cervello annacquatoExpo Milano, ottobre 2015 – L’equilibrio sano del corpo umano passa necessariamente dall’acqua e dall’idratazione che da questo fondamentale elemento ne deriva per gli esseri viventi. Di bilancio idrico abbiamo parlato con Manuela Kron, direttore Corporate Affairs di Nestlé Italia mentre presentava la mostra interattiva Feed Your Mind ad Expo, con Alberto Leone, medico al San Carlo di Nancy, e con Laura Rossi, Ph.D. Programmi Internazionali Nutrizione e Salute Pubblica, Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (CREA-NUT). Con loro scopriamo che…


laura rossiCos’è un bilancio idrico?
Risponde Laura Rossi, Ph.D. Programmi Internazionali Nutrizione e Salute Pubblica, Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (CREA-NUT).

Il bilancio idrico determina il fabbisogno idrico del corpo umano. Normalmente la quantità di acqua che il corpo assume è uguale a quella persa. Il meccanismo della sete regola l’assunzione mentre, tra le varie uscite, la regolazione dell’eccesso di acqua è affidata al meccanismo di secrezione della vasopressina. Si può tentare di quantizzare il bilancio idrico di un individuo normale del peso ad esempio di 70 kg (ovviamente ci possono poi essere delle variabili che cambiano in base all’altezza, la peso o alla quantità di cibo mangiata). Ecco come, tradotto in una tabella:
tabella acqua
Cosa succede invece quando il bilancio idrico non è in equilibrio?

In questo caso abbiamo la disidratazione che si presenta quando c’è un’introduzione di acqua inadeguata rispetto ai fabbisogni dell’organismo. Questo è dovuto ad una scarsa introduzione di acqua legata agli alimenti e le bevande ma anche nel caso di perdita eccessiva di liquidi (per esempio nel caso di eccessivo sudore, diarrea, vomito). Ci sono delle classi di età che proprio per la loro condizione fisiologica, in particolare i bambini e gli anziani, corrono rischi maggiori di disidratazione per varie ragioni; per esempio il fabbisogno più alto di acqua nei bambini e la riduzione dello stimolo della sete e la minore capacità renale per gli anziani.

Quali sono i segni e i sintomi della disidratazione?

Prendendo ad esempio sempre un uomo con il peso medio di 70 kg, la disidratazione comporta vari affetti in base alla percentuale di peso corporeo perso. Con il 2% avremo una perdita di peso di 1,5 kg e come effetti l’alterazione delle prestazioni. A salire con l’aumento delle percentuali di peso perse, aumenteranno anche gli effetti negativi. Con il 4% avremo la perdita di 3 kg e la diminuzione della funzionalità muscolare. Con il 5% la perdita sarà di 3,5 kg seguiti da disturbi gastrointestinali e alterazioni della temperatura corporea. Le allucinazioni sono invece gli effetti della perdita del 7% del peso corporeo pari a 5 kg. Salendo i danni sono ancora più gravi; il 10% comporta la perdita di 7 kg e come effetti si avranno: ipovolemia, ipotensione e complicanze cardiovascolari. Non compatibile con la vita stessa sarebbe infine il 20% di perdita che porterebbe con sé la perdita di 14 kg.

Perché è così importante bere tanti liquidi?

L’importanza ce la dice proprio la percentuale di acqua nel nostro corpo. Per esempio un bambino appena nato è composto dall’80% d’acqua, un adulto normale si mantiene sul 70%, mentre negli anziani la quantità si riduce fino al 50%. Questo ci da l’idea di come varia il ciclo della vita, di come il cambiamento in percentuale sia così rilevante e di quanto l’acqua entri nelle funzioni del corpo. Il ruolo dell’acqua varia: dalla regolazione della temperatura corporea, alla costituzione del sangue (l’80% del sangue è acqua), così come le funzioni renali… tutto è condizionato dall’acqua e dall’idratazione del corpo. L’acqua costituisce inoltre il 75% del cervello e grazie sempre all’acqua abbiamo il trasporto dei nutrienti e ossigeno nelle cellule. E’ fondamentale per la respirazione, aiuta a convertire gli alimenti, protegge gli organi vitali, costituisce il 30% delle ossa ed è inoltre una parte importante dei muscoli.

Quanti liquidi dobbiamo bere al giorno?

La quantità dei liquidi assunti varia dalle dimensioni, dal corpo e dall’attività delle persone ma in generale possiamo dire che un individuo medio che non si sottopone a particolari sforzi fisici in condizioni climatiche normali, dovrebbe assumere 2 litri di acqua al giorno, di cui circa un litro e mezzo di liquidi con le bevande e il resto tramite il cibo. In condizioni particolari, come per esempio la stagione calda, o in caso di febbre, vomito o diarrea, queste quantità vanno aumentate fino a raddoppiarle. Il rapporto varia anche in base all’età; nei bambini infatti la quantità di acqua assunta rispetto all’età e al peso è molto più alta per garantire l’idratazione. Nelle donne l’aumento si ha anche in gravidanza e nell’allattamento perché il feto è costituito per la maggior parte da acqua e il liquido amniotico è acqua. La donna in gravidanza inoltre è pi soggetta a diarree e nausee e l’assunzione di acqua compensa questi sintomi. Nel periodo dell’allattamento la quantità di acqua aumenta di quasi un litro per compensare la perdita di acqua che c’è con la produzione di latte.

Come ci regoliamo invece con l’acqua assunta tramite gli alimenti?

Orientativamente noi sappiamo che ci sono alimenti come frutta, verdura, ortaggi e latte che sono costituiti per l’85% di acqua, in quantità minori anche la carne è costituita da acqua e infine ci sono alimenti privi di acqua come i cereali e lo zucchero.

Abbiamo già visto che gli anziani hanno una quantità di acqua inferiore rispetto agli adulti. Questo significa che sono più soggetti alla disidratazione…

Si perché gli anziani sono particolarmente suscettibili a causa di alcuni cambiamenti dovuti all’età. In particolare il meccanismo ormonale che interviene per contrastare la disidratazione è insufficiente; hanno una scarsa sensazione della sete; c’è inoltre una mancanza di autonomia o una scarsa mobilità.

Si può prevenire la disidratazione negli anziani? E se si come?

Certo che si può prevenire. E’ necessario innanzitutto riconoscere gli anziani a rischio e spiegare loro l’importanza di una buona idratazione e stimolarli ad aumentare l’assunzione di liquidi utilizzando in caso delle strategie. Per esempio si può offrire da bere più volte al giorno lontano dai pasti, assecondare i gusti offrendo bevande a loro graditi o somministrare da bere quando si prende il farmaco.

Ma è possibile che si verifichi l’effetto opposto alla disidratazione, cioè che ci sia un eccesso nell’assunzione di liquidi?

Generalmente l’intossicazione da acqua in persone con una normale funzionalità renale non si instaura se non per quantitativi di ingestione molto molto elevati e prolungati nel tempo.

Ma ci possono essere soggetti che devono bere di meno?

Si, ci possono essere casi in cui è necessario bere di meno. Un eccesso di acqua per esempio può essere difficilmente smaltito da un rene che funziona male per cui si può avere un aggravamento di condizioni come la insufficienza renale cronica o l’insufficienza cardiaca. In questi casi sarà il medico stesso a consigliare come e quando ridurre le assunzioni di liquidi.

Gli italiani risultano i primi in Europa per il consumo di acqua minerale; il consumo in media è di 172 litri procapite come si spiega questo fenomeno?

Non ci fidiamo molto dell’acqua del rubinetto. L’acqua minerale si differenzia dall’acqua potabile per l’assenza di qualsiasi trattamento di disinfezione. Ne consegue che l’acqua minerale presenta spesso, anche se non sempre, caratteristiche diverse come sapore e odore.

Una delle caratteristica che vediamo sulla etichetta di un’acqua minerale e a cui facciamo speso attenzione è il residuo fisso; di cosa si tratta?

Il residui fissi sono i quantitativi di minerali che sono contenuti nell’acqua. A tal proposito si distinguono l’acqua minimamente mineralizzata con un residuo fisso non superiore a 50 mg/l, l’acqua oligominerale che ha un residuo fisso di minerali non superiore di 500 mg/l, l’acqua minerale con un residuo fisso compreso tra 500 e 1500 mg/l e infine l’acqua ricca di sali minerali con un residuo fisso oltre i 1500 mg/l.

Come potremmo classificare le varie tipologie di acqua?

Le acqua naturali si possono dividere in acque meteoriche, acque telluriche e acque di superficie (mari, laghi e fiumi). Le acque telluriche a loro volta si distinguono in superficiali e profonde da quelle profonde si ricavano poi quelle potabili, minerali e termali.

L’acqua per il consumo umano è usata in vari modi. Quali sono i numeri del consumo quotidiano?

Nei paesi industrializzati il fabbisogno giornaliero (per uso privato, pubblico e industriale) si aggira intorno ai 200 – 500 litri/abitante, di cui: circa 50 litri vengono utilizzati per bere, cucinare, pulizia personale e della casa.; dai 150 ai 300 litri per le scuole, ospedali, caserme, bagni, lavaggio delle strade e delle fognature, giardini etc.); circa 150 litri per uso industriale.

Quali sono le caratteristiche di un’acqua potabile?

L’acqua destinata al consumo umano o “acqua potabile” deve salubre e pulita, cioè deve essere: innocua, ovvero non deve contenere sostanze tossiche né microorganismi patogeni o opportunisti, praticamente non deve procurare danni alla salute dell’uomo; usabile, in quanto deve consentire gli impieghi domestici ed industriali; accettabile, cioè deve essere gradevole: limpida, inodore, insapore, incolore.

E’ vero che mantenere una buona idratazione migliora la salute dell’anziano e riduce l’uso dei farmaci?

E’ vero. I soggetti ben idratati hanno un minor rischio di sviluppare alcune malattie come: infezioni delle vie urinarie, stitichezza, calcoli renali, patologie cardiache, ipertensione.

E’ vero che l’acqua gassata è controindicata?

No è falso. Né l’acqua naturalmente frizzante né l’acqua addizionata con gas creano problemi alla nostra salute, anzi l’anidride carbonica migliora la conservabilità dei prodotti. Va tuttavia segnalato che se la quantità di gas è molto alta si possono avere lievi problemi in persone che già soffrono di disturbi gastrici e/o intestinali.

miss dropIl progetto WHATEVER WATER #cmqacqua è realizzato in partnership con Nestlé Italia e Carlsberg Italia.

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