Chiamata all’azione per i giovani e giovanissimi del mondo. A COP24, oltre a Greta Thunberg, la tredicenne svedese che da tempo fa sciopero da scuola il venerdi per andare davanti al parlamento e chiedere azioni sul clima e giustizia climatica, anche altri ragazzi alzano la voce.

Greta è riuscita a farsi ascoltare in plenaria a COP24. Ieri, una rappresentanza di giovani che arrivano dall’Australia, dall’Indonesia, dagli Stati Uniti, dalla Tasmania, dal Kalimantan e da vari altri paesi del mondo hanno lanciato – in conferenza stampa a Katowice   – una chiamata all’azione climatica.

Vogliono condividere le loro storie, come spiega Regan Williams, diciottenne californiano,  “non soltanto per essere ascoltati, ma per per ottenere un riconoscimento come generazione che pagherà gli impatti di questi negoziati“.

Ciò che sta succedendo in questi giorni a Katowice potrebbe toglierci il dono della vita che ci è stato dato. Ha anche il potenziale per dare a noi, e ai nostri futuri figli, una terra giusta, bella e pacifica“.

Toby Thorpe, che ha 17 anni e viene dalla Tasmania, parla a nome del movimento #StopAdani australiano: “Il climate change non riguarda solo l’ambiente, ma la giustizia. Gli effetti già si stanno pagando e gli impatti non possono essere sciacquati via con il green washing dei nostri leader. Noi giovani ci stiamo ribellando, non aspetteremo oltre”.

Will Vovers, diciottenne: ” Per gli indigeni del Kalimantan i soldi non sono importanti come la foresta, perché non durerà più di una generazione. Il modo migliore per proteggere la nostra comunità è proteggere la nostra foresta, la nostra terra, quella di ciascuno di noi”.

 

Protestano e chiamano alla mobilitazione anche i giovani italiani. A COP24 c’è, tra gli altri, una delegazione di ragazzi della Youth Press Agency di Viracao Educommunication. A loro non piace la bozza uscita oggi, perché i giovani stessi e i loro diritti sul futuro non compaiono nel testo.

 

 

 

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