Firenze, 9 ottobre 2019 (dalle nostre inviate) – Greta c’era, a Didacta2019, anche se non personalmente. Greta, gli studenti di tutto il mondo, il cambiamento climatico, la sostenibilità, il cambiamento, gli insegnanti innovatori. La scuola che cambia e impara dagli studenti, i docenti che cambiano la società e l’economia.

Apre il ministro Lorenzo Fioramonti e loda senza mezzi termini il movimento dei giovani dai quali dobbiamo imparare, che dobbiamo ascoltare per reimparare a dare ascolto alla scienza.

E’ necessaria una rivoluzione culturale, spiega il ministro, intervistato da Rossella Muroni a Didacta.

Quanti punti di Pil vale la Scuola? Chiede Muroni. E Fioramonti: “Tutto e di più. Noi abbiamo una visione della produttività che è sbagliata in partenza, fino a qualche tempo fa poteva pure andar bene, ma ora, nel XXI secolo, non si può più concedere. Noi oggi vediamo spesso la scuola dal punto di vista della produttività e molti la vedono come “spesa necessaria”. No, non è così. se non avessimo le scuole non avremmo le aziende, non avremmo realtà produttive. Tutte le cose essenziali nello sviluppo economico vengono ridicolizzate da chi fa sviluppo economico. E così danneggiamo le fondamenta sociali. Il nuovo modello industriale ha la scuola come investimento, perché gli insegnanti sono produttivi, e la loro produttività non si misura con le ore in cui stanno in classe. Sono loro a rendere la società possibile, senza quei fondamenti la società non esisterebbe. Eppure noi continuiamo a pensare che valga solo la punta dell’iceberg, e non la base. 

Di sostenibilità,  di Agenda2030 – commenta Muroni – parlano tutti i politici, eppure ho l’impressione che ci sia un’arretratezza culturale enorme da questo punto di vista nella classe politica e nella classe dirigente…

E’ vero, conferma il ministro: “Nell’agenda politica internazionale, il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile sono cose già nelle carte da tempo. Le pressioni dal basso con gli studenti, l’imprenditorialità innovativa e ecologica, le tecnologie che ci consentono di fare questo passaggio ci sono. Ma le politiche industriali sono rimaste nel ventesimo secolo. Manca la cosa principale, un tassello fondamentale che serve per incastrare le cose. Adam Smith a suo tempo propose un nuovo modello di valore della produttività. Noi possiamo fare il salto successivo. Se cambiamo le regole della produttività, gli insegnanti risultano tra i più produttivi, mentre diventa chiaro che le aziende petrolifere sono le meno produttive, perché producono un valore inferiore a quello dei danni che causano”.

La scuola ha ruolo centrale dal punto di vista culturale, ma riguardo all’Agenda2030, la scuola com’è messa?  I contenuti trasmessi dalle scuole (ad esempio, a Ingegneria si parla di termovalorizzatori, presentati come soluzione positiva per la gestione dei rifiuti) non mi paiono sempre in linea, continua Muroni.

E Fioramonti: “Le scuole, le università, gli enti di ricerca sono pronti, le proposte sono tante, gli studenti delle manifestazioni lo confermano: la scuola sta uscendo da un guscio e rivendica le proprie eccellenze, finora non valorizzate. Io mi rifiuto di accettare l’assunto secondo cui un ministro che parla di scuole migliori, sicure, innovative, sostenibili, è come se parlasse di utopie. Non è impossibile. Non lo è in africa, mi rifiuto di pensare che lo sia in Italia”.

Vedi anche “La scuola secondo Fioramonti”, intervista al ministro 

 

Rossella Muroni, deputata eletta con LEU, componente della Commissione Ambiente ed ex presidente di Legambiente, crede che il ministro Fioramonti abbia in mano “la chiave giusta” per attuare il cambiamento. Nell’intervista rilasciata a giornalistinellerba.it a Didacta2019 parla di questo e di come l’educazione alla sostenibilità passi anche attraverso educazione al linguaggio e alla capacità di dialogo nel rispetto. “La contrapposizione violenta che spesso troviamo sui media non può essere il metodo di confronto della nostra società”.

Anche Michela Mayer, da sempre all’avanguardia nella ricerca sull’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile, a Didacta2019 in veste di responsabile educazione di IASS (Italian Association for Sustainability Science) e conduttrice della seconda parte del panel P come Pianeta, spera nell’azione del ministro: “Ha parlato con chiarezza e dando direzioni che andrebbero finalmente ascoltate”.

“E’ finita l’epoca  in cui la scuola dava informazioni. La scuola oggi deve insegnare ad usarle, connettere le informazioni, ad inserirle in un sistema di pensiero che tutte le discipline insieme gli devono dare”.

A Didacta2019 c’è anche Giornalisti Nell’Erba, infatti. A rappresentare il nostro progetto, Stefania Russo, docente dell’Istituto Omnicompresivo di Bovino (Foggia) che da anni è nella Rete gNe (ed è riuscito a fare diventare il Comune, il primo comune gNe d’Italia), è promotore di buone pratiche per l’intera comunità, ha vinto moltissimi riconoscimenti, grazie ad un team di insegnanti capaci, appassionati, competenti, guidati dal preside della Rete gNe Gaetano De Masi.

 

 

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