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Italia sotto accusa, ancora una volta e per la stessa ragione: l’ambiente e le politiche che mancano. Oltre che per la gestione dei rifiuti e quella delle acque reflue urbane (in questo caso si attende la sentenza della Corte europea), si è aperta il 15 febbraio la seconda fase della procedura d’infrazione che coinvolge la qualità dell’aria: sotto inchiesta le emissioni nocive di biossido di azoto (NO2) presenti nelle nostre città. Questione diversa dallo scandalo diesel-gate ma che vede come maggior imputato lo stesso soggetto: l’auto diesel.

Mauro Albrizio, Legambiente

Mauro Albrizio, Legambiente

Sono 12 le aree metropolitane, sostanzialmente del centro nord tra cui Milano, Torino, Firenze e Roma, ad essere sotto la lente d’ingrandimento europea. “È evidente che da subito in queste città bisogna intervenire con delle misure di contenimento del traffico e di incentivazione per il trasporto pubblico locale. Importante sarà seguire l’argomento e vedere come il governo negozierà con la commissione – afferma Mauro Albrizio, responsabile ufficio di Bruxelles di Legambiente – va ricordato, però, che questo è solo un pezzo di un problema ben più grande che interessa oltre l’Italia anche il resto d’Europa (nella procedura sono coinvolte infatti 23 aree metropolitane tra cui anche Londra, Parigi e Berlino) e che non riguarda solo biossido di azoto ma le polveri sottili in generale. Questa, quindi, deve essere l’occasione per mettere in piedi davvero un’azione urgente per combattere lo smog a tutto campo, c’è di mezzo la vita delle persone”.

Ma come funziona una procedura d’infrazione e cosa rischia l’Italia?
Rischiamo una multa salata. Una procedura di infrazione si articola su 3 fasi antecedenti la Corte di giustizia.
La prima fase è relativa alla messa in mora dello Stato che non ha fornito adeguate informazioni sull’argomento. Nella fase 2 , quella dove si trova ora l’Italia per il biossido di azoto (aperta il 15 febbraio), giunge allo Stato membro una lettera di avviso motivato: l’Europa comunica che in base alle informazioni fornite, la norma non viene applicata per una serie di motivi (nel nostro caso il superamento dei limiti stabiliti del biossido di azoto). Da questo momento si hanno 2 mesi per fornire una risposta su ciò che lo Stato intende fare per mettersi in regola. E partono, quindi, le negoziazioni sull’argomento che, di fatto, dilatano i 2 mesi inizialmente previsti.
In base agli esiti dei negoziati, nella fase 3 o si chiude la procedura perché si è raggiunto un accordo sulle politiche da mettere in campo oppure lo Stato viene mandato davanti alla Corte europea di giustizia (Lussemburgo).
Una volta alla Corte si attende la sentenza. Sentenza che deve essere rispettata da parte dello Stato altrimenti scatta la multa. In media, dall’avvio della procedura d’infrazione (iniziata lo scorso anno per l’affare Italia – biossido di azoto) alla sentenza della corte, ci vogliono circa 54 mesi.

Le polveri sottili in Italia
È solo il biossido di azoto il nostro problema? No, la faccenda è ben più grave, come detto prima da Mauro Albrizio. A preoccupare, infatti, è lo smog in generale e le sue polveri sottili (Pm 2,5 e PM 10). Le auto ed i mezzi di trasporto, sono solo una parte della causa dell’aria irrespirabile. Non va dimenticato, infatti, che in Europa le emissioni nocive delle nostre città provengono in prevalenza dagli edifici (parliamo di emissioni due o tre volte superiori rispetto al settore dei trasporti).
In generale, nel 2016 è Torino a detenere il triste primato di città più inquinata d’Italia con i suoi 86 giorni oltre la soglia limite di polveri sottili consentita per legge. Seguono Frosinone (85), Milano e Venezia (73), Vicenza (71), Padova e Treviso (68), Pavia (67), Asti (66), Mantova, Brescia e Alessandria (65). La prima città del sud Italia presente in classifica è Napoli con i suoi 57 giorni di sforamento. Roma, invece, fa un po’ meglio delle altre metropoli italiane con 41 giorni oltre la soglia. Secondo i dati Arpa, a Torino le polveri sottili provocano la morte prematura di circa 900 persone l’anno.
A livello comunitario, il Paese che vanta il triste primato di morti premature è proprio l’Italia, dove l’82% della popolazione vive in luoghi che superano gli obiettivi di qualità di lungo termine stabiliti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).
Tutto questo si evince anche dalla mappa interattiva fornita dalla World Health Organization (a questo link), dove si vede chiaramente che nel centro e sud Europa, l’Italia è l’unica ad essere priva di spazi in cui l’aria può essere definita “salubre” (in verde sulla mappa).


È vero, noi italiani abbiamo la peggiore aria d’Europa, addirittura ci sono zone della pianura padana paragonabili a quelle cinesi dove è in corso l’air-pocalypse. Ma se fino ad ora avete pensato di scappare: fatelo pure ma per altre ragioni. Infatti, secondo l’Agenzia per l’Ambiente, in Europa lo smog provoca 467 mila morti premature l’anno. L’OMS, invece, con il report “Ambient air Pollution: a global assessment of expure and burden of desease“, ci informa sulla situazione globale: il 92% delle persone del pianeta (più di 9 su 10), respira aria con polveri sottili che sforano le soglie limite e le morti premature ammontano a circa 6,5 milioni l’anno.
Dal settore dei trasporti alla riqualificazione degli edifici, dall’efficientamento energetico alla mobilità sostenibile: è il momento di spingere verso questa direzione perché, ricordando lo splendido striscione di Legambiente: “ci siamo rotti i polmoni“.

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Foto di Legambiente

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Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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