Villaggio per la terra 2019 – Tecnologie, internet, 5G, intelligenza artificiale, block chain e internet delle cose possono aiutare a trasformare in modo sostenibile il mondo? E se si, come? L’argomento è al centro di uno dei talk principali al Villaggio per la Terra, quello su “R-Innovare lo Sviluppo” (organizzato tra gli altri da GreenAccord e con crediti formativi per giornalisti), che, nella prima parte, coinvolge, tra gli altri, Laura Aria, Direttore Generale per gli Incentivi alle Imprese del Ministero dello Sviluppo Economico, Giulio Lo Iacono, ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Massimo Angelini, Direttore Public Affairs, Internal & External Communication Wind Tre, Luca Morari, Amministratore Delegato Divita, Ricola Italia, Luciano de Propris – Program Manager Open Italy – Consorzio Elis, e Giulia Di Tommaso, Chief Communication & Sustainability Officer Ferrero.

Angelini, di Wind Tre, parla di un contributo fondamentale nella trasformazione tecnologica e digitale ai fini della sostenibilità: ci sono 8 miliardi di linee mobili nel mondo, linee che aumentano dell’80% ogni anno rispetto al precedente. In Italia pure aumentano, il 50% in più rispetto all’anno prima. Questo ci dà l’idea di quanto il mobile internet ha modificato nostre abitudini quotidiane. Il 5G: “oggi se ne parla tanto, e giustamente, perché non è la sempre evoluzione di una rete che prima era 4G, prima ancora 3G ecc. Si tratta di una rivoluzione,  per la prima volta apre allo sviluppo di applicazioni di potenza straordinaria, non solo mondo del business, ma anche nell’education, nella gestione del traffico e della mobilità, nell’agricoltura 2.0, che ad esempio stiamo già sperimentando a L’Aquila e Prato”. La terza parola chiave diventa internet of things: “Una rivoluzione in termini di telemedicina, telecontrollo, assistenza domiciliare… Sviluppi della chirurgia”.  Altra parola chiave, Smart Cities:”città intelligenti, che ci impongono dal punto di vista della sostenibilità parecchio da fare, basta pensare che i 2/3 della popolazione mondiale vivrà nelle grandi città nel 2050″. Ecosistema: “Parola chiave, non parola straordinaria: ci deve mettere insieme, imprese, PA, start up sono fondamentali. Ci vuole tanto venture capital, però, i  600 milioni l’anno previsti in Italia sono troppo pochi”.

Far incontrare sul terreno dell’innovazione e della sostenibilità le grandi aziende e con le start up è mission di Open ItalyLuciano de Propris spiega che il Centro di formazione è nato 50 anni fa, per portare i giovani nel mondo del lavoro. 25 anni fa si aggancia il consorzio di grandi aziende con gli stessi obiettivi, oggi 70, tutte corporation, in vari ambiti, le telko, energy, trasporti ecc. “Siamo partiti dai loro bisogni, cerchiamo imprese innovative con meno di 8 anni dalla costituzione, selezionate su tutto il territorio nazionale. In giuria gli innovation manager delle corporate li hanno ulteriormente selezionati. A quel punto hanno 12 settimane per fare un prototipo reale, dopodiché se piace, le corporate lo comprano. Il primo anno sono stati 10 progetti quelli premiati, 15 il secondo, e questa è la terza edizione”. 

“Per il fondo dedicato all’innovazione e alle start up cominciamo ad avere una cabina di regia per evitare quella dispersione per uffici che ci ha ostacolato – dice Laura Aria del Mise –  Lo stato dovrebbe aumentare le proprie azioni di start up, per evitare che le idee italiane vengano comprate dall’estero”. Certo, bisognerebbe sburocratizzare ai fini della crescita sostenibile, ma la faccenda non è facile, “il corpaccione burocratico è ancora grosso, ma si cerca di fare, e la blockchain può fare molto. Stiamo facendo gruppi di lavoro per pensare come organizzare la transizione, ci sono da investire 45 milioni di euro in tre anni per clock chain e intelligenza artificiale e 50 milioni per le smart cities a livello locale”.

Giulio Lo Iacono, ASviS, fa notare che “solo il 26% della popolazione è raggiunto da banda sopra ai 30 mega. Dobbiamo accelerare. Ed è fondamentale che ci si abitui a rendicontare le performance della sostenibilità, i bilanci di sostenibilità dovrebbero essere allargati ai tutti i soggetti che devono essere trasparenti verso i loro stakeholder. E la Guardia di Finanza dovrebbe controllare anche i parametri di sostenibilità”.

Come diceva Angelini di Wind, le innovazioni e le tecnologie digitali sono importanti anche nel campo della filiera agricola e industria alimentare che vuol essere sostenibile. Un esempio lo fa Giulia Di Tommaso di Ferrero, che racconta della ricerca in corso con il MIT: un “hazelnut computer che studia il comportamento della nocciola di fronte ai cambiamenti climatici e raccoglie dati da mettere a disposizione di produttori”

C’è chi invece l’innovazione l’aveva trovata nel 1930 e ne gode i frutti a maggior ragione adesso.

Spiega Luca Morari, Amministratore Delegato Divita – Ricola Italia:  “l’idea di fare caramelle con le erbe biologiche – che poi, quando ha iniziato non esisteva neppure la parola biologico – oggi è geniale. Quando le caramelle avevano colori sgargianti, le nostre, pallide, senza coloranti artificiali, hanno un po’ sofferto, eppure resistito. La famiglia dei proprietari è da 4 generazioni che produce e si, innova, nonostante nelle caramelle sembrerebbe che di innovazione ce ne possa essere poca. Le innovazioni Ricola sono in laboratorio ma anche sul campo, nel giardino, con le più di 60 varietà di mente, 35 tipi di timo, 20 salvie…  Eravamo meno di moda un tempo, ma oggi siamo decisamente in posizione di privilegio”.

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