arabiaParigi 11 dicembre (dalle nostre inviate) – Premio speciale all’Arabia Saudita dal Climate Action Network. Super coppa “Colossal fossil” alla nazione che “ha fatto il massimo per fare il minimo alle negoziazioni, ha guidato le opposizioni ad un testo ambizioso, e continua a farlo”. In una cerimonia con tanto di grande coppa dorata, Climate Action Network ha celebrato “le sue azioni contro la decarbonizzazione per proteggere gli affari petroliferi e gli sforzi per non inserire il limite di 1,5 gradi nel testo dell’accordo”.
Questo accadeva nella Hall 4 verso le 18. Alla stessa ora, in una sala dello stesso padiglione, Hans Joachim Schellnhuber, direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), Bob Ward, direttore Policy and Communications del Grantham Research Institute della School of Economics di Londra, e Monica Araya, fondatore e direttore esecutivo di Nivela, delegata al  Forum dei Vulnerable Countries, sparavano contro l’andamento dei negoziati e la cecita’ di alcune nazioni come, appunto, l’Arabia Saudita. Il fatto che nell’ultima bozza dell’accordo non si parli piú di decarbonizzazione ma di neutralizzazione delle emissioni viene ritenuto molto pericoloso, cosí come la “discrepanza”tra le ambizioni e le porte lasciate aperte sui tetti di emissioni. “Sappiamo gia’ che gli impegni presi finora non sono sufficienti a restare sotto la soglia di un grado e mezzo. Sappiamo anche che dobbiamo andare a 0 emissioni prima possibile. Non dare limiti precisi é un rischio”, dice Ward. “E’assurdo che nazioni come l’Arabia Saudita venga a Parigi a dire che non accetta il limite perche’ deve pensare ai poveri del suo paese, quando qui in questa stessa sede ci sono piccoli paesi coraggiosi e poveri che stanno affondando”, continua Araya.  E Schellnhuber: “Sarebbe necessario raggiungere la neutralita’ carbonica gia’nel 2050 e il picco delle emissioni nel 2020. E questo nel testo ancora non c’é”.
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