Le email di “google alert”  sui cambiamenti climatici ormai arrivano quotidianamente e lunghissime. Non era così fino a qualche mese fa. Il livello di attenzione si è alzato inequivocabilmente. E meno male. Perché solo così, solo se tanti sanno e premono, i governi forse si muoveranno. Vero che c’è chi – non solo Trump – blatera ancora di complotti e nega l’evidenza scientifica. L’ultimo in ordine di apparizione sui media è il neo ministro degli Esteri brasiliano Ernesto Araujo, un diplomatico di carriera scelto dal nuovo presidente Jair Bolsonaro, che parla di “climatismo“, ossia un “dogma” usato “per giustificare un aumento del potere regolatore degli Stati sull’economia e il potere delle istituzioni internazionali sugli Stati nazionali e le loro popolazioni, nonché a soffocare la crescita economica nei paesi capitalisti democratici e favorire la crescita della Cina“. Un’eco di quel che disse Donald Trump, ricordate? Araujo va persino oltre e dichiara di voler “aiutare il Brasile e il mondo a liberarsi dall’ideologia globalista. Il globalismo – continua – è una globalizzazione economica che è stata guidata dal marxismo culturale”. Il suo progetto “metapolitico” è a quanto pare “essenzialmente aprirsi a una presenza di Dio nella politica e nella storia”. La conferenza ONU sul clima del 2019 sarà in Brasile.

Ma, mentre la California bruciapersino il presidente americano arriva ad ammettere che il climate change “forse ha contribuito un po”, a Londra scoppia il Rebellion day contro i cambiamenti climatici. Migliaia di persone (6000 secondo la polizia) si sono radunate nel cuore della città, hanno bloccato il Westminster Bridge e gli altri ponti principali (Southwark, Blackfriars, Waterloo, Lambeth), hanno fatto picchetti lungo le vie principali per protestare contro l’inazione del governo britannico e di quelli di tutto il mondo per contrastare il cambiamento climatico. La polizia ha arrestato 82 manifestanti, accusati di blocco stradale. Tra loro, anche l’artista Gavin Turk, il quale, appena rilasciato, ha dichiarato al Guardian che spera di aver stimolato “la pubblica immaginazione” e incoraggiato altre azioni del genere contro le esitazioni del governo britannico, come di quelli di altri Paesi, e il loro “rifiuto di accettare la realta’”. In gioco c’e’ “un nuovo futuro”.

Sulle Alpi svizzere, a 3.400 metri d’altezza, sul ghiacciao di Aletschi, ntanto, viene esposta la più grande cartolina del mondo, un collage di 125mila disegni e messaggi di bambini di ogni parte del mondo per lanciare un messaggio d’allarme sui cambiamenti climatici. Una provocazione, anche, in vista della prossima conferenza sul clima, la COP24 che si terrà tra meno di un mese in Polonia, come ha spiegato la fondazione Wave che ha organizzato l’evento in collaborazione con le autorità svizzere. Le singole cartoline hanno disegni di vari colori ma lo sfondo bianco. Messe tutte insieme compongono un messaggio: “Stop Global Warming, “We are the Future, give us a chance” (Stop ai cambiamenti climatici, noi siamo il futuro, diamoci una chance) e l’#1.5 C a indicare l’innalzamento della temperatura globale.

In Italia è la Coalizione Clima, di cui la nostra testata fa parte, a coordinare la settimana di mobilitazione pre-Katowice. Innanzi tutto, con l’invito a tutte le espressioni della società civile a condividere l’appello “+ azioni per il clima” così che alla COP24 il messaggio arrivi forte e chiaro: 

“Il cambiamento climatico è ormai una realtà che sta già colpendo persone, comunità, ecosistemi, provocando vittime e sofferenze. Numerosi e preoccupanti sono i segnali di accelerazione: dal livello dei mari osservati dal satellite, alla fusione dei ghiacci artici, alle modificazioni delle correnti marine e di quelle ventose, alle ondate di calore e i fenomeni alluvionali sempre più frequenti. Gli scienziati, con il recente rapporto speciale IPCC, ci dicono che per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C abbiamo bisogno di mettere in campo azioni senza precedenti.

A livello politico, però, non ci sono adeguati segnali di preoccupazione e di azione per azzerare le emissioni di gas serra e cercare quindi di evitare i fenomeni più catastrofici.  Noi chiediamo che:

  • Si acceleri l’azione climatica perché le emissioni comincino una stabile traiettoria di discesa entro il 2020, per arrivare all’ economia a carbonio zero nel minor tempo possibile
  • Si aumentino gli impegni di riduzione delle emissioni presentati nel quadro dell’Accordo di Parigi, rendendoli coerenti con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale
  • Si faccia tutto il possibile e l’impossibile per limitare l’aumento medio della temperatura globale a 1,5°C rispetto all’era pre-industriale
  • Si definisca il Piano Nazionale Energia Clima, con un percorso partecipato, facendone un vero e proprio piano di decarbonizzazione che individui le azioni necessarie in tutti i settori e con una visione sistemica, avviando una “Giusta transizione”.
  • Si sostenga fortemente la necessità di target più ambizioni a livello europeo, con regole e politiche coerenti e conseguenti.

Per questo chiamiamo ognuno a fare la propria parte in questa mobilitazione”.

 

 

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