image4Oh no… si  rotto anche questo telefono.

E ora che faccio? Lo butto? Si, però dove? Ma sarà riciclabile?

Booooh… nel dubbio lo lascio nel cassetto…. tornerà utile prima o poi.
Se si è il tipo di persona che viene assalita dai sensi di colpa al solo pensiero di dover buttare qualcosa nel sacco dell’indifferenziata, il telefono rotto trova nel cassetto dell’armadio in cantina il suo riposo definitivo. Pochissimi lo sanno, ma in realtà uno smartphone si può riciclare fino al 96%.

Sull’argomento regna una gran confusione, e come al solito le iniziative più virtuose sono le meno conosciute.

Anche in Italia dal 2006 esiste una filiale della ERP (European Recycling Platform), il Sistema Collettivo di riciclo dei rifiuti elettrici ed elettronici (i cosidetti RAEE) e di pile e accumulatori più grande d’Europa, nato quattro anni prima dalla volontà dei maggiori produttori di elettrodomestici e apparecchiature elettriche (Braun-Gillette, Elecrotrolux, Hewlett Packard e Sony), e presente direttamente ormai in 15 Paesi. (guarda il video: Uno sguardo all’European Recycling Platform)

Come al solito, però, sta al cittadino compiere il primo passo verso il riciclo. Esistono tre modi per liberarsi di quel coso rotto che ormai non si accende più. Il primo: portarlo a riparare. E’ una cosa che ormai sembra passata di moda, ma rimane sempre la più efficace. Quando però anche il tecnico più capace si arrende, il telefono può tornare a nuova vita in un altro modo. Qui si aprono altre due possibilità: portarlo all’isola ecologica più vicina, oppure restituirlo in un qualunque negozio di elettronica (la legge infatti prevede che andando a comprare un computer o un televisore nuovo potete consegnare quello che ormai non va più nelle mani del rivenditore; inoltre per i telefonini e le apparecchiature più piccole vale anche il cosiddetto “uno contro zero”, ossia vi verrà ritirato senza l’obbligo di comprarne uno nuovo).
Da qui in poi entra in gioco ERP.
Una volta raccolti in un’isola ecologica o presso il distributore, i rifiuti vengono raccolti in cinque raggruppamenti separati a seconda della loro tipologia (apparecchiature frigorifere, grandi elettrodomestici, monitor e televisori, sorgenti luminose, piccoli elettroutensili), oltre a pile e accumulatori, che sono raccolti a parte. Una volta giunti in uno dei 27 impianti di trattamento disseminati sul territorio nazionale, subiscono un processo che varia a seconda del loro raggruppamento, con particolare attenzione agli oggetti che contengono materiali pericolosi (un esempio su tutti i gas serra utilizzati dai frigoriferi). Generalmente si compie una prima scomposizione manuale delle diverse componenti (gli involucri in plastica; le parti in vetro; ecc….), mentre le componenti elettroniche passano in un reparto successivo dove vengono triturate e divise nei vari elementi che le compongono grazie all’utilizzo di magneti e di altri tipi di tecnologie. I materiali così recuperati tornano di nuovo nel circuito produttivo, secondo un sistema di economia circolare.

Il risultato è sorprendente in termini di cifre: come si è già detto, un telefonino può essere riciclato quasi completamente; mentre per quanto riguarda le apparecchiature frigorifere ERP supera gli standard imposti dalla normativa europea e nazionale raggiungendo la soglia di riciclo del 90% (contro il 75% richiesto dagli obblighi comunitari); stessa cosa per altri rifiuti pericolosi come televisori e monitor, mentre si sta iniziando a lavorare sui primi rifiuti di pannelli fotovoltaici.  (guarda il video: Fine-vita di un telefonino)

Spiegata così, la faccenda sembra molto semplice e il riciclo di un elettrodomestico può sembrare un’operazione quasi casalinga; ma in realtà quegli strampalati degli ecologisti fanno bene ad essere cauti. In un apparecchio elettronico, oltre a materiali preziosi e terre rare (come rame, oro, litio, ecc… anche se presenti in microscopiche quantità), ci sono anche componenti molto pericolose la cui gestione non corretta può provocare danni all’ambiente e alla salute delle persone.

Tornando all’esempio dello smartphone: “Nonostante il tasso di recupero sia molto alto, il tasso di raccolta non segue lo stesso trend: in primis perchè la gente è restìa a buttare il telefonino guasto; ma purtroppo anche quando decidiamo di disfarcene c’è il rischio che il rifiuto venga affidato a soggetti che non sono autorizzati a gestire in maniera corretta il processo di trattamento, il cui unico obiettivo è quello di recuperare le parti economicamente valorizzabili senza utilizzare un processo che sia sostenibile anche dal punto di vista ambientale”, spiega il responsabile tecnico di Erp Italia Andrea Bizzi. (guarda il video 3: Rifiuti elettronici ed esportazione illegale)

Grazie al silenzioso ma costante lavoro di ERP, dunque, si evita che tonnellate e tonnellate di rifiuti recuperabili finiscano in discarica; ma la mission dell’azienda si esprime anche in altri modi che li porta a collaborare con tutti gli strati della società, dalle scuole al carcere, come afferma il Country Manager Alberto Canni Ferrari: “Anche se non è uno dei nostri requisiti strettamente normativi, come Sistema Collettivo ci stiamo impegnando in maniera volontaria a sviluppare progetti che stimolino il cittadino al corretto comportamento nella gestione di questo particolare tipo di rifiuti, dalle lavatrici alle pile esauste”. (guarda il video: Tecnologia, ambiente e società)

Oltre ai RAEE, infatti, ERP si occupa anche del riciclo di pile e accumulatori (RPA). Dal 2008 al 2014, ERP Italia ha raccolto e riciclato oltre 4.200 tonnellate di RPA e ben 180.000 tonnellate di RAEE, numeri che sono andati ulteriormente crescendo nel corso dell’ultimo anno facendo raggiungere alla fine del 2015 la quota di ben 5.686.000 kg di pile e accumulatori e 207.671.000 kg di RAEE riciclati.

Numeri che in termini di impatto ambientale equivalgono ad un risparmio di  91.056 tonnellate equivalenti di petrolio, e cioè all’energia consumata in un anno da una città di 319.494 abitanti e alla mancata emissione di 1.725.267 tonnellate di CO2 (equivalenti a quelle rilasciate da 310.859 autovetture). Solo nel 205, infatti, sono stati trattate ben 26.759 tonnellate solo nel 2015, il 7% in più rispetto ai volumi gestiti nel 2014). L’aumento maggiore (attorno al 27%) si è riscontrato proprio nel trattamento di stampanti, PC, piccoli elettrodomestici, giocattoli elettrici, e di tutti quegli oggetti diventati indispensabili nella nostra quotidianità ma che siamo propensi a sostituire più spesso. Se infatti una lavatrice può andare avanti a funzionare anche dieci o vent’anni, le statistiche affermano che in media gli italiani cambiano un telefonino ogni due anni, un pc circa ogni tre.
Non ci sono soltanto i numeri a certificare il buon operato di ERP Italia: “A testimonianza della nostra attenzione verso standard qualitativi elevati, sia come Sistema Collettivo sia come Società di Servizi abbiamo una serie di certificazioni che confermano la qualità del nostro operato, gli standard di qualità, della gestione ambiente di salute e di sicurezza, quelli di responsabilità sociale, oltre all’accreditamento del sistema di gestione (derivante dal decreto legislativo n°231/2001)”.

 

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