Le Nazioni Unite promuovono interventi di resilienza e di prima allerta. Per la scienza i processi di desertificazione e innalzamento degli oceani sono all’origine di molti flussi migratori. Ma i migranti del Global warming  restano ancora senza un nome.

di Alessandro Cascianelli

“Sentivo la morte correre dietro di me”, così un profugo appena sbarcato in Italia descrive il suo viaggio.

Si parla spesso degli immigrati, talvolta lamentandoci dei problemi che ci causano, nessuno però si chiede il motivo del loro viaggio. Nel 2015 sono stati 3771 i migranti morti nel Mediterraneo, riporta l’Organizzazione mondiale per le migrazioni; persone disposte a lasciarsi alle spalle il loro paese, i loro amici e la loro cultura pur di avere la speranza di una vita più dignitosa.

Nell’anno passato in 84mila hanno richiesto l’asilo politico in Italia ma il 58% è stato respinto; essere accolti non è semplice, si deve dimostrare di essere scappati dal proprio paese in quanto, o per ragioni bellicose o per persecuzioni religiose, lì non si poteva più vivere.

“Nessuno ammetterà mai di essere scappato per altre ragioni” spiega Cristiano Draghi, giornalista che recentemente si è laureato con una tesi sui vissuti dei rifugiati richiedenti asilo.

Per essere tutelati non diranno mai di essere fuggiti per ragioni climatiche, eppure Gaia Righini, geologa dell’Enea, spiega che la fascia subsahariana in questo 2016 sta avendo una forte crisi di siccità e c’è chi per vivere è stato costretto a spostarsi in altri paesi.

Se non piove la terra non è fertile, se la terra non è fertile non si può coltivare, se non si coltiva, il cibo scarseggia e si hanno delle carestie. Ecco quindi che si istaura un rapporto diretto tra coloro che soffrono la fame e i cambiamenti climatici.

“Sono circa l’80% le persone che soffrono la fame sottoposte a fenomeni climatici, che alterano il loro ecosistema” riporta Vichi De Marchi, communications officer per l’Italia fino a Maggio 2016 del programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.

Ecco quindi che l’attività del programma alimentare delle Nazioni Unite che lavora nei paesi in via di sviluppo, occupandosi di fornire assistenza a chi non ha cibo a sufficienza, diventa fondamentale.

“Lavoriamo in circa 80 paesi, i fondi dati al nostro progetto però provengono solo da finanziamenti su base volontaria”, spiega Emanuela Cutelli, Communications Associate al World Food Programme.

Spesso e volentieri siamo interessati solo a ciò che sentiamo vicino a noi, ma già dieci anni fa, 28mila persone hanno dovuto lasciare la loro isola, situata nella baia del Bengala, perché l’oceano l’ha completamente inghiottita. Sono stati i primi migranti climatici della storia, triste primato causato dagli errori commessi dall’uomo.

Errori che continuano a ripetersi anche oggi: sono milioni i migranti vittime del riscaldamento globale, uomini e donne in balia delle frontiere, ancora senza un volto giuridico. Le Nazioni Unite rispondono agli shock climatici intervenendo con programmi di resilienza. Il link clima e migrazioni è chiaro alla scienza. Bisogna fare di più. Bisogna che la politica internazionale raccolga il loro grido.

 

*Dal Workshop  di giornalismo sulle migrazioni climatiche, tenutosi a Frascati nell’ambito della decima edizione della Giornata Nazionale dei Giornalisti Nell’Erba. 

Testo articolo: Alessandro Cascianelli; Videointerviste: Raffaele Bianco, Mario Bucaneve, Leonardo Suvieri

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche dall'alto, ottimo sul dorso di un cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Aperitivo, spritz o Mojito. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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