Usciti oggi dall’Onu due documenti ufficiali frutto di quasi un anno di lavoro sui cambiamenti climatici. Il primo è il rapporto di sintesi del Dialogo di Talanoa (leggi anche qui), che riassume i 471 contributi raccolti dal portale durante l’anno, compreso il Report speciale dell’IPCC sulle conseguenze di un riscaldamento globale di 15°C. Il secondo è l’Yearbook for Global Climate Action con 9000 impegni – da città, regioni, imprese, investitori e società civile – ai quali partecipano 128 Paesi (il 16% della popolazione globale), circa 240 stati e regioni e più di 6000 aziende in 120 nazioni, rappresentanti un’attività economica di circa 36  mila miliardi di dollari.

Come si vede dal grafico dell’Annuario, basato sui dati del Global Climate Action Portal (NAZCA), sembrano molte le parti interessate che agiscono in tutte le regioni del mondo per il clima. Mentre l’Europa è la regione con il maggiore aumento del numero di parti interessate tra il 2016 e l’ottobre 2018, anche il numero di parti interessate in Asia, Africa, America Latina e Caraibi sta crescendo in modo significativo, aumentando circa il 30, il 20 e il 20 percento, rispettivamente.

 

Le due pubblicazioni, in estrema sintesi, raccolgono di fatto al momento solo desiderata. Ma dicono pure che se non si passa, molto velocemente e con accelerazione evidente, ai fatti concreti (“tutti gli attori – governativi e non governativi, pubblici e privati ​​- devono urgentemente accelerare il ritmo dell’azione“), gli obiettivi dell’accordo di Parigi saltano e gli effetti dei cambiamenti climatici peggiorano di giorno in giorno.

La realtà è semplice: mentre si “dialoga”, le emissioni di gas a effetto serra, il riscaldamento globale e gli effetti del climate change aumentano. E in modo esponenziale, come sottolineato nell’Annuario dell’azione globale per il clima.

Nero su bianco, nei documenti si descrive anche come questi cambiamenti atmosferici stanno già avendo effetti devastanti, citando un totale di 11.000 eventi meteorologici estremi, tra il 1997 e il 2016, che hanno provocato circa 524.000 morti e miliardi di dollari di “perdite di opportunità di sviluppo economico”.

Il Rapporto di sintesi suggerisce anche modi per aumentare l’ambizione e indica un “potenziale inutilizzato” che, se correttamente usato, potrebbe generare 26 mila miliardi di dollari in guadagni economici e 65 milioni di posti di lavoro in energia pulita.

Tomasz Chruszczow, inviato speciale per i Cambiamenti climatici e Campione Polacco sul Clima, ne dà una sua lettura ottimistica, almeno su carta: “L’azione globale per il clima rimane la migliore risposta alle sfide dei cambiamenti climatici. L’Annuario 2018 indica in che modo l’azione può dare risultati sui Contributi Nazionali Determinati (NDC) esistenti, sull’adattamento, la mitigazione, il rafforzamento delle capacità e così via (al momento totalmente inadeguati a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi ndr). Ogni iniziativa, programma o azione sul clima aiuta a gettare solide basi per un futuro neutro dal punto di vista climatico, pacifico, resiliente e sostenibile per tutti. Le Parti e le “non Parti” collaborano per dimostrare che la cooperazione può portare a maggiori riduzioni delle emissioni, un’implementazione più rapida degli NDC esistenti e una maggiore capacità degli ecosistemi di immagazzinare carbonio atmosferico, mentre le condizioni di vita migliorano, le economie crescono e le nazioni si avvicinano a tutti gli obiettivi dell’accordo di Parigi in maniera accelerata. Gli esempi dell’Annuario di quest’anno ispireranno sicuramente azioni più ambiziose da parte dei governi e dei gruppi interessati. Rispondere alle minacce del cambiamento climatico è un’opportunità che nessuno può permettersi di perdere“.

Inia Seruiratu, ministro dell’agricoltura e della gestione nazionale dei disastri e dei servizi meteorologici nonché Campione del Clima delle Fiji, dice: “Quest’anno, l’intero processo Talanoa – come si vede nella relazione di sintesi – mostra come possiamo mettere in atto approcci e schemi globali in tutti i settori economici e nell’ambiente naturale. Con i progetti giusti, i NDC potrebbero non solo affrontare la mitigazione, ma anche l’adattamento, la resilienza alle catastrofi e l’efficienza delle risorse. Soprattutto, l’impegno delle non parti sarà essenziale per raggiungere tutti questi obiettivi“.

Le relazioni sono state pubblicate due settimane prima che i governi si riuniscano per il vertice mondiale sul clima a Katowice in Polonia (COP 24), dove dovrebbero completare l’attuazione delle linee guida dell’Accordo di Parigi.

 

 

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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