“Gli eventi delle scorse settimane hanno causato più di un miliardo di danni a un territorio già fortemente provato da mesi e mesi di pandemia. Il Piemonte è una terra che non chiede mai nulla a nessuno, ma stavolta abbiamo bisogno che lo Stato e l’Europa siano al nostro fianco e ci sostengano” queste le parole del presidente Cirio sui danni causati  dalle piogge torrenziali di inizio Ottobre in Piemonte. Infatti delle somme stanziate nel Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea ben 34 milioni sono destinati al Piemonte per gli interventi di ripristino della funzionalità idraulica, a seguito delle alluvioni del 2019 in più 10 milioni per i danni di inizio Ottobre 2020, i quali sono stati già richiesti e ottenuti dalla regione in tempi brevissimi  grazie alle  agevolazioni burocratiche  ottenute per attivare i lavori di ripristino tempestivamente.
Purtroppo però nel nostro paese non è solo il Piemonte ad essere a rischio di innumerevoli danni e perdite di soldi ogni anno; Il sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente scrive: “Ogni due anni l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale presenta il Rapporto nazionale sulla situazione del dissesto idrogeologico nel Paese. Gli ultimi dati disponibili sono quelli presentati alla Camera dei deputati nel luglio del 2018, secondo il quale è a rischio il 91% dei comuni italiani (88% nel 2015) ed oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità.

Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila km2). Quasi il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9% (oltre 1 milione) in zone alluvionabili nello scenario medio.” Sul loro sito sono presenti tre link:

Mappa delle aree a rischio frane

Mappa  dellearee a rischio  alluvioni 

Rapporto sul dissesto idrogeologico

Mentre i ricercatori Jrc (Joint research center) dell’Unione Europea hanno raccolto dati provenienti dalle stazioni di monitoraggio delle precipitazioni degli  Stati membri dell’Ue e della Svizzera e hanno  prodotto una banca dati dell’erosività delle precipitazioni (Redes – Rainfall Erosivity Database on the European Scale) e una mappa dell’erosività della pioggia, i quali confermano che le precipitazioni hanno più probabilità di causare l’erosione del suolo nelle regioni mediterranee e alpine che nel Nord Europa, con l’Italia che emerge tra tutti  nella cartografia del rischio.

“Il dissesto idrogeologico porta via suolo che non recupereremo più con pesanti conseguenze per l’economia del Paese. Per recuperare un solo centimetro di suolo occorrono, in alcuni casi, ben 100 anni” spiega Domenico Guida, professore di geomorfologia dell’università di Salerno, e aggiunge “il 18% dei Beni Culturali italiani è a rischio frane, mentre sono 40.000 i Beni Culturali in aree a pericolosità idraulica  e 9 milioni di persone risiedono in aree a pericolosità idraulica.  Complessivamente, le imprese esposte a rischio alluvioni in Italia sono più di 576.000. Il dissesto idrogeologico porta via suolo che non recupereremo più con pesanti conseguenze per l’economia del Paese. Per recuperare un solo centimetro di suolo occorrono, in alcuni casi, ben 100 anni. Lo stato di dissesto idrogeologico non può essere affrontato in termini riduzionisti e settoriali, altrimenti si rischia di non tenere conto delle altre pericolosità e rischi naturali. Condizioni che in altre nazioni vengono definite “multi-rischio.” Effettivamente essendo il nostro un paese così vulnerabile ai rischi idrogeologici, si dovrebbe cominciare ad attuare delle politiche preventive e non ‘curative’ per arginare i possibili danni. 

Secondo l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) Redes (Rainfall Erosivity Database on the European Scale), può essere utilizzato per identificare alcune tendenze e rischi del cambiamento climatico, il che risulterebbe molto vantaggioso poiché i dati possono essere utili per la pianificazione delle colture di rotazione per evitare la pioggia estrema e l’elevata erosività che può ridurre o distruggere completamente colture permanenti come l’olivo, vigneti e alberi da frutto, che sono particolarmente importanti nella regione del Mediterraneo.

Questi sono dati allarmanti all’alba di un cambiamento climatico che comporti degli eventi  atmosferici più violenti e insistenti, davanti ai quali non possiamo farci trovare impreparati o ci saranno delle conseguenze devastanti.

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