ognuno. La lotta alla mafia (…) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà, che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità».
La morte non è solo quella fisica, anche i compromessi che ci allontanano dal rispetto di noi stessi sono un venir meno dei nostri valori, una morte, insomma: e ciò accade quando seguiamo una doppia morale, quella pubblica diversa da quella privata, o quando ci facciamo corrompere da sguardi compiacenti. Tutti noi proviamo paura in molte circostanze, ma è il modo con cui reagiamo che ci rende liberi o prigionieri.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono credibili perché hanno avuto uno sguardo orizzontale ed empatico verso le persone, indipendentemente dal ruolo o dalla loro classe sociale, per questo conoscerli cambia la prospettiva con cui affrontiamo la realtà.
Paolo Borsellino e Giovanni Falcone erano vulnerabili, ma paradossalmente lo stesso potere criminale che li uccise li rese simboli. Alla marcia per ricordare i 25 anni della strage di via D’Amelio hanno partecipato centinaia di giovani, a testimoniare l’attualità di queste due figure, che hanno segnato la cultura e l’immaginario collettivo.

In un messaggio raccolto dalla Fondazione Falcone mandato da una scuola media si legge: «Caro Giovanni…vogliamo dirti che sei un esempio per tutti noi. Hai preso la decisione giusta nella tua vita, perché adesso anche noi da grandi vogliamo fare qualcosa di importante per il mondo. Ti promettiamo che proveremo a portare avanti il tuo intento dicendo: “NO, NON LO FACCIO” ai bulli o a chi vuole imporsi a tutti i costi su di noi. Terremo vivo il tuo ricordo raccontando la tua storia a chi ha paura delle sopraffazioni e parleremo di te ai figli che un giorno avremo. Se lo faremo tutti, vinceremo e finalmente vincerai anche tu. Ti portiamo nel cuore. Noi di 3A».

È una testimonianza di quanto l’esempio di una vita retta e di un impegno affrontati con dignità possa radicarsi anche nelle nuove generazioni.

La lotta dei due magistrati contro la sopraffazione e il loro coraggio di denunciare diventano stimolo anche per noi, non solo alla legalità ma anche alla consapevolezza dei nostri diritti. Non sono riusciti a sconfiggere la mafia, ma sono diventati dei modelli a cui ispirarsi, morendo fisicamente ma continuando a vivere attraverso le loro idee e parole: li ricordiamo per la loro tragica fine ma soprattutto per come hanno vissuto.

 *psicologa giuridica

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Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

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