zavatta2Certamente se n’è parlato tanto. Si sa che al Padiglione del Giappone, nel mese di ottobre, le ore di fila erano tantissime, si sa che il cibo nei ristoranti aveva prezzi alti. Noi di gNe ne sappiamo molto di più perché ad Expo Milano 2015 ci siamo stati 6 mesi e, se non ci avete seguiti, sarebbero troppo lunghi da raccontare adesso (ma QUI potrete fare ammenda e trovare tutti servizi realizzati). Expo è andata bene, dal punto di vista della sostenibilità. Meglio delle olimpiadi di Londra, tanto per dire: “Si pone in testa alla classifica dei Grandi Eventi più attenti all’ambiente – si legge nel comunicato – L’Expo di Milano ha fatto meglio dei Giochi Olimpici di Londra 2012, che hanno registrato il 62% di differenziata e una sola certificazione per la gestione ambientale della manifestazione”.

Ciò che forse non si sa dell’esposizione universale made in Italy è che può essere considerata il numero zero di una smart city. Una smart city che funziona, ma soprattutto che risparmia sia in termini economici che in termini di emissioni di Co2, e che è stata realizzata proprio nel Belpaese. Gloria Zavatta, Sustainability manager di Expo Milano 2015, all’indomani della presentazione del bilancio di sostenibilità dell’evento, ci racconta meriti e anche qualche retroscena, del percorso in smartainability (smart + sustainability) dell’evento più chiacchierato dell’anno.

Expo pensata come una città Smart, ma in che modo?

In un prossimo futuro, ma in parte già avviene se solo si pensa a Dubai, si stima che il 90 % della popolazione si riverserà nelle città, e sarà importante sviluppare un piano in cui approvvigionamento energetico, sicurezza, logistica, mobilità, connessione dati, siano tutte pensate in ottica di sviluppo sostenibile. Grazie anche ai partner, abbiamo pensato il sito di Expo come un grande quartiere, legato a tecnologie innovative e in questo ha fatto da prototipo.

Con questa iniziativa, RSE (Ricerca Sistema Energetico del Gruppo GSE), ha valutato che rispetto a un evento gestito attraverso situazioni convenzionali, si siano risparmiati 90 mila MWh di energia primaria da fonte fossile, 21 mila tonnellate di Co2 e 6 milioni di costi di materiali e manutenzione.

La sostenibilità non è solo costo d’investimento, ma risparmio successivo. Non si guadagna quando c’è esternalità delle risorse. Ad esempio, chi non fa la raccolta differenziata scarica i costi della discarica sulla collettività: a conti fatti, un costo maggiore che se si inviasse tutto al recupero.

Sui rifiuti, i numeri più belli del bilancio, ma ci torniamo dopo. Su quali aspetti si è concentrato il progetto di smart city?

Le smart city sono da pensare su livelli sovrapposti, non come compartimenti stagni. Quello delle tecnologie ICT (Information and Communication Technology), non solo per le comunicazioni ma anche e soprattutto per la connessione dati, ha consentito un risparmio in termini di spostamenti e un maggior controllo e monitoraggio in termini di Safe City. Certamente anche l’aspetto della così detta Smart City e Smart Building ha pesato molto: l’approvvigionamento energetico è arrivato tutto da fonti rinnovabili e certificate all’origine. Il 20 % della superficie del sito era “verde” con quasi 250 specie autoctone a tutela dalle biodiversità e determinate caratteristiche erano richieste anche per il padiglioni presenti. Ad esempio, si richiedevano tetti verdi in linea con i vari concept, per diminuire il fabbisogno energetico di raffrescamento, ma nel caso del Sultanato dell’Oman si è utilizzata la sabbia. Per evitare l’irraggiamento diretto del sole, si sono richieste pareti ombreggiate: le catene che pendevano dal padiglione dell’Ecuador, oltre ad essere di grande effetto, garantivano ombra, così come i pannelli in legno della Polonia. Ovviamente poi c’è tutta la parte inerente l’intrattenimento, si è trattato di un grande evento, l’edutainment è importante, ma anche questo in ottica smart, con dispositivi interattivi, connessione dati per i servizi (pagamenti POS) e per i visitatori.

Abbiamo visto che sono collegate: dopo la smart, passiamo ora alla sustainability. Secondo il rapporto presentato due giorni fa, quello di Expo è stato un percorso verso la sostenibilità. Qual è il giudizio?  

Il giudizio non può essere negativo, anzi. Rispetto alle stime iniziali abbiamo superato le previsioni. Dei rifiuti, circa 3700 tonnellate sono state inviate al recupero, che corrisponde a circa il 70 % del solo ultimo trimestre. C’è stata una leggera flessione nell’ultimo mese perché alcuni ristoratori avevano terminato le forniture di stoviglie compostabili. Le materie raccolte saranno inviate ad aziende le utilizzeranno come materie prime. Conai ha sviluppato un contatore, secondo il quale con il PET raccolto è possibile produrre circa 244.000 felpe in pile; con  la plastica, 2550 panchine e con l’alluminio 2850 caffettiere. Un plauso agli operatori di Amsa che si sono impegnati tanto, sempre con il sorriso di giorno e precisione nelle operazioni notturne. Per quanto riguarda l’acqua, grazie a sistemi tecnologici di diffusione e riduzione di flusso è stato possibile risparmiare fino al 50%; le acque delle falde sotterranee (quelle non potabili) sono state utilizzate per l’irrigazione e gli impianti di raffreddamento, mentre le 30 casette dei distributori di acqua hanno erogato circa 9 milioni e mezzo di litri senza contribuire all’accumulo di plastica. Infine, faremo compensazione attraverso un sistema di crediti certificati e garantiti da associazioni come WWF, per lo sviluppo di progetti sociali e sostenibili, in paesi che sono stati partner dell’esposizione ma con difficile accesso al credito.

Qual è la vetta? I numeri migliori li hanno forse i rifiuti, ma in termini di impegno cosa è andato meglio?

Devo dire che siamo molto soddisfatti del lavoro svolto. Poi, si poteva fare meglio e con meno fatica? Probabilmente sì, si può sempre migliorare.

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Approda a Il Refuso nel 2008 dove rimane in pianta stabile dal 2014, dopo una serie di esperienze lavorative nel giornalismo, la comunicazione e il management. Nel 2010, diventa giornalista pubblicista, per Giornalisti Nell'Erba ricopre prima il ruolo di responsabile relazioni esterne e coordinatore generale, in occasione di Expo è coordinatrice di #gNeLab e dal 2015 vicedirettore di giornalistinellerba.it. Ama il cibo, la musica (rigorosamente antecedente agli anni 2000) e condividere i primi due in buona compagnia.

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