Carbone al bando: “Powering Past Coal Alliance”: si chiama così l’alleanza lanciata oggi a COP23 nella sala degli uffici della delegazione Europea dalle ministre dell’ambiente canadese Catherine McKenna e la sua omologa del Regno Unito Claire Perry. Un’alleanza che tiene insieme governi, regioni, stati, mondo del business, organizzazioni, allo scopo di “mettere in atto azioni che accelerino uno sviluppo pulito e la protezione del clima attraverso una rapida fuoriuscita dal tradizionale carbone”. Una dismissione che, secondo la dichiarazione, deve essere sostenibile, economicamente inclusiva e socialmente responsabile, anche nel senso di dare un “appropriato supporto ai lavoratori e alle comunità”.

E’ urgente agire, dice ministro canadese. “Il carbone ci impone oneri carissimi, sia in termini economici che in termini di vite umane, ma è un prezzo non più necessario da pagare, visto che le rinnovabili costano molto molto meno rispetto anche al 2009”.

Il mercato si sta muovendo, il mondo si sta muovendo – continua McKenna, che in questa COP si è mossa moltissimo – La transizione non è semplice, ha impatto sui lavoratori e sull’occupazione. Ed è per questo che l’alleanza parla di  per questo una transizione equa anche nei confronti dei lavoratori. Ma è chiaro che dobbiamo agire. Lo scopo è quello di potenziare gli interventi a favore dell’uscita globale dal carbone”.

L’Alleanza conta ad oggi 21 nazioni (dall’Angola alla Svizzera, dall’Austria alle Isole Marshall, dalla Nuova Zelanda all’Olanda, Francia, Belgio, Lussemburgo, Messico, Portogallo, Danimarca, Finlandia, le Fiji e anche l’Italia, in corsa si è aggiunto anche il Nicaragua) e 5 amministrazioni subnazionali (tra cui Quebec, Washington, Vancouver, Ontario) partner nel mondo, la strada è lunga, aziende partner, in collaborazione con l’industria, coinvolge i governi – che devono impegnarsi nelle chiusure delle centrali a carbone e delle miniere, ma anche aziende e industrie e organizzazioni. 

Per Claire Perry, ministro UK al Climate Change e all’Industria (deleghe non a caso collegate, oltremanica), “le grandi idee iniziano a volte molto piccole, come semi. Il nostro impegno è quello di ottenere qualcosa che vuole diffondersi ovunque. All’inizio eravamo in 15; oggi contiamo 26 partner,  l’anno prossimo in Polonia saremo davvero molti di più, anche il doppio”.

L’alleanza vuole portarsi dentro paesi e governi, aziende, organizzazioni impegnate ad nell’accelerazione dell’uscita dal carbone. “Nel Regno Unito – spiega Perry – la rivoluzione industriale è iniziata con il carbone, e ancora nel 2012 il 40%  dell’elettricità proveniva dal carbone. Quest’anno siamo al 2%, persino con qualche giorno a zero. Grazie alla riduzione dei costi delle energie pulite, stiamo andando nella giusta direzione senza sacrificare la crescita economica”. Si può fare, “ne diamo esempio pratico: abbiamo ridotto le emissioni del 42% e allo stesso tempo il Pil è cresciuto. Usciremo dal carbone entro il 2025”.

L’ora seguente della conferenza è un susseguirsi di dichiarazioni e impegni, nonché di punto della situazione in casa dei 21 stati aderenti all’alleanza e degli altri partner. Eccone qualcuna qui sotto.

Apre il moderatore stesso,  Michael Liebrech di BloombergNEF, che mette l’accento sulla velocità di riduzione dei costi: “è incredibile. Progetti solari e eolici a 2 cent per k/h, 2$ Mw/h. Questo significa potenziale di crescita per tutti,  anche per i paesi in via dei sviluppo. Le rinnovabili sono la vera alternativa, lo hanno capito tutto e questo ha cambiato il modo di muoversi dell’industria energetica. Anche le batterie costano meno. Non abbiamo davvero più motivi per non andare in quella direzione. Anche superando la problematica dei posti di lavoro, non riducendo l’occupazione ma procedendo con l’automazione, con le reti intelligenti, con le capacità flessibili”.

Il Ministro dell’Energia del Belgio. “Il Cambiamento climatico è la minaccia più grave a cui dobbiamo far fronte. L’elettricità deve andare oltre il carbone. L’era del carbone è alle spalle. Il mio paese si è impegnato ad utilizzare fonti di energia a basso contenuto di carbonio”.

Il Ministro dell’Ambiente delle isole Marshall. “Per noi è molto importante questa iniziativa. Il carbone è la barriera più alta da superare per il raggiungimento degli obiettivi di Parigi. Non solo i paesi più vulnerabili soffriranno le conseguenze del cambiamento climatico:  la differenza tra un surriscaldamento di 2° oppure 1,5° rispetto all’era preindustriale si fa sentire comunque in tutto il mondo. E’ bello che tanti paesi si stiano unendo in questa alleanza. Agendo subito, la transizione sarà più rapida e darà vantaggi a tutti. Ha senso anche per la nostra sicurezza. E’ il momento di essere coraggiosi, fare la differenza, di innovare”. 

Il Ministro dell’Ambiente ed Edilizia della Finlandia. “Grazie alle due ministre per la conduzione di questa alleanza, che è davvero necessaria. C’è ancora troppo carbone in giro. La Finlandia ci sta: lo abbandoniamo entro il 2030, abbiamo già approvato le leggi, che riguardano sia l’elettricità che riscaldamento e raffreddamento. Ed è importante che ci siano anche questi settori: solo l’8% di questi si basa sulle rinnovabili. E’ un obiettivo ambizioso, ma contiamo che per il 2030 più del 50% dell’energia si baserà sulle rinnovabili. Spero anche che l’anno prossimo a COP24 potremo contare sul doppio di membri di questa alleanzad”.

Il Ministro della Transizione solidale francese. “Alcuni mesi fa dei miei amici africani mi hanno detto qualcosa di interessante: quando l’uomo è passato dalla pietra al ferro non lo ha fatto perché la pietra era finita, ma perché era un miglioramento. Stiamo cercando in Francia di mettere al bando il carbone entro il 2022, per passare alle rinnovabili. Ci siamo anche noi”.

Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Mare italiano, Gian Luca Galletti. “Sono contento che siano due donne a guidare l’Alleanza. In Italia, abbiamo approvato lo scorso 10 novembre la nuova Strategia energetica nazionale. Per la prima volta, la strategia del governo non ha come obiettivi la tutela dell’industria e della sicurezza, ma obiettivi ambientali, gli stessi che abbiamo portato a Parigi. La Sen prevede l’uscita dal carbone entro il 2025 e un target virtuoso del 55% di rinnovabili sull’elettrico al 2030. Siamo stati approvati dalla società civile e dell’industria italiana, in questa scelta. Vuol dire che si è capito bene il vantaggio di chiudere l’era del carbone. Il mondo economico italiano vede questa strada come il giusto potenziale di competizione per le aziende italiane. E sanno, industrie e cittadini, che ci costa 4 miliardi di euro, lo sanno, ma nessuno in Italia mi ha detto “spendiamo troppo”. Non dobbiamo avere paura ad andare avanti. Tutti sono con noi”. 

Il Ministro dell’Ambiente austriaco. “Apprezziamo molto questa alleanza e i suoi obiettivi. In Austria, stiamo eliminando un impianto che produce il 25% della nostra energia. Vogliamo ridurre ulteriormente e studiamo tutte le fonti di energie rinnovabili. Voglio però essere chiaro su un punto: per noi il nucleare non è una fonte sostenibile”. 

Ministro della Pianificazione dell’Ambiente del Messico. “Il carbone non fa parte del futuro del Messico. Due anni fa il Parlamento ha approvato una nuova legge sulla transizione che va oltre le emissioni causate dall’energia, ma riguarda proprio l’esistenza delle miniere del carbone”.

Il Ministro dell’Ambiente olandese. “Le centrali da chiudere erano dieci. Ora sono 5. Questa è la terza settimana di vita del governo di coalizione, per ora siamo ancora qui. L’obiettivo è abolire le 5 rimaste”. 

Il Ministro della Nuova Zelanda. “Abbiamo solo una centrale a carbone che chiudiamo al 2025. Puntiamo al 100% rinnovabili entro il 2025. Siamo al 95%, ma la parte finale, lo sappiamo, è la più dura da fare. La nostra più grande industria promette che passerà alle rinnovabili entro il 2050. Accettiamo suggerimenti da tutti. Cerchiamo di rispettare gli obiettivi su adattamento e mitigazione, abbiamo investito centinaia di milioni di dollari in questo”. 

Il Ministro del Lussemburgo. “Non abbiamo impianti alimentati a carbone. Dobbiamo investire alleandoci con i leader in questo settore. Siamo partner nella lotta la cambiamento climatico, vogliamo essere inclusivi nei confronti dell’opinione pubblica e dell’industria”.

Il ministro della regione dell’Ontario. “Abbiamo eliminato l’equivalente di 7 milioni di automobili nel nostro territorio. Nel 2005 c’erano tantissime centrali a carbone, e solo due anni dopo aver chiuso le centrali, non abbiamo più emissioni. Abbiamo risparmiato 4.4 miliardi di dollari in esternalità. Le esternalità è sicurezza, salute. Sono persone, sono bambini”. 

Il Ministro dell’Ambiente delle Fiji. “Non abbiamo mai usato il carbone. Mai lo useremo. Siamo felici di questa alleanza. Ne abbiamo bisogno tutti”

Un commento positivo arriva anche da Laurence Tubiana, CEO della European Climate Foundation: “Il lancio dell’Alleanza da parte delle ministre del Canada e del Regno Unito è un fantastico esempio di leadership di cui abbiamo bisogno per la lotta al clima. Non solo queste due nazioni hanno capito l’importanza della fase di uscita dal carbone per la salute dei loro cittadini, l’economia e il clima, ma hanno anche ispirato altri a raggiungere il loro sforzo. Questo è il vero spirito dell’Accordo di Parigi. Con queste alleanze possiamo vincere”. 

Per avere il sunto di tutti gli interventi, consigliamo di seguire @climateNewsHub su twitter, che ha fatto il live twitting della presentazione dell’alleanza.

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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