Roma, 6 ottobre – Il Codacons ha commissionato a Markonet una indagine sui bilanci di sostenibilità di enti e aziende per vedere come viene presentata la responsabilità sociale e se le iniziative intraprese dalle aziende rispondono alle aspettative dei consumatori. L’indagine, dal titolo sostenibilità sommersa, è stata presentata ad aziende e giornalisti il 6 ottobre a Roma. In estrema sintesi, Codacons ritiene che “a cultura della sostenibilità non abbia la dovuta considerazione per improntare con efficacia nuovi stili di vita e diventare asse portante del futuro” e questo perché sostanzialmente “rimane irrilevante il numero dei consumatori e PMI che riconoscono il valore delle informazioni di carattere non finanziario e sulla diversità, diffusa dalle imprese di rilievo in un apposito Bilancio”.

L’indagine ha interessato 125 bilanci di sostenibilità e ovviamente consumatori: circa 2500 tra consumatori e PMI hanno “faticosamente” risposto a questionari, su circa 80 mila contatti (“a conferma della scarsa conoscenza dei temi trattati”). Le risposte più frequenti sono state i “non so”. Chiediamo una sintesi al coordinatore della ricerca Francesco Tamburella, di Markonet e COMITAS – Coordinamento Microimprese per la Tutela e lo Sviluppo


Nella prima fase, Markonet ha suddiviso le principali attività riportate nei bilanci esaminati in tre macrosezioni – mercato, società e territorio – dalla quale hanno tratto la convinzione che i bilanci parlino prevalentemente di mercato (61,9%).

A guardar bene, però, la suddivisione non tiene conto delle ricadute di un’azione sulle altre. Ad esempio, la promozione della cultura della sostenibilità e la ricerca e l’innovazione potrebbero benissimo avere a che fare con l’ambiente.

Questo si nota ancor di più quando, nella seconda fase, vengono inserite con la stessa modalità le risposte dei consumatori. Voci come biodiversità, cambiamento climatico, risparmio energetico vengono riferite, nel rapporto, ad aree come società e mercato, ma appartengono di diritto anche alla sfera ambientale.

A parte lo stupore riguardo alla prima voce, la più quotata, riguardo a ciò che si aspettano i consumatori da imprese sostenibili (“sostegno allo sport”), questa catalogazione porta di fatto ad una lettura di sintesi che dimostrerebbe come, tra imprese e consumatori, ci siano diversità di aspettative sulle aree di preferenza. Ma è davvero così?

In linea generale, dalla seconda fase, quel che emerge chiaramente è un interesse diffuso per le politiche sostenibili e responsabili delle aziende, ma anche un numero notevole di “non saprei”.

 

Nella terza fase al campione di consumatori e PMi è stato chiesto di evidenziare l’ordine di importanza alle attività componenti del benessere equo e sostenibile per poi passare alla domanda su quali timori influenzano i consumi. Qui emergono dati sconfortanti, come si vede dall’immagine qui sotto: si compra pensando soprattutto allo status sociale.

 

L’indagine si conclude con una serie di considerazioni, prima tra tutte il fatto che i bilanci di sostenibilità sono strumenti preziosi per la trasparenza e per il coinvolgimento dei consumatori, che andrebbero comunicati di più e in modo più efficace, indicando “obiettivi misurabili”: “un buon Bilancio di Sostenibilità credibile, compreso ed apprezzato dai consumatori e dalle PMI – si legge – è un buster della fiducia”.

Qui sotto la play list delle interviste di gNe alla presentazione dell’indagine di Codacons. Trovate il direttore generale di Ferrarelle, la responsabile della comunicazione Findomestic e il suo omologo di Estra, e il manager di RGA,

 

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba e referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali). In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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