Non solo moda, Milano fa scuola anche per lo skyline. Rahm Emanuel, sindaco di Chicago, non ha saputo resistere al quartiere Isola. È sceso dall’auto e si è addentrato nel fitto bosco, pigiando il bottone dell’ascensore. No, non è uno scherzo, ma la foresta in questione – che si arrampica sui vetri e cresce verso il cielo – è il Bosco verticale: un complesso di due grattacieli, firmato Boeri Studio, che ha fatto innamorare il primo cittadino della terza metropoli degli States.

È un’idea rivoluzionaria che dalla città della Madonnina sta contagiando il mondo: nel 2014, anno dell’inaugurazione, il bosco verticale si è aggiudicato l’International Highrise Award, e nel 2015 il premio come più bel grattacielo del mondo insignito dal CTBUH. E dopo i progetti in ballo di Nanchino, Shangai, Utrecht, Losanna per Boeri potrebbe arrivare una proposta anche da Chicago.

Le due torri residenziali misurano 110 e 76 m di altezza. Sono 100 le specie vegetali, rappresentate da 900 alberi (dai 3 ai 9 metri) e 20.000 tra piante e arbusti.

La letteratura ci ha messo del suo – l’architetto Boeri confessa di essersi ispirato al Barone rampante di Italo Calvino – ma l’idea del Bosco verticale milanese non ha niente a che vedere coi sognatori. Anzi, se vogliamo dirla tutta, di questi tempi, è un’arma ai cambiamenti climatici: una vera risposta di resilienza. “Una città del futuro non può non prendere esempio da questa rigenerazione urbana sostenibile” è il commento di Emanuel.

In città si è sempre a corto di spazi. Il bosco verticale offre due soluzioni. La prima è quella di essere un antidoto all’espansione urbana: ogni torre equivale a una zona residenziale di 50.000 mq. La seconda è di andare incontro alla necessità di riforestazione metropolitana: il complesso vale quanto un bosco di 20.000 mq. Le torri di Boeri sono un grattacielo “vivo”, pulsante: si ritagliano un microclima all’interno del clima della città. Si libera ossigeno, umidità e si tolgono CO2 e polveri sottili che tanto minacciano l’aria meneghina. Inoltre le fronde proteggono le case e le persone dai raggi solari, dall’inquinamento acustico e dal vento.

La biodiversità vegetale diventa la casa per insetti e uccelli e in futuro i boschi verticali potrebbero formare una rete con i principali parchi urbani, collegando i diversi spazi di crescita della vegetazione spontanea. C’è un ragionamento botanico nella distribuzione delle piante: si tiene conto delle differenti esigenze di luce e si offre uno scenario diverso, a seconda del lato e della stagione.

I grattacieli alberati hanno dato a Boeri non solo notorietà ma anche credibilità, tanto che è affidata al suo studio la costruzione della nuova mensa scolastica di Amatrice e alla COP 21 di Parigi, è stato chiamato a esporre ai grandi del pianeta il suo progetto cinese di Città Foresta. Si chiama Liuzhou Forest city, è un “lenzuolo” di 40.000 alberi e 1 milione di piante che ricopre 175 ettari, tra case, uffici e ospedali in cui risiedono 30 mila abitanti. È un progetto urbano energeticamente autosufficiente e sostenibile: assorbirà 10.000 tonnellate di CO2, 57 di polveri sottili e produrrà 900 tonnellate di ossigeno.

 

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche sopra, ottimo a dorso di cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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