A pochissimi giorni dall’inizio della 25a Conferenza mondiale sul Clima (COP25, Conferenza delle Parti sui Cambiamenti Climatici ONU) piovono dati scientifici e scenari sempre più allarmanti.

Praticamente nessun ricercatore se la sente di ipotizzare per il 2100 uno scenario di surriscaldamento di + 1,5° C, come auspicato dall’Accordo di Parigi. L’ultimo Bollettino sui gas serra dell’Organizzazione mondiale di Meteorologia avverte che gli impegni presi attualmente dagli stati potrebbero serenamente portarci a +3,2°C, mentre due studi francesi che mettono insieme dati provenienti da laboratori di varie parti del mondo ci dicono che il peggiore scenario potrebbe essere quello di +7°C, contro il  migliore che ci vedrebbe già a +2°C nel 2040, dopodiché tutto dipenderà dalle politiche attuate.

Nel 2015, quando a Parigi, alla fine di COP21, si è arrivati ad un accordo globale, gli Stati si sono promessi di fare di tutto per restare “sotto i 2°C, meglio 1,5°C” al 2100, e di raggiungere la neutralità di carbonio al 2050. Tutto questo perché già il mondo scientifico aveva elaborato e consegnato i propri studi su emissioni, riscaldamento globale e cambiamento climatico all’IPCC per il suo rapporto destinato appunto ad affiancare i governi mondiali nelle decisioni. Dopo Parigi, un nuovo rapporto sulla differenza tra 2°C e 1,5°C è stato richiesto dall’ONU e prodotto dall’IPCC. La differenza è risultata notevole, eppure gli impegni degli Stati non hanno dimostrato finora di voler fare progressi.

Oggi, alla vigilia della COP25, da vari centri di ricerca arrivano nuovi scenari sempre più allarmanti sullo stato e sugli effetti del cambiamento climatico, scenari basati su modelli più avanzati, grazie anche a tecnologie più potenti, come i processori che hanno elaborato i due studi francesi pubblicati recentemente, curati dal Centro nazionale per la ricerca scientifica francese (CNRS), insieme al Centro per l’energia atomica e le energie alternative (CEA) e al servizio meteorologico Météo France.

Sono stati messi a punto decine e decine di nuovi modelli per poter capire meglio l’andamento del cambiamento climatico.  All’analisi dei dati hanno lavorato circa 100 ricercatori e ingegneri, con la partecipazione di circa venti laboratori (USA, EU, Cina, Giappone), che hanno simulato più di 80mila anni di evoluzione del clima utilizzando vari supercomputer giorno e notte per un anno, per un totale di circa 500 milioni di ore di calcolo, generando 20 milioni di miliardi di byte (20 petabyte). Le loro conclusioni finiranno nel Sesto rapporto di valutazione IPCC atteso per il 2022. I possibili scenari sono tanti, ma nessuno immagina che si possa restare sotto 1,5°C. Come dicevamo, il più ottimistico indica +2°C al 2040, i più pessimisti, che vedono le fonti fossili alimentare l’economia mondiale, invece tra i 6,5 e i 7°C a fine secolo. Tanto per fare un raffronto, nell’ultimo rapporto IPCC, il peggior scenario prevedeva un surriscaldamento di 4,8°C al 2100. Ed era già terrificante.

Come si è arrivati a questi numeri?

“I nostri nuovi modelli sono progrediti molto e riproducono in modo migliore il clima osservato – spiega Pascale Braconnot, esperto di modelli climatici. Oggi, rispetto a prima, simulano un riscaldamento maggiore in risposta alla presenza di CO2. Una delle ragioni è legata ad una retroazione più forte dovuta al vapore acqueo. Un mondo più caldo è infatti anche un mondo più umido. E il vapore è un gas ad effetto serra che inasprisce il riscaldamento climatico”.

“E’ un surriscaldamento enorme e soprattutto troppo rapido – conclude Braconnot – Basta pensare che nell’ultima era di disgelo la temperatura era cresciuta di 3-4 gradi, ma nell’arco di 10mila anni”.

Che fare, dunque? Per non superare i 2°C ci vogliono sforzi enormi, si legge negli studi: una riduzione immediata e drastica delle emissioni di CO2 potrebbe farci raggiungere la neutralità nel 2060, ma non basterà. Bisognerà comunque accelerare la ricerca e le tecnologie per riassorbire ciò che è già in atmosfera. Ad oggi ci sono varie ricerche attive, ma nessuna tecnologia è stata ancora testata su larga scala. Siamo ancora lontani dalle soluzioni, insomma. E, secondo i ricercatori, queste tecnologie dovranno riuscire a recuperare una quantità di CO2 tra i 10 e i 15 miliardi di tonnellate all’anno nel 2100.

Il report dell’Organizzazione mondiale di Meteorologia riguarda le concentrazioni medie globali di gas climalteranti. L’anidride carbonica ha raggiunto 407,8 parti per milione (ppm) nel 2018 (405,5 ppm nel 2017). Un aumento sopra la media dell’intero ultimo decennio. Brutti numeri anche per altri gas climalteranti come metano e protossido di azoto che sono aumentati in misura maggiore rispetto allo scorso decennio.

“Non vi è alcun segno di rallentamento, per non parlare di un calo, nella concentrazione di gas serra nell’atmosfera nonostante tutti gli impegni previsti dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici”, ha affermato il segretario generale dell’OMM Petteri Taalas.

L’ultimo Emissions Gap Report dell’UNEP (Agenzia per l’Ambiente dell’ONU), dice che gli attuali impegni dei paesi indicano una traiettoria verso un aumento della temperatura di 3,2°C (già meglio degli scenari di CNRS).  Per restare entro +1,5°C, le emissioni di gas a effetto serra dovrebbero diminuire del 7,6% ogni anno dal 2020 al 2030.

Quest’anno alla COP25 di Madrid si dovranno mettere a punto meccanismi economici per accelerare la decarbonizzazione. L’anno prossimo, alla COP26 del 2020 (che dovrebbe essere “The Ambition COP”), gli Stati dovranno mettere sul tavolo i loro impegni per raggiungere gli obiettivi. Se gli impegni sono tutti come, o forse addirittura peggio, del Decreto Clima del nostro paese, gli obiettivi non saranno mai raggiunti.

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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