di Davide Alunno e Veronica Focaianews-2094394_960_720
Perugia – Festival del giornalismo – Oggi le guerre non si combattono più con baionette e cannoni ma a colpi di like e condivisioni.
Jonathan Albright, professore e ricercatore nel campo delle interazioni sociali, ha affrontato il tema delle fake news analizzando le loro caratteristiche, la loro diffusione e il loro sviluppo nel corso del tempo. Prendendo come esempio le elezioni presidenziali americane e la Brexit ha spiegato in modo evidente il ruolo dei social network nella diffusione di fake news. Twitter, tanto per citarne uno, è stato utilizzato da importanti politici che attraverso profili automatizzati e gli hashtag più condivisi sono stati in grado di influenzare l’opinione pubblica. Gli algoritmi dei social network analizzano, con appositi test online, la tendenza delle condivisioni. Le condivisioni riescono a rivelare le preferenze del popolo del web. In questo modo è facile scoprire quali sono i brand più utilizzati e sfruttarli a proprio favore. Un’altra strategia prevede l’utilizzo dei cookies, brevi pacchetti di dati scambiati tra programmi in comunicazione. Questi riescono a memorizzare le ricerche effettuate da colui che sta usando il computer. Le informazioni ottenute verranno poi riutilizzate per offrire migliori prestazioni a colui che li aveva in precedenza attivati. Ma la realtà potrebbe essere ben diversa. C’è infatti chi sostiene che i cookies siano utilizzati come mezzi per spiare e tenere d’occhio i cittadini. In questo mondo sempre più digitalizzato bisogna star sempre attenti a quali ricerche si fanno, perché​ la fake news è sempre dietro l’angolo.

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