COP 25, Madrid (dai nostri inviati)- L’articolo 6 dell’accordo di Parigi, che dovrebbe definire le regole sui “Meccanismi di mercato”, è quello che lo scorso anno, al termine della COP24 di Katowice, è rimasto aperto e ha dato, di fatto, appuntamento alla COP25 di quest’anno.

Sull’articolo 6 e di cosa ci aspetta a questa COP25 ne avevamo parlato già qui

Dopo la prima settimana di negoziati qui a Madrid, il capitolo mancante del “libro delle regole” è diventato l’argomento centrale della discussione. L’articolo 6 è infatti al centro dell’attenzione di questa COP perché è l’unico punto ancora aperto e sottoposto ai negoziati politici.

Il piano su cui ci si sta muovendo quest’anno è molto più tecnico e punta all’implementazione di quanto già discusso e concordato lo scorso anno a Katowice.

La prima settimana dei negoziati è stata lenta, monotona e ripetitiva, in cui i negoziatori hanno lavorato ad un avanzamento estremamente tecnico del testo. Solo sabato, 7 dicembre, è stata presentata una nuova versione del testo che spinge ad andare avanti nel processo.

Ne abbiamo parlato con Stefano La Cara, Director, International Policy  dello IETA (International Emissions Trading Association).

Molto dipenderà da come andranno le discussioni politiche nei prossimi giorni e da quanto alcuni Paesi chiave saranno disposti a fare dei compromessi. Il paese che l’anno scorso a Katowice è stato “etichettato” come “paese difficile” è stato sicuramente il Brasile perché è stato il paese che più di altri e in maniera più animata ha espresso le sue motivazioni.

“C’è da dire – prosegue La Cara –  che anche all’interno dell’articolo 6, in molte tematiche c’è ancora una divisione tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. Su molti argomenti, una grossa parte dei paesi hanno un grosso interesse nell’utilizzo dell’articolo 6 o, anche se non contano di utilizzarlo nell’immediato, hanno tutto l’interesse a sviluppare regole che siano credibili. Di conseguenza bisognerà vedere come raggiungeranno un accordo che loro considerino credibile o comunque abbastanza buono”.

Lo scorso anno un difficile lavoro di mediazione lo ha fatto la High Ambition Coalition. Anche quest’anno la Coalizione, composta da vari esponenti politici provenienti da varie parti del mondo, sta lavorando per mantenere alta l’attenzione e alzare ancora di più l’asticella dell’ambizione.

“L’impegno dell’High Ambition Coalition è sicuramente importantissimo e comunque collegato all’articolo 6 – Conclude il Direttore International Policy di IETA -. Durante la prossima COP a Glasgow ci si aspetta che i paesi metteranno sul tavolo dei nuovi contributi che devono essere più ambiziosi e quindi avere una Coalizione High Ambition, che spinge per avere delle regole chiare che escano da questo processo sull’articolo 6. Sarà fondamentale anche per dare abbastanza confidenza a molti paesi per sviluppare nuovi NDC (impegni degli Stati per il clima ndr) e nuovi contributi per l’Accordo di Parigi. A seconda di come andranno i negoziati, sapere o meno di poter far conto dell’articolo 6 sarà un grosso componente  di questo nuovo round di NDC che getterà le basi per la COP del prossimo anno”.

 

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