20151211_181635Parigi, 11 dicembre (dalla nostra inviata) – La parola “decarbonizzazione” e’ scomparsa dal testo. L’obiettivo della versione e’, questa volta, “neutralizzare” le emissioni di CO2 entro la seconda meta’ del secolo. Non e’ la stessa cosa, ovviamente: decarbonizzare significa eliminare, neutralizzare significa invece, nei fatti, compensare. Mettendo a confronto la bozza di accordo di mercoledi’ con quella di ieri sera, ci si accorge subito della riduzione del numero di parentesi (ossia nodi da sciogliere, adesso una cinquantina)  e di pagine totali (da 29 a 27). Compare la data, anche se un po’ ambigua, in cui l’accordo entrerebbe in vigore: non prima del primo gennaio 2020. E quella della prima verifica degli impegni: 2023. 8 anni prima di rimettere mano a quegli impegni portati a Parigi e insufficienti, gia lo sappiamo, allo scopo di restare sotto i 2°. In compenso, nel 2019 nella bozza si prevede un appuntamento di dialogo tra tutti gli stati per fare il punto della situazione anche alla luce dei dati forniti dalla scienza.

Ma la prima cosa che colpisce è proprio l’impostazione del documento, totalmente diverso rispetto alle bozze precedenti. In questa, ci sono prima le decisioni e poi l’accordo, nelle altre era il contrario. L’impostazione potrebbe essere cambiata in corsa per facilitare i passaggi istituzionali in USA e superare il certo ostruzionismo del Congresso a maggioranza repubblicana.

La nuova bozza di ieri sera lascia ancora aperte molte difficili questioni.  Il capitolo Loss and Damage, uno dei più complicati da negoziare (come riparare le perdite e i danni già causati dal climate change) è rimandato a questa notte. Altro capitolo delicato (e ancora aperto), quello riguardante la ”trasparenza”, ossia i meccanismi di rendicontazione e verifica del rispetto degli impegni da parte di tutti, e ovviamento il capitole differenziazioni tra paesi, l’equita’ tra chi ha inquinato per 200 anni e chi ha cominciato da poco. Su questo, la Cina ha le idee piuttosto chiare e non molla (si veda la video intervista a Gao Feng, Special Representative for Climate Change Negotiations a breve online).

“L’accordo é in itinere, ci sono ancora punti aperti da valutare”, dice Francesco La Camera, capo della delegazione italiana dei negoziatori, dopo una notte insonne e con la prospettiva di passarne un’altra (a breve online video intervista).

Le riduzioni di emissioni non hanno una indicazione di una precisa percentuale, ma del resto nella bozza precedente si andava da un 40% ad un 95%, una forbice talmente vasta che probabilmente era inutile indicarne i numeri. E non si identifica una data limite per l’inversione di rotta: il picco oltre al quale non si puo’ andare sara’ individuato nei singoli paesi. Si riconosce, in questa versione, tempi piu’ elastici per i paesi meno sviluppati, invitandoli a svilupparsi in modo sostenibile.

In attesa del testo definitivo, la cui uscita Laurent Fabius, presidente di COP21, prevede per domattina, continuiamo a sperare che i grandi del mondo leggano bene i rapporti dell’IPCC, cosi da vedere il picco prima del baratro.

Share this article

giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

Facebook Comments

Post a comment

nove + 1 =