È il più piccolo cetaceo e il più minacciato del mondo. É la focena del Golfo di California (Phocoena sinus) anche detta Vaquita, dallo spagnolo “piccola vacca”. Critically endangered è il verdetto della IUCN (International Union for Conservation of Nature). Il suo destino è legato alle nostre prossime mosse. Se non faremo nulla nel 2018 ci lascerà per sempre. Dal 2011 – in soli sei anni – la popolazione è precipitata del 90%: da 250 individui oggi ne restano una trentina.

La vaquita assomiglia a un delfino, ma scientificamente non lo è. Fa parte della famiglia delle focene. A differenza dei loro cugini delfini sono cetacei più piccoli, più tozzi, hanno un muso arrotondato, denti a spatola e una pinna ben triangolare. La vaquita misura 1 metro e mezzo per 50 kg ed è stata ribattezzata dal Wwf panda del mare; un po’ per i suoi occhioni contornati di nero e un po’ perché in serio pericolo come i giganti delle foreste di bambù.

Ma perché sono a un passo dall’estinzione? La colpa, neanche a dirlo, è dell’uomo. La prima sfortuna delle vaquite è di vivere in un’area ristretta: è una specie endemica del Messico che abita soltanto il nord del golfo di California. La seconda sfortuna è di morire impigliata. Il panda del mare non è una vittima diretta della pesca, ma finisce nelle reti da posta usate per catturare il Totoaba (Totoaba macdonaldi), pesce messicano la cui pesca è illegale già dal 1975.

Il fatto sconvolgente è che a fare gola non sono le bianche carni del Totoaba ma la sua vescica natatoria essiccata. Il mercato cinese detta l’alta domanda, considerandolo non solo un piatto prelibato ma la medicina tradizionale attribuisce alla vescica delle virtù terapeutiche.

Purtroppo la superstizione asiatica è rea di tanti traffici di natura: dando poteri curativi o afrodisiaci a zanne, corna e viscere, è responsabile dell’uccisione di migliaia di elefanti, rinoceronti e tigri. Il commercio illegale di parti di animali muove banconote al pari di quello dei metalli preziosi e delle droghe. Le cifre a Hong Kong parlano di 130.000 US$ per la vendita di una grande vescica. In genere, il prezzo è di 20 mila dollari al kg: non a caso la vescica di Totoaba è stata soprannominata la cocaina acquatica.

Le misure per proteggere il Totoaba e di conseguenza la Vaquita finora sono andate a rilento. C’è stato un parziale divieto messicano delle reti da posta nel maggio 2015. Sono stati fatti incontri trilaterali tra USA, Cina e Messico, uno ad ottobre 2015, organizzato dall’agenzia statunitense Fish and Wildlife Service e un altro in occasione della 17° conferenza CITES in Sudafrica nell’ottobre 2016.

Nonostante la rimozione delle 374 reti nel Golfo di California da febbraio 2016 ad aprile 2017 il declino non si è arrestato. Da gennaio di quest’anno abbiamo perso 6 vaquite.  Soltanto da gennaio 2017 la Cina ha intensificato i controlli nei mercati del pesce, come in quello importante di Guangzhou.

Tutto è perduto? Uno scossone sembra arrivare in questi giorni.

A scendere in campo è l’ambientalista holliwoodiano Leonardo Di Caprio con la sua fondazione. L’attore il 7 giugno ha firmato un accordo assieme al Presidente del Messico Enrique Pena Nieto, e all’imprenditore delle telecomunicazioni Carlos Slim anche lui a capo di una propria fondazione. I tre hanno siglato un Memorandum of Understanding (MoU) per proteggere le Vaquite.

Si tratta di un piano di emergenza in quattro mosse: divieto permanente delle reti da posta (controlli a tappeto severi in tutta l’area); recupero di tutte le reti “fantasma” cioè quelle abbandonate o perse che continuano a pescare lo stesso; controllo della rotta verso gli Stati Uniti e sui mercati ultimi asiatici; fornitura alla comunità locale di strumenti e tecniche di pesca sostenibili.

Ce la faremo? Il conto alla rovescia prosegue. Abbiamo tra le mani l’ultimo tentativo.

Share this article

Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche dall'alto, ottimo sul dorso di un cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Aperitivo, spritz o Mohito. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

Facebook Comments

Post a comment

5 × uno =