speciale cop21 evidenzaParigi, 3 dicembre 2015 – Mai tanto parlare, tutto insieme, di cambiamenti climatici. Tanti gli argomenti di cui si discute, come tanti sono i versanti in cui hanno effetto i cambiamenti climatici, tanti i fronti su cui si deve lavorare per mitigarli e per difendersene, tanti gli attori che devono occuparsene. A Le Bourget i giornalisti corrono da una sala all’altra, ricevono decine di comunicati e di avvisi, di dichiarazioni e inviti… soccombono sotto un eccesso di informazione tale da rimanerne storditi.

Costruzioni.

A COP21 viene lanciata un’inedita alleanza globale, quella per gli edifici e le costruzioni per contrastare i cambiamenti climatici. Si chiama proprio Global Alliance for Buildings and Construction to combat climate change e vi hanno aderito 18 paesi e più di 60 organizzazioni, dai ministri del Camerun, di FInlandia, Francia, Marocco, Senegal, Svezia, alle multinazionali e alla società civile. Obiettivo, dare il proprio contributo al non superamento dei 2° di surriscaldamento globale. Le città continuano a crescere, insieme alla crescita della popolazione mondiale ed è necessario sia ridurre le emissioni che costruire tenendo presente che dobbiamo resistere ai cambiamenti climatici inevitabili.

A proposito di costruzioni, di città, di urbanistica e investimenti, a margine di COP, Ban Ki-moon presenterà domani il rapporto State of City Climate Finance, il primo della City Climate Finance Alliance (CCFLA, coalizione di 40 banche, governi nazionali e organizzazioni della società civile lanciato dall’ONU) che raccomanda modi innovativi per mobilitare investimenti verso sistemi sostenibili per le città.

Finanza.

Domani, nell’agenda di COP21, anche un incontro di un gruppo di attori finanziari privati sia di paesi sviluppati che di paesi in via di sviluppo che si sono impegnati a ridurre le emissioni e migliorare la resilienza. Grandi banche, investitori e assicuratori stanno prendendo in considerazione il rischio carbonio e finanziano la transizione a basso tenore, dopo l’invito di Ban Ki-moon del settembre 2014. Alcuni Stati, intanto, stanno prendendo misure di regolamentazione per assicurare che i sistemi finanziari siano in linea con le loro politiche sul clima.

Sempre domani, in programma anche un evento collaterale di 90 minuti che riunirà amministratori delegati di fondi pensione e asset manager di tutto il mondo che stanno spostando il capitale a sostegno della transizione basse emissioni di carbonio. In un panel separato, discuterà invece il mondo degli investitori mainstream e della finanza. Insieme potrebbero discutere di pratiche di investimento da adottare e del ruolo che gli investitori possono svolgere per influenzare imprese e intermediari del settore finanziario ad allineare gli incentivi a favore di basse emissioni di carbonio e resistente ai cambiamenti climatici.

Multinazionali a COP21

Anche le multinazionali sono a COP21, impegnate in eventi collaterali per discutere di come i cambiamenti climatici possano cambiare il loro business. Le ringrazia il Segretario per l’Agricoltura degli USA Vilsack “per aver dimostrato che il vostro impegno per affrontare il cambiamento climatico non è solo un impegno astratto, su carta. Essendo qui, avete dimostrato di aver compreso che il cambiamento climatico è un problema di tutta la catena di fornitura che colpisce la vostra produzione, il prodotto finale, e i vostri clienti: la popolazione mondiale in crescita che dipende dal vostro lavoro e gli agricoltori, per una sana, sicura fornitura di cibo, sufficiente e a prezzi accessibili.

Come fornitori di prodotti alimentari, sapete che i cambiamenti climatici continuano a influenzare le quantità d’acqua – a volte troppo, a volte troppo poco o del tutto assenti – a disposizione degli agricoltori per le coltivazioni. Sui cambiamenti climatici hanno un grosso impatto il ​​costo del combustibile e le scelte di trasporto che si fanno per spostare materie prime e prodotti. La scelta su come gestire tali impatti va fatta in ogni passo del cammino e incide sulla qualità finale del prodotto, sulla redditività, sui dipendenti, sulla vostra longevità e sul vostro business, ora più che mai, come l’opinione pubblica”.

Qualche impegno, come esempio: “Marks & Spencer e Unilever hanno firmato promettendo di dare la priorità all’approvvigionamento responsabile per le principali materie prime, tra cui l’olio di palma, la carne di manzo e e la carta”, si legge in un comunicato dell’ufficio media UN. “Mondelez si è impegnata a investire 400 milioni di dollari nel prossimo decennio per sostenere la produzione di cacao sostenibile con deforestazione zero in Africa”.

La binazionale Itaipu dice di voler ripristinare le foreste degradate nella zona di influenza della diga (una delle più grandi del mondo) nel quadro di un partenariato pubblico-privato con il governo del Paraguay per ripristinare e conservare un milione di ettari entro il 2030.

Le 400 aziende del Consumer Goods Forum si stanno impegnando a dare preferenza a materie prime locali.

Foreste.

A proposito di foreste. Circa un miliardo di persone dipendono direttamente dalle foreste per la propria sussistenza, e la maggior parte dei restanti sei miliardi di noi dipende dalle foreste per l’aria che respira, la pioggia che fa crescere il nostro cibo, e per prodotti che usiamo ogni giorno. Ma ogni anno, 12 milioni di ettari di foresta vengono distrutti e questa perdita è responsabile di circa l’11 per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra.

“Non c’è una soluzione al cambiamento climatico senza foreste”, ha detto bene il secondo giorno di COP21 Felipe Calderon, ex presidente del Messico.

Agricoltura.

Si affronta l’agricoltura, responsabile di una grossa fetta di emissioni (24% dei gas a effetto serra) e di consumo di risorse (il 70% dell’acqua dolce del pianeta, tanto per dire) e prima tra le vittime del climate change: deve rispondere urgentemente alle sfide imposte dal clima estremo. A Parigi si fa il punto su una strategia di azione. In ballo, vari progetti, alcuni dei quali lanciati proprio in questa occasione, come il progetto che coinvolge un centinaio di partner nella sperimentazione di una agricoltura che riesce a trattenere una parte (misurata in 4/1000) di CO2 nel terreno, così da toglierla dalle emissioni e allo stesso tempo migliorare la fertilità del suolo. Un’altra iniziativa è quella di un gruppo di agricoltori provenienti da quattro paesi europei che stanno unendo le forze per ridurre l’impronta di carbonio nel settore zootecnico del 15% in 10 anni in Francia, Irlanda, Italia, Spagna. L’IDAF invece vuole trascinare investimenti verso i piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo. Chi investirebbe in una idea del genere? Secondo IFAD gli investimenti possono aumentare la produttività agricola e nello stesso tempo garantire il ripristino e il mantenimento di una base resistente di risorse naturali con la riduzione dell’impronta di carbonio nel settore agricole. Incredibile, ma al suo fianco ci sono già 44 paesi partner e la somma totale, se si aggiungono altri 12 paesi, potrebbe arrivare a 285 milioni di dollari per evitare di emettere 80 milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera. Anche la FAO è in campo, a supportare la resilienza climatica. Sta lavorando a progetti per ridurre del 10% le emissioni di CO2 da filiere della pesca in 10 paesi di destinazione entro 5 anni e 25% entro 10.

 Trasporto.

Il trasporto ha la più alta crescita di emissioni di CO2 di qualsiasi settore industriale, buona parte della quale si deve ai trasporti pubblici e delle merci nei paesi emergenti e in via di sviluppo. Nel 2015, 40 paesi hanno aderito alla Fuel Economy Global Initiative (GFEI) lanciata dalla Fondazione FIA, ITF, AIE e l’UNEP, che porta a 65 il numero dei paesi impegnati a sviluppare politiche e normative per veicoli ad alta efficienza energetica (l’obiettivo ONU è di 100 paesi entro il 2016). La GFEI vorrebbe ridurre di oltre 30 gigatonnellate la CO2 entro il 2050. Bisogna elettrificare i mezzi di trasporto (auto, 2 e 3 ruote, camion, autobus e altri) per almeno il 20% entro il 2030. A COP sono stati presentati vari progetti per spingere in questa direzione. Ed altri (74 piani di azione) sono stati presentati per “stabilizzare (non ridurre, si badi ndr) le emissioni del settore del trasporto aereo entro il 2020”. Air Transport Action Group (ATAG) membri – in rappresentanza di oltre 1.860 aeroporti, che raggrutta 258 compagnie aeree internazionali, e altri enti, stando ad un comunicato ONU – “stanno attuando programmi e investendo miliardi di dollari su nuovi aeromobili, su efficienza operativa in aria e a terra terreno e su fonti energetiche alternative”. L’organizzazione internazionale del trasporto pubblico (UITP) ha riunito 125 nuovi impegni verso il suo obiettivo di raddoppiare la quota di mercato del trasporto pubblico entro il 2025.

Educational day: è urgente insegnare i cambiamenti climatici.

Sempre domani, educational day. In agenda, un appuntamento dal titolo eloquente: “Imparare a vivere con i cambiamenti climatici: accelerazione dell’educazione sul climate change”. L’urgenza è evidente, insegnamo subito come convivere con le catastrofi quotidiane. Altro appuntamento nel pomeriggio su “Approcci innovativi per insegnare i cambiamenti climatici”. E in serata, “Premiazione della Global Youth Video Competition”, miglior video sui cambiamenti climatici fatto da giovani.

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, componente dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa.

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