Il “mostro” olio di palma è il grasso vegetale alimentare più utilizzato al mondo. Questo perché a molti prodotti alimentari serve un grasso solido. L’olio di palma, oppure ad esempio oli di colza e girasole idrogenati (margarine), oppure i cosiddetti “grassi trans”, già banditi perché considerati cattivi per la salute. L’olio di palma irrancidisce molto più lentamente di altri grassi. Sugli scaffali e nei negozi i prodotti con olio di palma durano di più senza bisogno di conservanti, e quindi non deperiscono né vanno gettati anzitempo. L’olio di palma non interferisce con il gusto dei prodotti. Non è il grasso più salubre che esista, ma nemmeno il peggiore: prima di bandirlo bisogna verificare con che cosa lo si sostituirebbe. L’olio di palma contiene acidi grassi composti per circa il 50% di saturi e il 50% di insaturi. Contiene meno grassi saturi del burro e dell’olio di cocco… Inoltre, l‘autorità europea per la salute (EFSA) ha espresso nel 2016 un parere su alcuni contaminanti di processo. Sulla base delle conclusioni di questo documento, che è in fase di revisione, la campagna anti olio di palma ha raggiunto toni di allarme. Ma è davvero cancerogeno? Dice proprio questo l’EFSA?

Dice l’Istituto Superiore della Sanità: “E’ opportuno premettere che nessun alimento o ingrediente è definibile come “tossico” di per sé, e che gli eventuali effetti negativi sulla salute vanno misurati sulla base dei livelli di esposizione. E’ altresì evidente che la valutazione degli effetti sulla salute di un alimento o ingrediente non può prescindere dall’analisi del regime dietetico complessivo e, più in generale, dello stile di vita”.

La composizione dell’olio di palma, dal punto di vista dei grassi, è per circa il 50% di saturi e altrettanto di insaturi. Il fabbisogno energetico giornaliero di una persona è di 2000 kcal e l’European food information council raccomanda che l’assunzione di grassi saturi non superi i 20 grammi al giorno.

Quando, a seguito di pubblicazioni ufficiali di ricerche, si è trattato di eliminare dalle ricette buona parte dei grassi idrogenati, l’olio di palma si è presentato subito come alternativa valida: era a portata di mano anche per quelle aziende che non avevano grandi capacità di riformulazione delle ricette, costava poco rispetto ad altri oli, e durava di più. Ed ecco perché negli studi più recenti si rilevano picchi sul consumo di olio di palma: la  graduale eliminazione di oli vegetali parzialmente idrogenati, fonti di grassi trans indesiderati, ha portato la loro sostituzione con olii come il palma.

L’olio di palma contiene 50% di grassi saturi, come si diceva: una percentuale buona rispetto al contenuto di altri grassi con usi simili come l’olio di cocco (92%), di semi di palma (84%), il burro (66%), il burro di cacao (62%) e il sego (54%). Tutti gli oli e i grassi contengono sia acidi grassi saturi che insaturi, come si vede nella tabella sotto.

acidi-grassi-oli-vegetali-tabella

La sostituzione degli oli vegetali parzialmente idrogenati con l’olio di palma riduce il contenuto di grassi trans negli alimenti che contengono gli oli vegetali. Sia i grassi saturi che quelli trans possono alzare i livelli di LDL (colesterolo cattivo). Tuttavia, a differenza dei grassi saturi, i grassi trans possono anche portare a una diminuzione dell’ HDL (colesterolo buono) e a un innalzamento dei livelli di trigliceridi nel sangue, entrambi associati ad aumento del rischio di malattie coronariche. Nel complesso, come si legge sul sito dell’Eufic (European food information council) l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) raccomanda che l’assunzione di grassi saturi e grassi trans sia la più bassa possibile.

Molte aziende alimentari, a seguito delle campagne mediatiche contro l’olio di palma, lo hanno sostituito nelle proprie ricettte. Il rischio è che la sostituzione peggiori le cose. Se ad esempio si mettesse margarina o olio di cocco o anche burro o olio di colza, non si andrebbe certamente meglio. Medici e scienziati della nutrizione, quindi, concordano unanimemente sulla ragionevolezza: tutto fa bene, tutto fa male, dipende dalle quantità, dall’equilibrio della nostra dieta. 

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Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

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