La produzione di acciaio richiede una notevole dispersione di CO2 nell’atmosfera. Si calcola che l’industria siderurgica genera tra il 7% e il 9% delle emissioni totali di CO2 in un anno.

Questo perché la fonte di energia primaria deriva dall’utilizzo di combustibili fossili, come riporta uno studio pubblicato sul sito del CORDIS.

Ovviamente le ricerche in merito alla riduzione dei consumi e di conseguenza delle emissioni di CO2 da parte della siderurgia sono già in corso da diversi anni, ma i risultati teorici sono ancora lontani da un obbiettivo di sostenibilità pratica.

Ecco perché è nato il nuovo progetto H2FUTURE PROJECT, finanziato dall’unione europea, che ha come obbiettivo ultimo la decarbonizzazione della produzione di acciaio attraverso l’utilizzo di nuove fonti energetiche.

Si tratta di un processo che ha appena avuto inizio ma che grazie all’impianto pilota di produzione di idrogeno creato a Linz in Austria, potrebbe subito essere messo a frutto per poterlo migliorare sempre più.

Wolfgang Anzengruber, amministratore delegato dell’azienda coordinatrice del progetto, VERBUND, afferma: «L’idrogeno è verde, ovvero a emissioni zero di CO2, quando prodotto a partire da energia elettrica generata da fonti rinnovabili. Esso ci permette di immagazzinare le forniture intermittenti e volatili di elettricità generata da fonti rinnovabili come vento e sole, consentendone un miglior utilizzo».

La centrale di Linz ha una capacità di 6 MW di elettricità proveniente da fonti rinnovabili per produrre fino a 1200 m³ di idrogeno verde.

© petrmalinak

Oltre all’impiego per la siderurgia, l’idea generale sarebbe infatti di utilizzare l’idrogeno come mezzo di stoccaggio dell’energia (risolvendo almeno in parte, uno dei grossi problemi dell’energia pulita), utilizzando l’energia rinnovabile in eccesso per generare idrogeno quando la domanda è bassa e impiegare l’idrogeno immagazzinato per integrare le fonti rinnovabili quando la domanda è alta

Come funziona?

La tecnologia di base dietro al nuovo impianto è l’elettrolisi, in cui si divide l’acqua in idrogeno e ossigeno attraverso la corrente elettrica, il processo è perfettamente illustrato sul sito del progetto ma proviamo a sintetizzarlo:

«La tecnologia PEM (Proton Exchange Membrane, ovvero membrana a scambio protonico) funziona utilizzando una membrana a scambio protonico come elettrolita. Questa membrana possiede una proprietà speciale: è permeabile ai protoni, ma non a gas quali idrogeno e ossigeno. Ciò significa che in una cella elettrolitica basata su PEM la membrana funge da elettrolita e separatore per impedire il mescolamento dei prodotti gassosi». Viene inoltre osservato che la verifica di questa «tecnologia su scala industriale (6 MW) e la simulazione di rapidi mutamenti di carico nell’elettricità generata da fonti di energia rinnovabile e dalla produzione di acciaio con fornaci ad arco elettrico (bilanciamento della rete) sono elementi chiave di questo progetto di punta europeo». I partner del progetto insistono sulle potenzialità applicazioni della tecnologia PEM, come nell’industria, nel trasporto – merci e ferroviario in generale. Il comunicato stampa aggiunge: «Inoltre, le celle elettrolitiche reattive possono essere utilizzate per la fornitura di reti elettriche, offrendo servizi per reti di trasmissione sempre più sovraccaricate».

Il progetto H2Future attualmente in corso terminerà metà del 2021.

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