Schermata 2016-12-13 alle 10.07.01Secondo la FAO, ogni anno perdiamo circa 5.3 milioni di ettari di foreste ogni anno. Perché? Quali sono le principali cause di deforestazione? Secondo l’osservatorio della NASA la deforestazione è collegata principalmente alle materie prime agricole.

Allevamenti bovini (carni, cuoio), soia, legname/carta, olio di palma (biocarburanti e alimentare) provenienti da 8 paesi (Brasile, Indonesia, Malesia, Congo, Papua Nuova Guinea, Bolivia, Argentina e Paraguay) sono i responsabili di più di un terzo della distruzione delle foreste (rapporto del Center for Global Development CGD).

Schermata 2017-02-16 alle 16.50.21

Il principale importatore di materie causa di deforestazione è la Cina, soprattutto per il suo alto consumo di legname e carta, importati da Malesia, Papua Nuova Guinea e Indonesia, e per quello di olio di palma.

L’Europa non è da meno. In seconda posizione per importazioni di prodotti che causano deforestazione, consuma molte carni del Brasile, soia dall’America Latina e olio di palma dall’Indonesia.  L’olio di palma, in particolare, costituisce l’11% del totale dei prodotti causa di deforestazione importati dall’Europa, contro ad esempio il 56% costituito dalla soia.

Sempre secondo il rapporto di CGD, la carne bovina è tra i prodotti “peggiori” per il clima e per l’ambiente. Da sola, secondo alcuni calcoli recentemente contestati, è stata responsabile di 739 milioni di tonnellate di CO2 (circa la metà del totale), di cui 645 milioni solo in Brasile, e ha causato due terzi di tutta la deforestazione (2,6 milioni di ettari) solo dal 200 al 2009. I prodotti derivati dal legno, carta e cellulosa inclusi, sono la seconda fonte di emissioni con 481 milioni di tonnellate di CO2, mentre la coltivazione di soia è stata la seconda causa di deforestazione con mezzo milione di ettari rasi al suolo.

Schermata 2017-01-19 alle 17.59.11

Torniamo all’olio di palma. Quello di cui parliamo non è solo quello del settore alimentare. Anzi. Il grosso finisce piuttosto nei serbatoi. E’ biodiesel. Più di metà dell’olio di palma d’Europa finisce nei trasporti: è il biocarburante più popolare nel nostro mercato e l’Europa è il secondo più grande importatore nel mondo, con 6,9 milioni di tonnellate (negli USA va meglio la soia, ancor più dannosa in termini di deforestazione). Eppure gode, come tutti i biocarburanti, di sgravi fiscali e altri sussidi. E inquina fino a tre volte di più di benzina e gasolio.

Gli alberi vengono distrutti anche per far posto alle miniere di carbone. E così il danno è moltiplicato.

La ONG Fern ha lanciato un  rapporto, a fine 2015, intitolato “Doppio pericolo: la minaccia del carbone per le foreste” nel quale si dice che 11,9 milioni di ettari di foresta in tutto il mondo sono a rischio di esser tramutate in miniere di carbone. In un sito interattivo, si dà un quadro globale di dove le foreste sono minacciate da nuove concessioni minerarie. Al di là del ‘doppio smacco’ di radere al suolo le foreste bruciando il carbonio contenuto ed emettendo grandi quantità di CO2, impedendo alla foresta di fare il suo lavoro di “assorbente”, c’è “il suo impatto devastante sulle comunità che dipendono dalla foresta”. I luoghi dove la bomba ecologica è pronta a detonare sono diversi, ma le aree maggiormente estese sono in Australia, Canada, Indonesia, India, Colombia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Repubblica Democratica del Congo.

L’impatto delle miniere sulle foreste tropicali è in crescita a causa della crescente domanda e dei prezzi elevati dei minerali. I progetti minerari sono spesso accompagnati da costruzione di infrastrutture importanti, come strade, ferrovie e centrali elettriche, che mettono ulteriormente sotto pressione le foreste e gli ecosistemi d’acqua dolce.

Schermata 2016-12-13 alle 10.27.01 Soia, legname/carta, olio di palma (biocarburanti e alimentare) e allevamenti bovini (carni, cuoio), si diceva, sono le materie prime per le quali sono avvenute molte deforestazioni. Tra i vegetali, più di tutti, la soia, come si evince dai grafici della Commissione europea. In seconda posizione, il mais. Mentre il comparto vincente dal punto di vista dell’impegno sostenibile (all’interno del quale le aziende hanno preso almeno un impegno rilevante) risulta essere quello dell’olio di palma. Segno che le campagne di sensibilizzazione sortiscono effetti positivi. Perché non farle anche per il legname e la carta, la soia e soprattutto gli allevamenti?

Schermata 2016-12-13 alle 10.31.33

Andiamo ora in Italia e vediamo come si comporta il nostro paese. Stando ad un altro rapporto della ong FERN del 2015 sulla riduzione delle foreste tropicali, l’Italia è uno dei 5 paesi europei con la maggiore responsabilità. Importa 1,7 milioni di tonnellate di olio di palma l’anno. Ma l'”imputazione” non arriva per merendine industriali e per il biodiesel (l’olio di palma certificato, ad esempio, è la materia prima per il biodiesel alla nuova raffineria Eni di Venezia Marghera e nella futura raffineria di Gela): la nostra maggiore colpa a quanto pare è allo stesso tempo uno dei fiori all’occhiello del bel paese: il cuoio.

Schermata 2017-02-16 alle 13.56.37

La Francia primeggia nel consumo di soia, tra le materie prime più colpevoli di deforestazione, la Gran Bretagna per le carni e la Germania per l’olio di palma.

A proposito di palma, l’Italia ne importa migliaia di tonnellate l’anno: nel 2015 circa 1.600.000. Il principale settore di utilizzo è quello industriale: bioenergetico, oleochimico, zootecnico, farmaceutico e cosmetico. Il 46% è per il biodiesel. Il 21% è destinato all’alimentare di cui la metà è per l’industria dolciaria.

95% di tutto il biodiesel che si produce in Italia si fa con olio di palma. 

Il 59% di tutto il biodiesel che si consuma in Italia è biodiesel ottenuto da olio di palma.

Se si fa un confronto tra i comportamenti riguardo alla terra, la Malesia ha destinato alle colture il 23,9% della sua superficie, contro ad esempio l’Italia che ne ha destinato il 47%. La Malesia vuole mantenere a foresta oltre il 50% del territorio, stando a quanto rilevato dalla Banca mondiale.

 

 

Share this article

Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

Facebook Comments

Post a comment

quattro × 3 =