caritas 1Expo Milano 2015, 12 giugno (dalla nostra inviata) – A volte bastano piccole cose a farci riflettere su grandi temi. Lo sa bene la Caritas, presente ad Expo con la sua “Edicola” che pur senza avere grandi spazi o architetture appariscenti è riuscita a centrare più di altri padiglioni, i temi di Expo. Come nutrire il pianeta? La risposta secondo la Caritas è “Dividere per Moltiplicare”.

Per spiegare meglio questo concetto, all’interno dell’edicola della Caritas si trovano tre piccole installazioni: la prima è stata creata dagli stessi volontari dell’associazione ed è costituita da monetine da 5 centesimi (per un valore totale di circa 2 mila euro) raggruppati in una sorta di grafico in 3D in cui si può facilmente notare che la maggior parte della ricchezza del mondo è concentrata in pochissime mani.

La seconda installazione consiste in dei semplici pannelli fotografici che ricevono un senso solo se letti come un unico quadro: la vita infatti non è altro che un continuo processo di moltiplicazione e condivisione; come l’esplosione primordiale del Big Bang dalla quale si dipartono le innumerevoli particelle di materia che andranno a formare l’universo; la cellula di un feto che dividendosi crea un bambino; la spartizione di una pizza che permette di far mangiare più persone con un unico pasto; ed infine la condivisione della fatica in un campo di lavoro in India gestito appunto dai volontari della Caritas, dove solo grazie all’aiuto e allo sforzo di tutti si riesce ad andare avanti tra mille difficoltà.
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Quella che però coglie maggiormente l’attenzione del visitatore è una Cadillac nera parcheggiata in mezzo al padiglione. Non un semplice rottame proveniente da un’epoca ormai passata, ma l’opera di Wolf Vostell, uno dei precursori della video-arte. In Energia (questo il nome dell’opera del 1973, che già nella scelta del nome sembra strizzare l’occhio ai temi dell’Esposizione di Milano con trenta anni d’anticipo), l’automobile rappresenta il lusso concesso a pochi, ma che come ogni bene materiale è destinato sciuparsi velocemente. La Cadillac è attorniata da filoni di pane, un bene povero ma necessario a tutti, ricchi e poveri, disposto quasi a formare un muro che cerca di contenere la minaccia che l’individualismo porta con sé. Dentro la lussuosa automobile, infatti, alcuni grossi fucili lanciano con un chiaro riferimento alle guerre per il controllo delle risorse che come ormai siamo abituati a vedere creano vantaggi solo a pochi, a scapito della maggior parte delle persone che vivono nei territori interessati. Durante la prima esposizione dell’opera (la prima happening come si dice nel gergo artistico) i visitatori potevano prendere e portarsi via un filone di pane, avvolgendolo nel foglio di un quotidiano su cui l’autore aveva fatto stampare questa frase: “Sono le cose che non immagini che ti cambieranno la vita”. In questa maniera l’artista voleva contribuire con la sua arte a sfamare la piccola parte di mondo che avesse assistito alla sua opera, rendendo concreto il messaggio che voleva lanciare. Oggi, ad Expo, i filoni di pane non possono più essere portati via, ma i visitatori possono comunque portarsi a casa una copia di “Scarp de’ Tennis”, la rivista venduta dai senzatetto per riuscire a guadagnare qualche soldo.

Un padiglione essenziale, dunque, ma pensato e che fa pensare: uno dei pochi dove si offrono dei reali spunti di riflessione sulle tematiche dell’Esposizione Universale.
Il progetto #gNeLab Expo, che vede un “presidio” di giovani giornalisti Nell’erba a caccia di notizie su sostenibilità, innovazione, greenicità nei sei mesi dell’Esposizione universale, è frutto della partnership con Carlsberg Italia – Birrificio Angelo Poretti (birra ufficiale di Padiglione Italia)

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