Katowice (dai nostri inviati) – Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, durante un High Level Event sull’educazione climatica a COP24 a Katowice, annuncia la candidatura italiana ad ospitare la COP26 del 2020 e lancia all’ONU la proposta di istituire, all’interno delle prossime conferenze mondiali sui cambiamenti climatici una Children COP, una conferenza sul clima tenuta dai più giovani cittadini del mondo.

Durante l’evento hanno preso la parola altri attori internazionali aderenti ad ACE (Action for Climate Empowerment). Per il ministro colombiano Ricardo Jose è necessario che tutta la popolazione sia informata dei risultati delle ricerche scientifiche in fatto di cambiamenti climatici, così che possa anche  organizzarsi in termini di resilienza. L’educazione deve essere capillare, non fermarsi nelle grandi città. Le comunità locali – spiega – già soffrono i cambiamenti climatici. L’informazione, la comunicazione e l’educazione possono essere di grande aiuto. La difficoltà maggiore è, in Colombia come ovunque nel mondo, quella di “tradurre” le informazioni scientifiche in modo che siano comprensibili a tutti.

“L’importanza dell’educazione era già delineata nel protocollo di Kyoto, oltre che nell’Accordo di Parigi. Non deve essere un argomento a parte, ma dobbiamo integrarla nelle strategie dei nostri paesi”, spiega Fedaku Beyene, commissario per ambiente, foreste e cambiamenti climatici in Etiopia. “Quel che abbiamo firmato a Parigi, siamo obbligati a farlo. Dobbiamo accrescere la consapevolezza sul tema dell’educazione. Lo strumento dell’educazione è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Usiamolo”.

Il ministro dell’Ambiente colombiano Ricardo Jose dice: “L’Ipcc è la nostra road map. Abbiamo un bellissimo accordo, quello di Parigi. E dobbiamo accrescere il nostro lavoro e obiettivi. Le comunità locali stanno già ora soffrendo gli impatti del climate chance, non abbiamo tempo da perdere, gli effetti ci sono e li vediamo. Dobbiamo ricordarlo ogni momento. E l’educazione è uno degli strumenti essenziali per raggiungere i nostri obiettivi”.

Per il ministro italiano Sergio Costa, “le opportunità sono enormi. Ma enormi sono anche gli spazi da riempire. Le tappe, i percorsi a step da raggiungere, tante piccole azioni costanti in quella direzione. Penso che nelle prossime COP si debba trovare il modo di verificare, pesare gli effetti di queste azioni costanti in fatto di formazione ed educazione ambientale, e creare un meccanismo concreto e tangibile per misurare quel che vogliamo fare per le prossime generazioni. Quale percentuale della nostra ambizione va realmente all’educazione ambientale?”

Christine Kisamba Mugerwa (Università Makerere, Scuola di Scienze Sociali, dipartimento di sociologia, Uganda) ritiene importante fare un nuovo tipo di educazione, rivedere gli schemi e i contenuti, ampliare il campo di ricerca e di tipologia di didattica.

Fairda Malem, del Dipartimento Qualità e Promozione ambientale e referente ACE, spiega che in Tailandia hanno adottato una strategia per l’implementazione di azioni climatiche che comprende anche l’educazione climatica, che ci sono 500 scuole dedicate, azioni per i giovani, attività  per tutti gli ordini di scuola, così che le informazioni che hanno attinenza con i cambiamenti climatici siano insegnate in tutte le materie.

Anche l’Etiopia è attiva sul fronte dell’educazione climatica. Il tentativo è quello di veicolare i concetti di una economia, una cultura, una società resiliente, cercare di modificare le attitudini della popolazione, anche attraverso un’educazione informale. Esiste un canale media dedicato al clima e ai suoi impatti. Ma anche lì, la difficoltà è quella di veicolare messaggi scientifici al grande pubblico.

Non si parla però solo di bambini, ma di giovani, e di adulti. “C’è molta gente nel mondo che non sa come affrontare i cambiamenti climatici, che non capisce cosa accade, non sa cosa fare. Bisogna formare gli adulti, educazione, formazione, cultura. Non da leggere e scrivere, ma comprensione, responsabilità, rispetto. Questa è la cultura, questa è la soluzione”, concludono i relatori.

 

 

 

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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