kron bolaffioExpo Milano 2015 – Intervista di Paola Bolaffio a Manuela Kron, Direttore Corporate Affairs di Nestlé in Italia. Acqua pubblica, acqua privata. Acqua in bottiglia, acqua del rubinetto. Bottiglie di plastica e emissioni di CO2… sostanze tossiche rilasciate nell’acqua… Le multinazionali dell’acqua che lasciano a secco le popolazioni… che guadagnano su un bene che è un diritto… Fiumi di inchiostro (ultimamente soprattutto virtuale e digitale) si scrivono ogni giorno. Rapporti, analisi, commenti, inchieste, discussioni su tutte le piattaforme. Difficile però trovare in giro sul web qualcuno che chieda direttamente risposte alle multinazionali dell’acqua. Qui e in video, una conversazione con Manuela Kron.


“Nestlé è leader mondiale nelle acque in bottiglia, grazie a Nestlé Waters. Dopo l’acquisizione della Vittel nel 1969, ha cominciato a produrre acque in bottiglia consolidando la sua posizione di leader con l’acquisizione del Gruppo Sanpellegrino nel 1998”: così leggo sul vostro sito. Sembra sciocco chiederlo alla multinazionale, ma qual è la posizione di Nestlé nel dibattito acqua pubblica – acqua privata?

In realtà non abbiamo alcun ruolo in questo dibattito. E’ vero che Nestlé è rilevante nell’ambito del mercato dell’acqua minerale, ma l’acqua minerale, in sé, è una super-frazione dell’acqua del mondo. E Nestlé è grande a livello globale, ma a livello locale, nei singoli paesi, è più “piccola” di tante altre aziende locali. In ogni caso, comunque, l’acqua è pubblica. Le fonti appartengono al territorio. Nestlé, come altre aziende private, può solo avere i diritti minerari per concessioni regionali, ma il pubblico ha sempre l’ultima parola. E all’azienda privata, quando viene affidata una fonte, viene affidato anche il dovere di mantenerla, perché altrimenti può deteriorarsi. La cura della fonte e il suo mantenimento non sono scontati, non avvengono sempre quando la gestione è pubblica.

Nel rapporto Regioni imbottigliate 2014 di Legambiente e Altreconomia, si legge che l’acqua in bottiglia è un business che in Italia supera il giro d’affari di 2,3 miliardi di euro in mano a 156 società e 296 diversi marchi. “Le aziende imbottigliatrici pagano in media solo un euro ogni 1.000 litri, ovvero, appena 1 millesimo di euro per litro imbottigliato. L’acqua in bottiglia viene mediamente venduta a un prezzo di 0,26 euro al litro”… 

Come si legge nello stesso rapporto, il mercato in Italia è diviso tra tante società e tantissimi marchi. La netta maggioranza del mercato delle acque minerali italiane non è in mano alle multinazionali, tantomeno a Nestlé, che ha una fetta di mercato che si aggira sul 18% delle minerali italiane. E’ in mano a piccole/medie imprese italiane. Lo sa qual è il margine di guadagno medio per un’azienda di acqua minerale? L’1%.

Perché la gente compra l’acqua in bottiglia?

Per due ragioni. Una è il gusto, il sapore: le acque del rubinetto, sane e controllate, a volte sanno di cloro, e il sapore può non piacere. I consumi più forti, stando ai dati, li vediamo dove l’acqua, pure controllata, non ha un sapore fantastico. Firenze ad esempio per anni ha registrato consumi altissimi, perché l’acqua del rubinetto, controllata e potabile, usciva però piuttosto giallina. E anche l’occhio ha la sua parte… Ora che sono state migliorate le condutture, i consumi infatti sono diminuiti. La seconda ragione è che te la porti dietro in bottiglia. Se non hai accesso al rubinetto, è comoda. In Italia, è vero, siamo grandi consumatori di acqua in bottiglia. Ma le stesse indagini di mercato ci dicono anche che siamo tra i minori consumatori di soft drinks. Molto banalmente, chi consuma acqua in bottiglia, lo fa in alternativa alle bibite.

Per imbottigliare l’acqua, ci vuole più acqua…

Se è vero, come è stato calcolato, che noi italiani usiamo 200 litri di acqua al giorno (per la Coop sono 300), l’acqua minerale che usiamo è mezzo litro a testa. Questa è la proporzione. E’ un confronto che non esiste. Quanto all’impatto sulle risorse idriche per la produzione, per imbottigliare un litro d’acqua abbiamo bisogno di 1,2 litri, ed un numero che oltretutto tende a scendere, è nostro interesse farlo scendere. L’impatto sulle risorse idriche delle bottiglie di minerale è il più basso tra tutti gli impatti.

Siete spesso stati accusati di prosciugare le fonti, di togliere acqua alle popolazioni, sfruttare le sorgenti e lasciare a secco i cittadini. Qualche esempio: i pozzi nel Pakistan, l’acqua Vera in Sicilia, la recente siccità in California. Partiamo quest’ultima:nello scorso aprile più di una ventina di distretti hanno razionato l’acqua e Nestlé, stando a quanto avrebbe dichiarato, il CEO per il Nord America Tim Brown ha risposto che non ritiene di dover rallentare la produzione. Come stanno le cose?

Stanno che, se anche Nestlé smettesse di imbottigliare, l’impatto sui cittadini californiani sarebbe irrilevante, senza contare che non sarebbe affatto facile, anche volendo, veicolare l’acqua della fonte verso le tubature più vicine. Il governatore deve aver fatto due conti ed aver considerato che il gioco non valesse la candela. Era questo che intendeva Tim Brown, ma come spesso accade, l’informazione è stata stravolta.

Caso Sicilia. Dal comune di Santo Stefano Quisquina, dove sorge la fonte dell’acqua Vera, da anni si punta il dito su Nestlé: preleva acqua in eccesso e toglie acqua ai cittadini.

Forse i numeri spiegano meglio la questione. La fonte di Santo Stefano Quisquina, oltre Nestlé, serve i servizi pubblici di 6 o 7 comuni del circondario. Nell’area dei Monti Sicani, che è la terza zona più piovosa d’italia, c’è una “bolla” d’acqua, un grande bacino ha una capacità di 700 litri al secondo. Di questi, 500 vengono presi per metà per servire i comuni del territorio dei Monti Sicani, mentre gli altri 250 litri al secondo vanno verso Agrigento… poi resta da vedere se ci arrivano, ma questo è un altro discorso. Nestlé preleva mediamente 10-12 litri al secondo, dei 20 sui quali ha licenza per l’imbottigliamento. Mi riesce difficile pensare che, se c’è carenza d’acqua ed in particolare in un paese che può permettersi 13 fontanelle pubbliche aperte tutto il giorno a ritmi di 10-12 litri al secondo, questa possa dipendere da Nestlé. Non incidiamo in nulla nella portata del bacino. E il bacino, dicono le autorità competenti, sta benissimo.

E in Pakistan, zona di siccità?

Nestlé non lavora su una fonte, ma su due pozzi. Si tratta di acqua purificata, un concetto che qui da noi non esiste. Ci sono stati, è vero, problemi di siccità. Ma in quella stessa area, a fronte dei nostri 2 pozzi, ce ne sono altri circa 200 che danno acqua all’agricoltura. Lo stabilimento di Sheikhupura opera sotto monitoraggio continuo. Mentre la stragrande maggioranza delle acque sotterranee è utilizzato per scopi agricoli (più del 95%), spesso senza alcun controllo. Possibile che siano proprio i nostri due pozzi a creare problemi di siccità? Il fatto è che siamo un marchio noto, quindi un facile bersaglio per i media, mentre le autorità pakistane non hanno mai avuto da ridire. E non è che sono proprio tenere.

Un facile bersaglio, lei dice. Ma perché si prenderebbero di mira le multinazionali?

Perché è facile. E’ umano creare un nemico per poi combatterlo. Giovanna Cosenza ha scritto un saggio bellissimo su questo fenomeno. Come si fa? Si crea il titolo, si creo empatia… E’ un po’ come quando improvvisamente escono fuori tutti i cani che mordono i bambini. In realtà i cani che mordono i bambini sono sempre gli stessi, così come i parti finiti male per malasanità. Si crea un caso empatico e questo si moltiplica semplicemente perché ci si fa più caso. Le analisi dei dati non le legge nessuno, l’informazione è fatta da titoli, e l’impressione che ti resta è quella. Tra l’altro, spesso i titoli contraddicono gli articoli che stanno sotto.

Casi empatici anche negli allarmi alimentari?

Si, spesso si creano allarmi alimentari mediatici, non veri. Come il caso della carne di cavallo. In Inghilterra il caso è diventato un caso perché lì mangiare carne di cavallo è come da noi mangiare carne di cane. Come fare, quindi, per suscitare allarme anche in Italia, dove la carne di cavallo IN SE’ non fa scandalo? Facile, instilli il dubbio: vuoi vedere che sono quelli da corsa imbottiti di ormoni e altre schifezze? Ecco, questo è decisamente impossibile. E’ vero che all’epoca non si facevano ancora i test del DNA per controllare che i fornitori non ci truffassero e ci vendessero carne di cavallo al posto di quella di manzo, cosa che oggi facciamo, ma le analisi di verifica su ormoni, antibiotici ed altre schifezze si facevano già da tempo. In Nestlé Italia, ogni giorno, più di 50 persone sono in laboratorio a fare analisi, il Ministero della Salute è fatto di persone competenti e attente, le leggi sono severissime.

Ma ai cittadini tutto questo non arriva…

Si, certo, l’abbiamo detto, lo diciamo ogni volta, sul sito di Nestlé ci sono tutte le risposte, ma chi attacca senza averci interpellato prima, secondo lei, poi va a cercarsi la versione dell’azienda? Come dicevo, è più facile fare audience con un attacco ad una multinazionale, poco importa poi cosa e se risponde. Le aziende, anche le grandi aziende, non dimentichiamolo, non hanno come mission la comunicazione, ma i prodotti.

“I canoni di concessione per le acque minerali stabiliti dalle Regioni sono estremamente bassi”, scrivono Legambiente e Altreconomia nel loro rapporto. Ricordo un’intervista di qualche tempo fa a Peter Brabeck, CEO di Nestlé, che fece parecchio scalpore. Parlava di “borsa dell’acqua”, della necessità di dare un valore all’acqua, come accade per il petrolio, insomma. Quella di Brabeck era una provocazione?

Il discorso di Brabeck era molto semplice, bastava volerlo capire, bastava ascoltare l’intera registrazione e non tagliuzzare in qua e in là l’intervista a proprio comodo: se l’acqua ti costa, ci stai più attento. Agricoltura e industria sono i settori che usano più acqua, sono i grandi utilizzatori che insieme prelevano circa il 90% dell’acqua dolce disponibile. Su loro si deve agire in modo che ottimizzino e riducano il consumo. Se quei grandi utilizzatori – e non si riferiva certo ai cittadini, alle popolazioni – sapessero di dover pagare, se si attribuisse un valore all’acqua, questo potrebbe essere incentivante per il corretto uso della risorsa. Brabeck, se si guarda bene, non stava certo facendo i propri interessi immediati, ma guardava in prospettiva: anche Nestlé avrebbe pagato di più le materie prime, perché i produttori avrebbero ricaricato sul prezzo anche il costo dell’acqua, ma in questo modo l’acqua sarebbe stata meglio gestita da tutti nel tempo. L’acqua, per chi utilizza materie prime come latte, caffè, cacao, è importantissima: va tutelata, altrimenti niente materie prime, niente prodotto, niente profitto. Meglio pagare di più oggi ed avere un futuro domani. Le pare un discorso sbagliato, scandaloso, diabolico come invece è stato malamente interpretato? A me onestamente sembra lungimirante, anche alla luce dei cambiamenti climatici e delle desertificazioni in atto.

Parliamo di altra acqua, quella di produzione. Leggo sul vostro bilancio di sostenibilità che dal 2005 avete ridotto, a livello globale, il consumo di acqua del 37,3% per tonnellata di prodotto. Le acque di scarico per tonnellata di prodotto, sono diminuite del 52% dal 2005 al 2014…

Nestlé investe una media di 100 milioni di franchi svizzeri all’anno per la salvaguardia dell’ambiente. Di questi, il 30% viene investito nel settore delle acque.

Si, ho letto. Ma perché lo fate? E’ un modo per raccontarvi green?

Perché è assolutamente necessario, per sopravvivere nel medio/lungo periodo. L’anno prossimo Nestlé compie i suoi primi 150 anni. Non sarebbe arrivata fin qui se non avesse pensato da sempre in lungo periodo. Puoi sfruttare le risorse nel breve periodo, ma nel medio-lungo devi considerare l’impatto sociale e ambientale nel territorio dove lavori, perché altrimenti smetti di lavorare molto prima, a 150 anni non ci arrivi di sicuro.

Sostenibilità per sostenere l’azienda….

Non c’è contrapposizione tra utilizzi etici e utilizzi convenienti; sfruttare il fotovoltaico, consumare meno packaging, usare meno acqua… conviene alle aziende, altrimenti non lo farebbero. Quando c’era più abbondanza ci si pensava meno, ma oggi è un processo naturale. I conti tornano meglio. Un’impresa che ha pensiero di lungo periodo investe oggi su sperimentazioni di tecnologie sostenibili, come ad esempio gli stabilimenti a zero acqua che abbiamo in Messico e California, sapendo che il punto di pareggio sarà tra anni. Ma quando arriveremo al break even (ndr punto di pareggio) saremo più competitivi. E’ un vantaggio competitivo, non aver bisogno d’acqua.

Direct source, Nestlé answers

Public water, private water. Bottled water, tap water. Plastic bottles and CO2 emissions… toxic substances released in water…The multinationals of wager that leave the populations out of something that they earn that is a right… Rivers of ink (lately mainly virtual and digital) are written every day. Reports, analysis, comments, inquiries, discussions on all of the platforms. But in the web it is difficult to find someone that asks directly for answers from the water multinationals. Here and in the video, a conversation with Manuela Kron, director Corporate Affairs of the Nestlé Group in Italy.

“Nestlé is the world leader in bottled water, because of Nestlé Waters. After the acquisition of Vittel in 1969, they started to produce bottled water consolidating its position of leader with the acquisition of the San Pellegrino Group in 1998”: This is what we read on your website. It seems silly to ask to the multinational, but what is the position of Nestlé in the debate of public water-private water?

In reality, we don’t have any position in this debate. It is true that Nestlé is relevant in the mineral water market, but mineral water itself, is a super-fraction of the world’s water. Nestlé is globally very big, but at a social levee, in the singles countries, it is smaller than many other local companies. In any case, water is public. The sources belong to the territory. Nestlé, just like many other private companies, can only have monetary rights for regional concessions, but the public always has the last word. And when a source is entrusted, the private company has the duty to maintain it, because otherwise it can deteriorate. The cure of the source and its maintenance are not easy, and they don’t always happen when the management is public

In the report Regioni Imbottigliate 2014 (Bottled Regions) of Legambiente and Altreconomia, we can read that bottled water is a business that in Italy exceeds the affairs of 2,3 billion euros for 156 societies and 296 different brands. “The bottling companies averagely pay only 1 euro every 1.000 litres, that would be just about 1 thousandth of euro per bottled euro. Bottled water is on average sold for 0.26 euros per litre”…

As you can read in the same report, the Italian market is divided in many societies and many brands. The net majority of the market of italian mineral water isn’t in the hands of the multinationals, nor in Nestlé hands, that have a piece of the market that is about 18% of the italian minerals. It’s in the hands of litle and medium italian companies. Do you know what is the medium profit margin for a mineral water company? 1%.

Why do people buy bottled water?

For two reasons. One is the taste: tap water, healthy and controlled, sometimes taste of chlorine, and the taste can be disliked. The strongest consumes, cording to the data, are seen where the water, also controlled, doesn’t have a fantastic taste. Florence for example has registered very high consumes for years, because tap water, controlled and drinkable, came out with a yellow colour. Also the eye has it’s part… Now that the conductors have been improved, the consumes have in fact decreased. In Italy, it’s true, we are big consumers of bottled water. But the same market investigations tell us that we are also among the minor consumers of soft drinks. Who consumes bottled ager, does it in alternative to other drinks.

To bottle water, other water is needed…

If it is true, as it has been calculated, that Italians use 200 litres of water every day (for the Coop 300 litres), the mineral water that we use is half a litre a head. This is the proportion. it is a non-existing comparison. As for the impact on the hydric resources for the production, to bottle one litre of water we need 1,2 litres, and a number that other than this tends to diminish, it is in our interest to make it decrease. The impact on the hydric resources of the bottles of mineral is the lowest of all the impacts.

You have frequently been accused of drying out the sources, taking water from other populations, taking advantage of the sources and leaving the citizens with no water. Some example: the wells in Pakistan, Vera water in Sicily, the recent drought in California. Let’s start from the last one: last april more than twenty districts have rationed Nestlé’s water, according to what he said, the CEO for north American Tim Brown answered that he doesn’t believe that he has to slow down the production. How do things stand?

If Nestlé would stop to bottle, the impact on the californian citizens would be irrelevant, without counting that it wouldn’t be easy at all, also if we wanted, to conduct the water of the source towards the closest water pipes. The governor must have done two calculations and he must have considered that it wasn’t worth it. This is what Tim Brown meant, but as it usually happens, information has been distorted.

Sicily case. From the town Santo Stefano Quisquina, where the Vera water source is, for years the finger has been pointed at Nestlé: they collect excess water and takes away water from the citizens.

Maybe the numbers can explain this situation better. The Santo Stefano Quisquina source, other than Nestlé, serves the public services of 6 or 7 towns around it. In the area of Monti Sicani, that is the third most rainy area in Italy, there is a “bubble” of water, a big basin that has the capacity of 700 litres per second. Of these, 500 are taken for half to serve the towns of the territory of Monti Sicani, while the other 250 litres per second go towards Agrigento… then we have to see if it arrives, but this is another thing. Nestlé generally gets 10-12 litres per second, and has the license to bottle 20 litres. It is difficult to think that, if there is a scarcity of water and in particular in a country that can afford 13 fountains that are open all day with rhythms such as 10-12 litres per second, this can depend on Nestlé. We don’t engrave in nothing of that has to do with the basin. And the basin, the competent authorities say, if doing fine.

And in Pakistan, area of dryness?

Nestlé doesn’t work on a source, but on two wells. it is purified water, a concept that doesn’t exist here. I’s true that there have been dryness problems. But in that same area, other than our 2 wells there are other 200 that give water to agriculture. The Sheikhupura factory operates under a continuous monitoring. While the majority of the underground water is used for agricultural needs (more than 95%), often without any control. Is it possible that our two wells are creating dryness problems? The fact is that we are a very known brand so it is very easy for the media to hit us, while the Pakistan authorities didn’t have much to say. And they are not very nice.

An easy target, you say. But why should they attack multinationals?

Because it’s easier. It is human to create an enemy to then fight it. Giovanna Cosenza wrote a beautiful essay on this phenomenon. How to do it? You create the title, you create empathy… It’s a bit like when suddenly all the dogs that bite children come out. In reality the dogs that bite children are always the same, just like childbirths ending badly because of health service malfunction. An empathic case is created, and this is simply multiplied because people notice it more. Nobody reads the data analysis, the information is given by the titles, and the impression that remains is that one. By the way, very often the titles contradict the articles below.

Empathic cases also in the food alarms?

Yes, frequently media’s create false food alarms. Just like the case of horse meat. In England the case became a case because there eating horse food is like eating dog food for us. So, how can you create an alarm also in Italy, where horse meat doesn’t create a scandal? It’s simple, you install a doubt: do you want to see that they’re the race ones from the livestocks that have been filled with hormones and other stuff? Well, this is impossible. It is true that at the time no DNA tests to control that the suppliers weren’t stealing from us selling us horse meat instead of beef were being done, which is something that is done today, but the analysis on the hormones, antibiotics and other junk were being done since a long time. In Nestlé Italia, every day, more than 50 people are in laboratories doing analysis , the Health Minister is made of competent and careful people, laws are very severe.

But citizens don’t get all of this…

Yes, obviously, we have said this, and say it every time, on Nestlé’s website all the answers can be found, but who attacks us without having first listened to us, do you think that they go and search for the companies’ version? Like I said, it is easier to get an audience by attacking a multination, no matter what and if they answer. Companies, also big ones, let’s not forget this, don’t have communication as their mission, but the products.

“The concession rules for mineral waters established from the Regions are extremely low”, write Legambiente e Altraeconomia in their report. I remember an interview from some time ago done to Peter Brabeck, Nestlé’s CEO, that created a lot of fuss. He talked about “water bag”, of the necessity to give a value to water, as it is done with petrol. Is Brabeck’s a provocation?

Brabeck’s speech was very simple, wanting to understand it was enough, it was sufficient to listen to the entire registration and not cut the interview here or there for convenience: if water costs, you are more careful. Agriculture and industry are the sectors that use more water, they are the big users that together take up to 90% of the available fresh water. On them we have to act so that they optimise and radicalise the consume. If those big users – and this is not referred to the citizens, the populations – knew that that had to pay, if a valour was attributed to water, this could incentivise the correct use of the resource. Brabeck, if you look well, wasn’t doing his own interest, but looker in prospective: also Nestlé would have payed more for the raw materials, because the producers would have recharged on the price also the cost of the water, but in this way water would have been better handled by everyone in tim. Water, for who uses primary substances such as milk, coffee, cocoa, is very important: it has to be protected, otherwise there will be no primary substances, no product, no profit. It is better to pay more today and have a future tomorrow. Does it seem like a wrong, scandalous, diabolic speech like it was wrongly interpreted? Honestly to me it seems like seeing the big picture, also at the light of climate changes and desertification.

Let’s talk about other water, the production one. I read on your sustainability balance sheet that from 2005 you have reduces, globally, the consume of water of 37.3% per ton of product. The sewage waters per ton of product, have decreased of 52% from 2005 to 2014…

Nestlé invests an average of 100 million swiss franks per year for the protection of the environment. Of these, the 30& is invested in the water sector.

Yes, I read that. But why do you do it? It is a way to collect green?

Because it is absolutely necessary to survive in the medium / long term. Nest year Nestlé will turn 150 years old. It wouldn’t have arrived here if it hadn’t always thought in a long period. You can take advantage of the resources in a short period, but in the medium-long one you have to consider the social and environmental impact in the territory in which you work in, because otherwise you stop working much earlier, you certainly won’t arrive at 150 years.

Sustainability to sustain the company…

There is no contraposition between ethic uses and convenient uses; use the photovoltaic consume less packaging, use less water… it’s convenient for the companies, otherwise they wouldn’t do it. When there was more abundance people though of it less, but today it’s a natural process. The counts turn out better. A company that has the thought of a long period, today invests on experimentation of sustainable technologies, like for example the factories at zero water that we have in Mexico and in California, knowing that the turning point will be in years. But when we will arrive to the break even we will be more competitive. It’s a competitive advantage, not needing water.

by Paola Bolaffio, translated by Carolina Colucci

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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