A COP24 escono nuove bozze, ma non c’è soddisfazione tra i negoziatori sul clima. “Ancora non ci siamo”, dicono. I nodi (che si misurano in numero di parentesi quadre) sono soprattutto nel capitolo soldi: come vengono conteggiati, seguiti, monitorati, messi al sicuro i flussi finanziari dai paesi ricchi a quelli più poveri. Ancora da eliminare parecchie parentesi nel capitolo trasparenza, sulle regole per monitorare gli impegni e gli obiettivi delle singole nazioni in modo univoco periodicamente, cosi da innescare, tra l’altro, un meccanismo di “competizione” virtuosa.

Centinaia di parentesi da togliere man mano che ci si accorda sulle frasi da scrivere. A quanto pare, però, tra le mille cose da pensare, i negoziatori trovano pure del tempo per discutere della funzione di ricerca sul sito ONU dedicato agli impegni delle nazioni.

 

Mentre i negoziatori tecnici cercano di eliminare parentesi e parole di troppo in centinaia di pagine, così da limare entro sabato il testo da passare ai loro capi politici, la discussione fuori dalle stanze chiuse dei gruppi di negoziatori si sposta su giustizia sociale e posti di lavoro. I riflettori li hanno accesi i minatori polacchi e i gilets jaunes francesi sul piede di guerra.

Domani a Parigi sarebbe in programma una marcia per il clima, in contemporanea con le proteste dei Gilets Jaunes. Come sposare le politiche climatiche (ad esempio, appunto, il contrastato aumento della tassa sul diesel) con le esigenze economiche e sociali dei cittadini? Gli organizzatori della marcia hanno detto a Le Monde che vogliono unire i loro programmi. “I problemi alla fine del mese e alla fine del mondo non sono diversi, sollevano la questione del modello economico”, dice lo scrittore e attivista Cyril Dion.

Donald Trump non si è fatto sfuggire l’occasione per “spiegare” da twitter al suo omologo francese che le proteste contro l’aumento dei prezzi del diesel non fanno altro che dimostrare quanto l’accordo di Parigi sia “fatalmente imperfetto”.


Secondo Laurence Tubiana, tra gli artefici dell’Accordo di Parigi e responsabile della European Climate Foundation, invece, “le proteste dei  Gilets jaunes  non sono contro le azioni climatiche, ma sono un campanello d’allarme per  la giustizia sociale”.

“Non esiste una soluzione praticabile per ridurre le emissioni sulla scala adeguata in Francia senza un aumento del prezzo del carbonio, quindi alla fine questo dovrà esser fatto”, ha detto Pierre Cannet del WWF-Francia nella conferenza stampa sull’argomento organizzata da European Climate Foundation a Katowice. “La Francia ora ha l’opportunità di farlo bene portando le persone nella discussione, coinvolgendole nelle politiche necessarie”.

 

 

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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