La parola ERG subito richiama alla mente l’autostrada e le pompe della benzina, eppure dovrebbe evocare piuttosto le cime delle montagne e le pale eoliche, dato che ERG è l’azienda leader del vento in Italia, con una quota di mercato pari al 12% e che si posiziona in Europa tra le prime dieci: “Ormai ERG non gestisce direttamente più nulla di Oil, ha solo una piccola partecipazione in rete TotalErg, che sì, è vero, è quella che vediamo tutti i giorni per la strada, ma che resta tuttavia una società indipendente” spiega Claudio Pirani, Responsabile Sustainability, Gruppo ERG.

Il nuovo rapporto 2014 di EurObserv’ER pubblicato in questi giorni, che fotografa la situazione di energia green in Europa, lo mostra chiaramente: le rinnovabili vanno a gonfie vele, è il caso di dirlo, dato che è proprio l’eolico a dare i migliori risultati di crescita all’interno del settore delle energie pulite, avanzando soprattutto con gli impianti offshore. L’industria del vento nell’Unione Europea vale oltre 314milaposti di lavoro, di cui ben 20mila nello stivale, e un giro d’affari di 48,3 miliardi.

Parlano i numeri, le rinnovabili danno lavoro e ricchezza, non sono un freno all’economia: un milione di occupati in tutta Europa e un giro d’affari di circa 143,6 miliardi di euro fanno ben intendere che sono una medicina alla crisi economica. Eppure non sempre decollano perché trovano politiche ostili. Quarantaquattromila posti di lavoro in meno nella zona Unione Europea. Le energie rinnovabili subiscono l’impatto indiretto della crisi finanziaria e il taglio agli incentivi nei vari Stati. Così fra il 2013 e il 2014 il settore delle fonti pulite scende da 1,15 milioni a 1,11 milioni di occupati.

“Tutte le fonti rinnovabili se non hanno gli incentivi non riescono a sopravvivere. Il prezzo a cui vendi l’energia non ti permette di remunerare il capitale investito, generalmente quello che riesce a produrre una pala eolica è sempre troppo poco rispetto a quello che è il costo della pala” commenta, però, Pirani.

                                Impianto di pale eoliche offshore

Mentre per quanto riguarda la situazione incentivi eolici in Italia, Pirani risponde: “Gli incentivi ci sono, ma il problema è che si bilanciano con la politica economica. Infatti, essi vengono retribuiti in bolletta, ma poiché la bolletta vogliono diminuirla per diminuire il costo dell’energia elettrica, è stato proposto che gli incentivi vengano spalmati su più anni. Questa soluzione però metterebbe in crisi il business plan di molte aziende”.

Ad ogni modo nello Stivale non tira una buona aria anche su altri fronti. Definire un giudizio sulla situazione eolica in Italia è parecchio complicato: “Teoricamente il mercato non è saturo perché ci sarebbero ancora spazi di crescita, ma è saturo nella pratica poiché non è più possibile ottenere autorizzazioni nelle zone d’interesse di ventosità”.  Ottenere concessioni autorizzative non è facile, se da una parte ci sono i conflitti con il pubblico legati al rumore o all’impatto visivo sul paesaggio, dall’altra le zone importanti per l’intensità del vento, come ad esempio le cime dei monti, fanno in genere parte di parchi naturali.

In Nord Europa, ad esempio in Danimarca, cresce in maniera significativa l’eolico offshore, quindi i parchi di aerogeneratori installati in mare a grandi distanze dalla costa. Guardando agli 8mila km di litorale italiano, l’offshore sembrerebbe un’alternativa anche per il nostro Belpaese, ma Pirani tronca subito:  “In Italia non è previsto l’offshore sia per motivi autorizzativi sia per motivi tecnici, ad esempio perché i mari sono troppo profondi rendendo difficile ancorarsi sul fondo”.

Tuttavia, in Norvegia, risulta che abbiano trovato una soluzione a questo problema, con la costruzione di turbine eoliche su piattaforme galleggianti. Già è stato installato il primo prototipo, Hywind, una pala galleggiante realizzata dalla società StatoilHydro.

“L’installato nuovo sta precipitando, adesso siamo nella fase di installazioni delle pale eoliche autorizzate negli anni passati”. Ma allora, viene da chiedersi, qual è il futuro per l’energia del vento? “È stata firmata la carta del rinnovamento eolico perché i grandi operatori vorrebbero nei prossimi cinque anni sostituire le turbine vecchie dei loro parchi tecnologicamente anziani che hanno 15-20 anni e sono a fine vita tecnologica. Con l’installazione di aerogeneratori di ultimo livello si passerebbe da una produzione di 0.6 a 2 MW. Non resta che attendere il via libera della legislazione, che attualmente non lo permette – incalza Pirani – si potrebbero così sostituire diverse pale vecchie con una nuova più potente, andando così anche a ridurre l’impatto visivo sul paesaggio”.

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche dall'alto, ottimo sul dorso di un cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Aperitivo, spritz o Mojito. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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