Come tanti insegnanti d’Italia, in questi giorni siamo state impegnate a cercare soluzioni per la didattica a distanza. Mentre molti docenti si stanno attivando (e nelle regioni del nord Italia si erano già attivati dalle scorse settimane) in modo autonomo, dal Ministero sono arrivate l’8 marzo delle linee guida che evidenziano la necessità di mantenere attiva l’istruzione ‘da casa a casa’ e invitano a privilegiare la relazione con gli alunni anche a distanza. La scelta delle modalità con cui farlo è rimessa alle scuole, dove in molti casi – anche pagando lo scotto degli scarsi investimenti destinati alla scuola in passato e della mancanza di una visione a lungo termine sul tema istruzione  – ci si è concentrati molto sulla ricerca di strumenti e forse meno sull’individuazione di strategie per dare corpo all’aspetto relazionale della didattica, sottolineato dal Ministero.

Ricordando che l’istruzione produce e genera valore anche in ottica di PIL (aspetto spesso misconosciuto perché i prodotti del nostro lavoro non sono sempre immediatamente evidenti), riteniamo che in questa circostanza particolare la scuola possa e debba esprimere tutto il valore di cui è capace, mettendosi in evidenza come punto di riferimento etico e non solo come “trasmittente” di sapere. Il tutto senza dimenticare la sostenibilità, che in questo caso vuol dire soprattutto fare i conti con i limiti di mezzi, modalità di accesso, tempo e… giga con cui tanto i docenti che gli alunni e le loro famiglie devono fare i conti.

In queste righe intendiamo quindi proporre qualche riflessione e qualche idea per la didattica a distanza con la “cassetta degli attrezzi” del metodo Giornalisti Nell’Erba, creando relazioni proficue e vitali e sfruttando questa situazione insolita per stimolare tutta la comunità educante alla cittadinanza attiva.

La programmazione del lavoro didattico dev’essere ovviamente calata nel contesto, ora più che mai. Non ci concentriamo quindi sui mezzi e gli strumenti, ma sulle idee. Al centro i ragazzi, che con il metodo gNe diventano realmente protagonisti attivi dell’apprendimento/insegnamento.

Rendiamo gli studenti protagonisti del loro sapere. E’ il momento perfetto per attivare le competenze didattiche dei nostri studenti: proponiamo loro di costruire piccole lezioni per istruire i compagni a distanza. Magari sanno usare gli strumenti meglio di noi e ci daranno utili suggerimenti. Inoltre – lo dicono i pedagogisti, ma lo sappiamo anche noi – solo quando si sa spiegare una cosa si sa di averla imparata. Non c’è quindi miglior modo di constatare gli apprendimenti, che è ciò che davvero conta anche senza scomodare gli interrogativi sulle modalità di valutazione della didattica a distanza.

Scegliamo e diffondiamo informazione accurata. Forniamo ai ragazzi fonti giornalistiche di qualità, articoli scientificamente fondati e che contengano dati verificati e verificabili. Insegniamo a distinguere fatti da opinioni. E’ il momento della responsabilità, in cui oltre a stare a casa per non diffondere il virus bisogna verificare le informazioni, soprattutto prima di diffonderle: rinforziamo quindi le competenze di verifica della notizia, magari proponendo “sfide” che i ragazzi potranno svolgere insieme ai loro familiari, sensibilizzando ed educando in questo modo anche gli adulti.

Stimoliamo a produrre buona informazione. I ragazzi potranno produrre articoli su ciò che stanno vivendo, utilizzando varie modalità di documentazione ed espressione (scrittura, video, fotografia…). Nelle consegne potremo dare stimoli per creare informazione accurata, distinguendo anche nella produzione i fatti dalle opinioni. Ma lasciando il giusto spazio all’espressione delle emozioni, che nell’ambito della relazione educativa – e in questo periodo più che mai – devono essere ascoltate con attenzione.

Pensiamo attività creative. La didattica a distanza evidenzia definitivamente i limiti della lezione frontale. Le videoconferenze o i video didattici che magari faremo possono quindi essere l’occasione per una mini-lezione proporzionata al tempo di attenzione (e alla disponibilità di giga!) che si può avere davanti a uno schermo, ma sfruttiamo questo tempo anche per proporre attività più creative, che i ragazzi possano svolgere in un tempo più disteso e anche non davanti allo schermo. Magari esercitando competenze trasversali o mixando col giornalismo altri saperi poco sfruttati in classe: manualità, tradizioni, arti performative…

Facciamo davvero comunità educante. Proponiamo attività didattiche (sostenibili in termini di tempo e impegno richiesto) in cui i ragazzi possano coinvolgere un familiare o affiancarlo nello svolgimento di compiti domestici. Chiediamo loro di condividere con gli adulti di casa i risultati delle attività di verifica della notizia, o di leggere insieme, o di inventare e raccontarsi reciprocamente storie. Alimenteremo il circolo virtuoso della relazione educativa e della costruzione di comunità educante, oltre che quello della diffusione della cultura.

Promuoviamo la collaborazione, anche a distanza. Gli strumenti online si possono sicuramente prestare a declinare le attività cooperative in ottica di didattica a distanza. Non dimentichiamo che il giornalismo è di per sé attività collaborativa/cooperativa, e che le redazioni si avvalgono abitualmente del contributo di collaboratori che lavorano da remoto. Approfittiamone, distribuiamo ruoli e compiti, affidiamo la responsabilità di seguire una consegna in autonomia e di consegnare i pezzi entro la scadenza data. Sarà una competenza fondamentale nel mondo del lavoro – di qualunque lavoro.

Collaboriamo noi per primi. La cultura non è divisa in discipline. Informiamo i colleghi del nostro procedere e approfittiamone per stimolare in noi stessi e nei ragazzi un approccio transdisciplinare. Il giornalismo è transdisciplinare per definizione e le piattaforme didattiche possono fornirci tanti strumenti per mettere su un laboratorio creativo a distanza.

 Ragazzi, diciamo anche a voi! La scuola sarà chiusa fino al 3 aprile. Vi si chiede un grande atto di responsabilità: state a casa, come dobbiamo fare, e utilizzate questo momento per recuperare e approfondire. Siate positivi, attivi e proattivi: proponete, create, scrivete, documentate quello che vivete e che vi circonda. Ideate minilezioni per i compagni, con i mezzi che sentite più adatti a voi, e poi proponetele ai vostri insegnanti. Ricordate che se sapete spiegare una cosa agli altri possedete la conoscenza. Per esempio: come spieghereste analisi del periodo? E un argomento nuovo di geografia? Sarete di esempio e guida per i vostri pari e anche per gli adulti. E questo momento si trasformerà in un’occasione di crescita, sia per voi giovani che per noi grandi.

Giuditta Iantaffi e Ilaria Romano, insegnanti, sono coordinatrici della Rete nazionale Docenti Giornalisti Nell’Erba e autrici dell’ebook Il metodo Giornalisti Nell’Erba. Una cassetta degli attrezzi per l’educazione allo sviluppo sostenibile (Il Refuso editore, 2019).

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