Marrakech 14 novembre 2016 – Nell’incertezza di un futuro anche climatico e non solo americano, nelle ore che precedono l’arrivo di John Kerry e i capi di Stato di tutto il mondo, mentre a COP22 ci si interroga sulle politiche di Trump e si studiano strategie comuni per evitare le conseguenze di un possibile ostruzionismo USA all’Accordo di Parigi, la Casa Bianca guidata da Obama fa circolare a Marrakech un comunicato in cui si annunciano nuovi investimenti in rinnovabili e il Direttore dell’Ufficio Energia e Analisi Jonathan Pershing fa capire che a COP22 è ancora l’amministrazione Obama a dettare la linea.

img_5329Ernest Moniz, Segretario USA per l’Energia, insieme a ministri, businessmen, ambasciatori di tutto il mondo, dalla Cina agli Emirati Arabi, dall’America al Regno Unito, partecipa al meeting di Mission Innovation nel primo pomeriggio. Si tratta di una coalizione – a cui proprio ieri hanno aderito anche Finlandia e Paesi Bassi, che comprende 23 paesi, Unione Europea compresa, che rappresentano oltre l’80% degli investimenti globali di energia pulita e che si sono impegnati a raddoppiare la loro ricerca e lo sviluppo di queste energie con finanziamenti di circa 30 miliardi in 5 anni.

Come tutta la delegazione americana, anche Moniz prosegue lungo la strada indicata da Obama. Ufficialmente non è ancora cambiato nulla. “I partecipanti a Mission Innovation – ha detto – hanno preso impegni che significano posti di lavoro, crescita a basso costo e opzioni di energia pulita”. Il processo è anche economico ed è già in atto. Impossibile fermarlo.

img_5339Mentre Jonathan Pershing,  Principal Deputy Director dell’Ufficio Energy Policy and Systems Analysis (EPSA) rispondeva alle domande dei giornalisti sullo stato dell’arte delle politiche climatiche alla luce dell’elezione di Trump, la Casa Bianca diramava una nota per elencare i suoi nuovi investimenti in rinnovabili. Obama invia dunque segnali di coerenza con le proprie politiche climatiche. Dice all’Africa e ai paesi in via di sviluppo che non vuole sottrarsi agli impegni. Ma tra poco non sarà più lui a decidere. Anzi, il neo presidente già gli ha detto chiaramente che non deve prendere decisioni di politica estera in questi due mesi di interregno. Eppure John Kerry sembra che stia arrivando a Marrakech, ultima occasione per parlare di clima a livello mondiale prima della presidenza Trump, per fare e non attendere. Ieri dalla Nuova Zelanda ha dichiarato che “l’amministrazione Obama farà tutto ciò che può per implementare l’accordo globale sul clima prima che Trump si insedi alla Casa Bianca”.

“Il progressivo momentum globale che abbiamo visto sin da Parigi si riflette nelle ultime settimane di successi, come  le ratifiche e l’entrata in vigore dell’Accordo stesso, prima di quanto previsto. E riflette la domanda globale di azione”, dice Pershing. Ecco le sue dichiarazioni:

I cambiamenti climatici sono reali, per Pershing: “Vediamo gli effetti reali anche negli USA, ad esempio in Louisiana due mesi fa, nell’incremento della violenza e nella frequenza delle tempeste e dei cicloni come Sandy, lo vediamo nel west, in California. Quindi la questione oggi importante è anche quella dei danni, come fare a raccogliere dalla comunità globale i contributi per i prossimi passi, e credo che gli Stati Uniti, il governo, la comunità del business, la società civile si muovano in questa direzione e questo sarà un imperativo per tutti noi nei prossimi anni per tutte le nostre azioni”.

La Cina procede a grandi passi. Diventerà un leader climatico?

“Non mi stupisce che la Cina sia così fortemente impegnata. L’Accordo è basato sugli interessi delle singole nazioni, ovvio che si muovano in avanti, lo fa il Canada come il Costarica. Non credo che il cambio al vertice negli USA fermerà questo sviluppo”.

Ma l’America può uscire dall’Accordo?

“In ogni accordo c’è la possibilità di uscire. Ci vogliono 3 anni più uno per ratifica e azione, ma può farlo. Lo farà? La nuova amministrazione guarda come tutte agli impegni globali, agli interessi globali e decide come muoversi per tutelare i propri interessi”.

Ma il gap tra impegni e obiettivi è già grande adesso…

“Si, c’è l’urgenza di un’azione più  aggressiva”

Dal 2010 al 2015, gli Stati Uniti, dice la nota della Casa Bianca, hanno investito in più di 11 miliardi in energie pulite.  Le nuove azioni previste per continuare la transizione sono ad esempio 125 milioni di dollari di finanziamenti OPIC  a progetti di energia rinnovabile in El Salvador e in India; la creazione di una partnership tra USAID, Dipartimento di Stato con Dipartimento di National Renewable Energy Laboratory di Energy per identificare un lega di imprenditori di energia pulita nei paesi in via di sviluppo; altri 4 miliardi di dollari in premi a 8 imprese solari che sottoscrivono The power Africa Scaling Off-grid,  un investimento di $ 36 milioni per potenziare gli imprenditori e investitori per collegare 20 milioni di famiglie in Africa sub-sahariana all’elettricità in modo pulito e conveniente; più di 11 milioni raccolti, in collaborazione con altri governi e partner, per lo sviluppo di efficienti tecnologie off-grid a livello globale attraverso la Efficiency for Access (E4A) Coalition; il lancio di un partenariato con il settore filantropico per portare apparecchi più efficienti ai villaggi rurali indiani; il sostegno al primo concorso Solar Decathlon in Africa, oltre alla pubblicazione di un rapporto della Casa Bianca sullo stato del mercato per l’accesso ai servizi energetici off-grid ed elettrodomestici ad alta efficienza.

Invece, per quanto riguarda il fondo verde per il clima, l’uscita di Trump dall’Accordo porterebbe una conseguente voragine in cassa. E di questo sono in molti a preoccuparsi.

 

 

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, componente dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa.

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