La discussione che leggete qui sotto fa seguito a quella che si è aperta durante il corso Clima&Energia a #GNE2016 il maggio a Frascati.

Mazzitelli GiovanniGiovanni Mazzitelli, fisico nucleare INFN e presidente di Frascati Scienza scrive a Marco Fratoddi, direttore di La Nuova Ecologia:

Caro Marco,
a seguire la discussione di ieri ti allego la seguente tabella presa dal primo rapporto che googlando su internet ho trovato da fonti ufficiali:

tabella potenze

in questo caso e’ Rapporto Fotovoltaico 2014 del GSE (http://www.gse.it/it/Statistiche/RapportiStatistici/Pagine/default.aspx), ma sono tutti uguali. Come si evince la potenza istallata, se non ho sbagliato i conti, anche prendendo i dati più recenti deduco che:
2794+586,8=3380,8 pari al 18.2% che, ad essere proprio buoni, si posso considerare per uso domestico (io personalmente consideri tali solo quelli sotto i 3kW) si devono confrontare con i 3857,7+7241,7+2315,8+1813,8=15228,5 pari al 81,8% di impianti sopra i 20kW che possono essere considerati industriali. Poiché noi in bolletta paghiamo la potenza istallata non il numero di impianti istallati se ne deduce che noi per l’82% della nostra bolletta sovvenzioniamo quegli imprenditori che sono voluti diventare produttori di energia attraverso il fotovoltaico. Peraltro si nota come grazie al disincentivo sul fotovoltaico finalmente le famiglie italiane pensano a istallarlo…
Ti allego anche ad esempio questo piccolo esercizio che ci ha inviato lo zio (uno di questi imprenditori) di un mio collega con il quale ci divertiamo a capire queste problematiche. Lui e’ stato un agricoltore che 10 anni fa ha tolto i fiori per mettere sopra le serre i pannelli fotovoltaici, per giustificare la sua scelta ci ha scritto:

rendita al m^2 di terreno agricolo —> 20 €/m^2 circa (pomodori, fiori ecc)
rendita al m^2 di pannelli solari con incentivi —> 62 €/m^2 circa
rendita al m^2 di pannelli solari senza incentivi —> 16 €/m^2 circa

infine sul secondo punto, quello a riguardo della diminuzioni di emissioni recenti in Italia e nel mondo, le mie informazioni vengono, tra l’altro, dai risulti riassunti su climalteranti.it – vedi grafico, che solitamente referenzia bene le sue fonti e in particolare

http://www.climalteranti.it/2015/09/07/il-ruolo-della-crisi-nella-riduzione-delle-emissioni-nazionali-di-gas-serra/
http://www.climalteranti.it/2015/06/08/diminuiti_gas_serra/
http://www.climalteranti.it/2011/08/25/calano-le-emissioni-di-gas-serra-solo-colpa-della-crisi-2/

da cui si evince chiaramente che se normalizziamo le energia/emissioni alla produzione e procapite queste non sono calate, ma aumentate (grazie a parer mio a gli incentivi, e certificati di vario genere, ma questo è un parere personale da eco-socialista quale mi ritengo di essere https://giovannimazzitelli.wordpress.com/2015/05/27/eco-socialismo/)

consumi popolazionein ogni caso se hai altre fonti che contraddico questi dati, sono assolutamente pronto a cambiare idea, al momento non posso rimanere che della mia opinione: stiamo principalmente favorendo il “capitalismo verde”…
Un caro saluto, Giovanni

Fratoddi MarcoRisponde Marco Fratoddi:

Ciao Giovanni, grazie intanto per lo spunto che riprendi a valle del nostro scambio dell’altro giorno, i dati del Gse al riguardo fanno testo e non ve ne possono essere ovviamente di diversi. Sulla potenza installata siamo d’accordo (ma già ce lo dicevamo dal vivo), è sul numero d’impianti che il quadro si può leggere in una maniera a mio parere incoraggiante perché vediamo come un’ampia fascia di piccoli investitori, famiglie o magari imprese sempre di piccola o media dimensione, hanno puntato sugli incentivi del Conto energia, con tutti i limiti che questo ha avuto. Penso che la soglia dei 3 Kw sia peraltro un po’ troppo severa per considerare l’impianto come non industriale, si arriva tranquillamente a 8 con un investimento alla portata di molti sul tetto di casa, consideriamo poi che un po’ d’impianti sotto i 20 Kw possono averli installati magari artigiani o agricoltori sulla copertura… Insomma, se l’incentivo non fosse esistito (peraltro con il supporto d’istituti di credito come le Bcc o Banca Etica) al fotovoltaico avrebbero guardato probabilmente solo gli investitori più capaci in partenza di spendere cifre importanti su questa tecnologia, invece un sistema esclusivamente centrato sul mercato è stato almeno parzialmente corretto e vediamo che circa 400mila impianti stanno al di sotto della classe 2, se andiamo a vedere quasi dieci volte di più degli altri. Aggiungo un paio di considerazioni: gli incentivi da un certo momento in poi (dovrei verificare quando…) hanno risentito anche della qualità dell’impianto, non solo della potenza, ovvero sono stati premiati quelli che meglio s’integravano esteticamente nel costruito e di potenza limitata, bisognerebbe vedere un resoconto commerciale del Gse ma dalle tabelle non si evince (lo potremmo richiedere per approfondire insieme). Poi sui “grandi” investitori, ecco… lo dico senza timore di essere frainteso perché le mie idee non sono davvero da liberista… ma anche loro, con i propri capitali, contribuiscono a contenere il costo sul mercato della tecnologia per il fotovoltaico, tanto che a oggi si può dire che tutto sommato conviene installare i pannelli anche senza i vecchi incentivi, contando sul fatto che i prezzi dell’impiantistica sono più bassi di un tempo nonché sullo sgravio fiscale. E’ vero quanto dici sul fatto che li sosteniamo in bolletta ma stiamo favorendo in questo modo la riconversione verso un modello low carbon che rappresenta un obiettivo virtuoso per tutti a fronte di sovvenzioni ai fossili ben più radicate e importanti. Faccio un esempio un po’ azzardato… Senza i “grandi lettori”, cioè quelli che fagocitano libri e dunque hanno capacità di spesa maggiore in cultura, il prezzo del libro sarebbe più alto per tutti. Comunque il tema è controverso, il problema che poni non è certo banale ma ci sono anche molte ricadute positive che pure bisogna considerare, per esempio sotto il profilo fiscale e nella manodopera per la manutenzione…

Il dibattito comunque adesso si è ulteriormente modificato, si guarda verso le politiche per l’autoproduzione e la gestione cooperativistica degli impianti, dunque in un’ottica di ulteriore distribuzione nella sovranità della risorsa, vedi anche il rapporto Comuni rinnovabili di Legambiente (la diretta è da qualche parte qui http://lanuovaecologia.it/tag/diretta/). Lo sforzo dovrebbe essere proprio quello di mettere in condizione i comuni di gestire con strumenti di governance adeguati esperienze di questo genere per migliorare questo principio e facilitare la vendita diretta, in qualche modo la filiera corta dell’energia. Sulle emissioni se sei d’accordo mi vedo meglio i grafici anche perché ora sto scappando ma certamente sono ricominciate a crescere anche in Italia lo scorso anno per quanto meno del Pil ma questo non è di sicuro un bel segnale, pesa certamente la contrazione dell’idroelettrico a causa delle scarse piogge e probabilmente molti diversi fattori, in ogni caso efficientare rappresenta la massima urgenza. Vediamo una cosa, comunque: se ti andasse sarebbe molto utile parlarne in forma pubblica, un tuo intervento con i molti dubbi che poni sulla Nuova Ecologia sarebbe graditissimo sollecitando un commento da parte di qualcuno con competenze scientifiche adeguate alle tue, penso che per i lettori sarebbe un’ottima occasione per formarsi in una dialettica che credo alla fine ci veda convergere verso obiettivi comuni, anche se magari con molti distinguo sui processi in atto… Sentiamoci, abbracci e a presto…
Marco

Giovanni Mazzitelli riprende il discorso:

Ciao Marco,

sono sempre a disposizione per un qualunque scambio, su qualunque mezzo si voglia…
Vorrei sottoporti due cose ulteriori importati rapporti raccontano in modo ancora piu’ chiaro quanto cercavo di esporre:
1) il primo (http://www.iea.org/statistics/) riguardo il decouplig a livello mondiale delle emissioni a cui accennavi nel dibattito, che mi conferma i dati Italia che ti ho inviato in precedenza e che la IEA attribuisce proprio alla forte dipendenza dai combustibili fossili. Non ostante una decrescita del consumo di energia del 29% corrisponde una scarsa diminuzione par solo i al 7% delle emissioni. Nello stesso rapporto e’ anche raccontato il mix energetico dimostrando che al di la della potenza istallata non mi sembra che le rinnovabili stiano portando un beneficio effettivo alle emissioni.
2) il punto 1) e’ giustificato proprio dal mercato – non purtroppo dalle esigenze dei cittadini – e in particolare dal costo del kW per ogni fonte energetica (vedi i grafici allegati). sempre la IEA realizza le proiezioni dei costi di energia (LCOE) e produce grafici come quelli allegati (il secondo tratto da wikipedia il primo più semplificato tratto da un blog di qualcuno che la pensa come me 😉 http://www.ilpost.it/filippozuliani/2014/02/13/la-miopia-del-m5s-sullenergia/). dove si capisce chiaramente che la scelta del solare può essere solo per ragioni ambientali (ammesso che i costi di smaltimento e il relativo inquinamento sia accettabili, problema che l’umanità ancora non si e’ posta).
Ti allego infine una slide che racconta più o meno la stesa cosa e che realizzai anni fa per raccontare lo stesso concetto nel pieno degli incentivi.
Ripeto il mio punto di vista, sono assolutamente favorevole all’utilizzo delle rinnovabili, mix energetico ecc per creare un pianeta più sostenibile, ma stiamo attenti che questo non sia guidato da logiche di profitto e sussistenzialismo dell’attuale economia piuttosto che rispondere ad una reale esigenza dei cittadini che invece hanno bisogno di energia senza emissione di veleni. I fatti (punto 1) stanno smentendo che ciò che e’ stato fatto fin ora abbia funzionato e che possa funzionare in futuro (punto 2). Personalmente non riesco a figurami alcuna forma di incentivo, certificato sgravi fiscali, ecc. che non abbai il solo effetto di “drogare” il mercato. Piuttosto chiediamoci perché continuiamo a far pagare il carbone, il petrolio ecc, così poco, specialmente a coloro che dall’uso di energia e materia, volando grazie all’economia i “principi della termodinamica”,  realizzano profitto piuttosto che benessere per la società…

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La discussione è ancora aperta. Si attendono repliche… 😉

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Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

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