Crostoni fantasma. Crostoni di sabbia indurita da sostanze inquinanti, tra cui il cromo, emergono puntuali a ogni mareggiata, interrompendo bruscamente il profilo del bagnasciuga. Si tratta della spiaggia di Marina Grande, nel cuore della riviera Ligure, tra le località di Arenzano e Cogoleto. L’incubo si ripete ogni anno, basta una forte burrasca con le sue onde alte e il soffio de libeccio. D’estate la spiaggia è affollata di vacanzieri e i bambini giocano a palla tra le onde della riva, ignari di quello che si nasconde tra il fondale, dove agglomerati spessi da 1 a 2 metri – ed estesi per parecchi metri quadrati – sono il segno tangibile di uno dei più grandi disastri ambientali del nostro paese.

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Foto di Gabriele Vallarino

I crostoni non sono altro che l’eredità di Stoppani S.p.A., un’industria chimica produttrice di composti del cromo, aperta nel 1900 e chiusa nel 2003. Nel corso della sua attività centenaria ha riversato direttamente in mare i suoi fanghi di scarto tra cui il cancerogeno cromo esavalente. Oggi la Stoppani S.p.A. è fallita e la bonifica del sito è inserita nel programma d’interventi d’interesse nazionale (decreto ministeriale 468/01) ed è sottoposta a ordinanza commissariale dal 2006. A livello mondiale comunque il nome Stoppani compare ancora nell’industria del cromo, sotto la veste della multinazionale Stoppani Group, che ha attività in molti paesi tra cui Brasile, Uruguay e Cina.

La maggior parte dei crostoni è stata rimossa grazie alle operazioni di bonifica del litorale, terminate a fine aprile 2010, come certifica la Provincia di Genova, attraverso il provvedimento dirigenziale 7989 del 20.12.2010. “Il costo dell’intero piano è costato circa 3 milioni di euro” spiega il sindaco di Arenzano, Maria Luisa Biorci, nonché presidente della terza Commissione della Città Metropolitana di Genova che si occupa di Programmazione Strategica e Sviluppo e Ambiente.

Quindi tutte le piattaforme sabbiose inquinanti che giacevano arenate sulle spiagge limitrofe alla foce del torrente Lerone – luogo in cui sorgeva la fabbrica – sono state eliminate, ma all’appello restano ancora i crostoni di Marina Grande. Crostoni che, come una bandiera, sventolano ricordando quanto male si è capaci di infliggere all’ambiente e che ancor’oggi fanno discutere i cittadini che si domandano se siano stati dimenticati o se semplicemente non erano in programma di bonifica.

“Non sono stati rimossi perché non facevano parte dei crostoni emersi, quindi sono innocui e non rilasciano alcun materiale inquinante – spiega il sindaco – il cromo esavalente è una sostanza volatile, se i crostoni sono immersi o emergono per poco tempo non esiste la problematicità tale da richiederne la rimozione: questo è quanto ci ha relazionato la Struttura Commissariale”.

Sono tanti i cittadini che negli anni hanno documentato fotograficamente la zona, preoccupati della situazione, ma come precisa sempre il sindaco: “Il progetto di rimozione riguardava i crostoni emersi, i tecnici e il commissario a suo tempo, Cecilia Brescianini, hanno definito una linea di battigia di sicurezza valutando quelli in zona Marina Grande come sicuri e specificando che sarebbe più pericolosa l’asportazione dei crostoni piuttosto che la loro permanenza in loco”.

Foto di Gabriele Vallarino

Insomma con questi crostoni i cittadini devono convincerci, ma già qualche anno fa, nel 2013, l’amministrazione comunale, proprio perché sollecitata dalle preoccupazioni degli abitanti, ha richiesto un sopralluogo da parte dell’ARPAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure). L’ARPAL che, nel mese di febbraio 2013, non ha visto alcun crostone emerso, ha confermato che si tratta di “affioramenti che si presuppone non fossero oggetto del programma di bonifica” ma ad ogni modo lancia di nuovo la palla nelle mani della Struttura Commissariale per “qualunque valutazione definitiva”.
Per Amici di Arenzano, nota associazione impegnata localmente per la difesa dell’ambiente, quei crostoni erano oggetto di bonifica e a sostegno di questa tesi riportano fotografie di “unghiate” sulle concrezioni di Marina Grande, attribuibili ai tentativi di asportazione da parte di macchine scavatrici. Inoltre, secondo indiscrezioni degli abitanti della zona, i lavori di bonifica si sarebbero interrotti a seguito di una violenta mareggiata.

Per il sindaco, al contrario, gli unghioni testimoniano che la rimozione della parte emergente è stata fatta, ma confessa: “Anch’io non sono tranquilla e credo serva monitorare costantemente, perché, in effetti, se come notano i cittadini la situazione è cambiata e il tempo in cui i crostoni emergono non è breve ma prolungato, allora non escludo la necessità di un ulteriore sopralluogo ARPAL, e ancor meglio servirebbe, con l’aiuto dei cittadini, riuscire a fare insieme una sorta di rapporto sul tempo di esposizione all’aria dei crostoni”.

Il caso Stoppani, fotocopia di tante situazioni in Italia ed emblema di incomprensioni tra bonifica e cittadini diventa anche il segno che a volte la coscienza civica-ambientale può riaprire la partita. E se i crostoni in futuro si dovessero rimuovere? “Ottenere i soldi dallo Stato non è mai facile, ma per la salute degli abitanti farei forti pressioni” chiosa il Sindaco.

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche dall'alto, ottimo sul dorso di un cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Aperitivo, spritz o Mojito. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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