Non è la prima ricerca scientifica che lo dice, ma quella pubblicata martedi scorso da Rebecca Pass Philipsborn, della facoltà di pediatria della Emory University School of Medicine, e Kevin Chan, pediatra e capo del dipartimento della salute dei bambini di Eastern Health in Canada, parla proprio chiaro: i rischi sulla salute per gli effetti del cambiamento climatico ricadono per l’88% sui bambini. Che si ammalano e muoiono, cancellando di fatto gli ultimi 25 anni di progressi in medicina.

L’impatto dei cambiamenti climatici non solo sarà maggiormente a carico di coloro che oggi sono bambini lungo tutto l’arco della loro vita: “gli effetti si vedono già adesso”, spiega Chan alla CNN. Ondate di calore, tempeste più o meno intense, uragani, allagamenti, frane, insetti, inquinamento dell’aria sono alcune delle cause citate, che portano malattie e malformazioni alla nascita di ogni genere. Il virus Zika, che secondo un buon numero di studi è collegato ai cambiamenti climatici, ad esempio, può causare un difetto di nascita incurabile chiamato microcefalia, una condizione in cui la testa di un bambino è più piccola del previsto e il cervello non si è sviluppato correttamente.

La direttrice del programma sul clima e la salute presso la Center for Climate Change Communication della George Mason University Mona Sarfaty, che non è stata coinvolta nella ricerca di Philipsborn e Chan, ha detto alla CNN che la sua esperienza supporta le conclusioni dello studio: “I medici vedono questi problemi oggi, e senza dubbio sono problemi che peggioreranno se non affronteremo in modo decisivo il cambiamento climatico”.

Oltre all’inquinamento atmosferico, che porta malattie cardio-respiratorie, avvelenamenti e tanto altro, al calore (al quale i bambini si adattano molto meno degli adulti), alla diffusione di zanzare portatrici di malattie, siccità, lo studio ha rilevato che i cambiamenti climatici potrebbero mettere i bambini a rischio maggiore di malnutrizione, dato che le condizioni climatiche estreme hanno un impatto sulla produzione alimentare e da infezioni trasmesse dall’acqua che causano la diarrea, anche questa più diffusa a temperature più elevate. 

Lo studio di Chan e Philipsborn cita anche la ricerca della Word Health Organization (WHO): i cambiamenti climatici – si legge – potrebbero portare a 95.000 morti a causa della malnutrizione infantile e 48.000 morti di bambini sotto i 15 anni a causa di diarrea entro il 2030.

Un altro studio, pubblicato su The Lancet nel 2016, ha rilevato che i decessi dovuti a diarrea, malaria e carenze nutrizionali tra i bambini di età inferiore a 5 rappresentavano rispettivamente il 38%, il 65% e il 48% di tutti i decessi a livello mondiale, nel 2015.

Allo stesso modo, le temperature di risalita sono state legate ad un’aumentata incidenza di infezioni batteriche trasportate dall’acqua che causano la diarrea. Mettendo a confronto il futuro che ci aspetta con uno ipotetico senza cambiamenti climatici, l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede circa 48.000 decessi in più dovuti a malattie diarroiche tra i bambini di età inferiore ai 15 anni entro il 2030. Per quanto riguarda le carenze nutrizionali, secondo l’OMS, circa 20.000 morti supplementari dovute alla denutrizione infantile sono previste per il 2030. Temperature stagionali estremamente elevate e eventi meteorologici estremi potrebbero danneggiare le colture, influenzando l’approvvigionamento alimentare e quindi l’alimentazione infantile.

I cambiamenti nella temperatura e nei modelli meteorologici sono già in corso, si legge nell’abstract della ricerca. “Le temperature superficiali globali sono state le più elevate mai registrate nel 2016, e 9 degli ultimi 10 anni sono stati i più caldi mai registrati. Si prevede che si verifichino cambiamenti drammatici del clima nella vita degli attuali pazienti pediatrici. Il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici del 2013 ha valutato che le temperature globali aumenteranno probabilmente di 2 ° C e potrebbero aumentare di 4,8 ° C entro il 2100 se l’attuale andamento delle emissioni continuerà. Nello stesso scenario, l’innalzamento medio del livello del mare globale accelererà, e i mari probabilmente saliranno da 45 a 82 cm entro il 2100, rispetto ai livelli del 1986-2005. Si prevede che negli Stati Uniti il danno economico sia dell’1,2% del prodotto interno lordo per ogni aumento di temperatura di 1 ° C. I disastri naturali aumenteranno di frequenza e intensità”.

“Queste minacce legate al clima sono ampiamente considerate la sfida sanitaria globale più significativa della nostra vita”.

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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