Colonna è una piccola perla, incastonata tra i vigneti, e colture di kiwi e altri prodotti della terra, un paesino e una campagna che molti hanno scelto di abitare, come San Cesareo, o come Monte Compatri, Monte Porzio Catone, altre perle che nei secoli sono state castelli, borghi, residenze di imperatori, papi, principi, artisti e letterati, in fuga o in vacanza dalla capitale. L’aria buona, la vita più semplice, fuori dal caos, un’oasi di natura, vino doc, prodotti sani della terra. 

“Non si respira più”

A Colonna, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, oltre che nell’area della Casilina tra Roma e San Cesareo, però non si respira più. Finestre chiuse giorno e notte non bastano a tener fuori gli odori nauseabondi, acri, pestilenziali che provocano bruciori agli occhi e in gola, mal di testa, ansia, insonnia, problemi a respirare. Giorno e notte, puzza di bitume, di catrame, di gomma, plastica bruciata, attribuita ai fumi di alcuni bitumifici insistenti nella zona.

I cittadini si sono riuniti in comitati, gruppi e associazioni, dapprima ciascun per sé (siamo nei “Castelli”, appunto) ma ora in sinergia: il problema è comune, l’area è vasta, la situazione ormi decisamente insostenibile. Un lockdown forzato dai fumi acri che invadono giardini, campi, parchi, coltivazioni, e che obbliga a sigillare porte e finestre. Si va di giorno, si va di notte, a scattare foto, a girare video dei fumi che fuoriescono, a volte più chiari, a volte quasi neri. Le pagine di Facebook si riempiono ogni ora del giorno e della notte dei commenti, delle lamentele, delle grida di aiuto, dei suggerimenti delle migliaia di cittadini della zona. 

18 luglio, nuova manifestazione

Oggi, sabato 18 luglio è in programma una nuova manifestazione condivisa per attirare l’attenzione (a San Cesareo, alle 18, nell’area ex Cotral). L’ennesima protesta, dopo assemblee pubbliche, flash bob, denunce, esposti, lettere, richieste di accesso agli atti e alla documentazione di autorizzazione, dopo persino un blitz dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, a fine ottobre 2019, con sequestro di 44 mila tonnellate di rifiuti in 4 impianti della zona a cui hanno fatto seguito le denunce di tre dei quattro rappresentanti legali delle società. post continui sui social network, dopo richieste di intervento dell’Enea, di Arpa, appelli al ministro Sergio Costa e al sotto segretario Roberto Morrassut, richieste di incontro con le procure di Velletri e di Tivoli da parte dei tre sindaci, quello di Colonna (Fausto Giuliani), di Montecompatri (Fabio D’Acuti) e di San Cesareo (Alessandra Sabelli), ovvero i primi cittadini di quelle comunità che hanno per prime alzato la voce, tra l’Associazione Aria Pulita (Colonna), il Comitato Pro Colle Campo Gillaro ( S. Cesareo – Roma ), il Comitato di Valle Canestra, il gruppo RIFIUTI.AMO.CI (Torre Jacova – Pantano Borghese – Colle Mattia), il NOPAA Nucleo Operativo Protezione Ambiente Ed Animali Onlus ODV, il Comitato difesa per il futuro dell’ambiente (Montecompatri), il Comitato di Tutela e Salvaguardia dell’Ambiente (Monte Porzio Catone), il Comitato Alternativa Sostenibile e altri gruppi. 

Si pretende “il diritto a respirare”.

Alla vigilia, ieri, l’Associazione Aria Pulita accompagnata dal proprio legale, l’avvocato Giuseppina Tanga e dal professor Giancarlo Ceci, ha partecipato ad un incontro nella sala consiliare del Comune di San Cesareo dove erano presenti la sindaca Alessandra Sabelli, il primo cittadino di Colonna Fausto Giuliani, il sindaco di Monte Compatri Fabio D’Acuti. “Dopo un vivace dibattito , l’Associazione ha richiamato alle proprie responsabilità i sindaci interessati e li ha invitati a una collaborazione costruttiva – si legge in un comunicato dell’associazione – È stato loro  proposto di formare un “tavolo tecnico” con gli Enti e amministrazioni interessate alle vicende dell’inquinamento odorigeno. A quel tavolo saremo presenti per rappresentare centinaia di cittadini che ci hanno dato fiducia. Abbiamo riscontrato la volontà di procedere sulla linea da noi indicata. Vigileremo affinché ciò accada e non abbasseremo di un millimetro la guardia. Insieme ce la faremo”.

Esposti, denunce, indagini…

Piovono esposti e richieste di aiuto. “Le nostre case si stanno svalutando e vediamo vanificati tutti gli sforzi prodotti dai nostri nonni. Colonna era un comune rinomato per la produzione di Uva Italia, un paese costruito sull’agricoltura – scrive a fine giugno Riccardo Bartoli, il vicesindaco di Colonna, a Roberto Morassut – Oggi non sappiamo neanche se i prodotti che coltiviamo e mangiamo siano inquinati. Alla luce di tutto ciò volevo chiederle se fosse possibile autorizzare ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, che tra le varie attività svolge anche ricerca di protezione dell’ambiente e pianificazione territoriale, ad effettuare delle analisi su alcuni terreni del nostro Comune al fine di comprendere se siano inquinati e da quali inquinanti. Credo e sono certo che tale attività potrebbe essere di aiuto anche alle indagini che le procure stanno conducendo”. Indagini di cui al momento non si sa ancora nulla. 

Rilevazioni

Nel frattempo, già a settembre scorso, il Comune di Colonna si è rivolto all’Arpa Lazio chiedendo di installare delle centraline fisse per il monitoraggio continuo e per un periodo non inferiore ad un anno della qualità dell’aria. Il vicesindaco Bartoli spiega: “Ci è stato risposto che la localizzazione della strumentazione fissa e la struttura della catena modellistica sono state approvate dal Ministero dell’Ambiente e che nonostante il Comune di Colonna ricada nella zona della Valle del Sacco non era necessario installare centraline fisse. Viste però le segnalazioni pervenute e considerato che per il comune di Colonna il computo degli standard individua negli ultimi due anni l’NO2 come criticità, siamo stati inseriti per l’anno 2020 nella programmazione di misurazione con mezzi mobili per periodi temporali tali da rispondere a quanto prescritto dal d.lgs. n.155/2010 per una “misura di tipo indicativo” che permette, al contrario di una campagna singola di misura, di computare gli standard legislativi e verificarne la rispondenza ai valori normativi”. Tradotto in pratica, c’è stata una prima misurazione lo scorso anno, di una settimana e con preavviso sia di tempi che di luoghi. Poi un’altra sempre con mezzo mobile tra il 15 gennaio e il 23 febbraio, stessa cosa. E una terza campagna di misurazione che è iniziata il 3 giugno, e di cui ancora non si hanno risultati.

I cittadini, e i loro sindaci, vorrebbero sapere, capire, risolvere. Sul sito del Comune di Colonna, tanto per fare un esempio, c’è una pagina di riepilogo cronologico in cui si possono trovare i documenti su quanto l’amministrazione sta cercando di fare per venire a capo della situazione. 

Notte e giorno blindati in casa

Questa notte, come molte altre, siamo stati svegliati dall’odore nauseante e abbiamo dovuto sopportare bruciore alla gola, alle narici, problemi respiratori, combattere ansia e insonnia.  Molti di noi non sono riusciti a chiudere le finestre prima che la puzza invadesse l’abitazione ed in alcune zone la puzza è penetrata nonostante le finestre chiuse… Poi, di nuovo, questa mattina una nuova ondata di puzza.  È arrivato il momento di dire basta…” è una delle tante voci. “Pian Quintino di nuovo murati vivi, Mi raccomando però, indossate sempre la mascherina altrimenti vi ammalate! Se non fosse una tragedia sarebbe comico…”. E ancora: “L’aria è irrespirabile. C’è in gioco la salute di tutti e dei nostri figli…”, come quella, tra le tante, di una bambina asmatica a cui la mamma voleva offrire vita sana e aria pulita e chiede aiuto alle istituzioni in un pubblico appello. 

I comitati si confrontano tra loro, contattano altri gruppi e associazioni in altre zone d’Italia con problemi analoghi (in Brianza, ad esempio, in Toscana, in Emilia Romagna).

Siamo prontissimi a seguirvi dove e quando volete, siete forse l’unica speranza che ci rimane per salvare i nostri figli da quello che oramai sotto gli occhi di tutti succede qui”, scrive il Comitato Pro Colle Campo Gillaro (San Cesareo) sulla pagina dell’Associazione Aria Pulita (Colonna). Sono anni che combattono. Sono del 2014 articoli dettagliati sia sulle richieste di accesso agli atti presentate dai cittadini di San Cesareo sia sulle autorizzazioni agli impianti (ad esempio qui e qui).

E la legge?

Cosa fare? Si pensa ad un’autotassazione per avvalersi di servizi dei cosiddetti “nasi elettronici” (anche se le variabili in gioco per le rilevazioni possono rendere inutile l’operazione), si chiede aiuto ai medici di ISDE, che confermano la tossicità dei fumi di quelle lavorazioni, si coinvolgono le forze politiche (a partire dal senatore Bruno Astorre, che tra l’altro a Colonna ha il suo “feudo” elettorale, passando per il M5S, Fratelli D’Italia, e ogni altra forza di partito che voglia rimboccarsi le maniche sulla questione), si cerca di capire se sono state quantomeno adottati tutti i possibili accorgimenti per limitare al massimo le emissioni, i fumi, gli inquinanti. Un nodo fondamentale è quello del diritto, o meglio della mancanza di un vero diritto. C’è una sentenza di Cassazione su cui appoggiarsi, e ci sono anche altri appigli legali, ma manca una legge che regoli e tuteli i cittadini, come il reato di molestie olfattive. La puzza non ha una vera normativa specifica, una legge che la regoli, dei parametri che la limitino e tutelino salute e ambiente.

Il 19 giugno è andato in diretta Facebook sulle pagine della testata locale Il Tuscolo e dell’Associazione Aria Pulita, anche un intervento di Ilaria Fontana, portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, membro della Commissione Ambiente, e prima firmataria della Proposta di Legge 1440 per la “modifica al Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, concernenti il controllo delle emissioni di sostanze emananti odore”. Insomma, un passettino in avanti.

C’è chi pensa di spronare anche la parte produttiva dell’area ad azioni di tutela della salute, dell’ambiente e del territorio, pena la perdita di entrate economiche: “Oramai è una puzza quotidiana – scrive un colonnese – Se tutti boicottiamo l’economia locale forse si muoveranno. Perché come in ogni cosa è l’economia che detta le regole”. E ancora: “Chissà che cosa stiamo respirando, non mi fido delle rassicurazioni che sono state fornite, non mi fido della puzza e di chi ha permesso l’istallazione di stabilimenti del genere in una zona abitata ai confini con il parco regionale. Non posso cambiare casa! Stanco di respirare, tossire e svegliarmi in piena notte per i miasmi ho deciso di boicottare tutto ciò che in un modo o nell’altro subisce l’influenza del “catrame”. Mi dispiace molto per le attività commerciali che situate nell’area tra Colonna, Zagarolo, San Cesareo, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Pantano, Laghetto e Borghesiana ma non comprerò più prodotti dell’orto, frutta, vino locale artigianale, o quello dei Castelli Romani e, visto che sono costretto ad andare in supermercati lontani (per respirare un po’), chiaramente anche la carne, pane, dolci e tutto il resto. Non ci rendiamo conto che velenosa o no, questa puzza sta uccidendo l’economia del posto, le case si sono deprezzate. Un crollo verticale e non solo per la crisi economica globale. La gente evita di venire e di passare in queste zone. Le attività commerciali chiudono. Ma la domanda per me più importante è questa: l’aria pesante, puzzolente e irrespirabile, che danno può causare ai bambini, ai ragazzi, ai figli, ai nipoti, alle donne in gravidanza, agli anziani?”

Ecco qualche risposta. L’Unione Europea ha classificato il bitume come sostanza non pericolosa. Ma i fumi emessi nella produzione di conglomerati bituminosi invece sono considerati potenziali cancerogeni dal NIOSH (National Institute of Occupational Safety and Health) e che la cancerogenicità pare sia legata alla presenza nei fumi di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), classificati dalla IARC (International Agency for Research on Cancer), in alcuni casi come possibili, altri come probabili cancerogeni per l’uomo. Anche in uno studio Inail su “Impianti di  produzione dei Conglomerati Bitumosi” si legge che “gli stessi agenti cancerogeni sopramenzionati si sviluppano anche dai processi di combustione e pirolisi degli oli combustibili e diatermici. A questi si aggiunge l’idrogeno solforato (H2S), irritante, non presente nelle materie prime tal quali, ma generato quale sottoprodotto, e la soda caustica (idrossido di sodio, NaOH), sostanza tossica utilizzata in quantità discrete”. Analoga valutazione è espressa nel documento ISPESL “Stesa dei conglomerati bituminosi” e nel documento sullpesposizione ai fumi d’asfalto, Se poi si parla di bambini e adolescenti, il rischio aumenta, come spiega anche ARPA Emilia Romagna in una pubblicazione in cui dice che l’esposizione nei più giovani cittadini è influenzata dall’alta frequenza respiratoria, in relazione ai loro livelli di consumo di ossigeno. La media della frequenza respiratoria di bambini in età 3-12 anni è approssimativamente doppia rispetto a quella di un adulto (425 rispetto a 232 l/kg/die). Confrontando le frequenze respiratorie in questi due gruppi per un periodo di un’ora, un bambino che gioca può respirare un volume d’aria 4,5 volte maggiore di quello di un adulto sedentario. Conferme di rischi arrivano anche dall”agenzia francese per la sicurezza sanitaria, e pure da un documento di Siteb, l’associazione di 250 aziende che si occupano appunto di asfalto e strade. I rischi non sono solo legati alla salute ma ovviamente anche all’ambiente (e di nuovo, per altre vie, quindi, alla salute). I fumi contengono PM10, PM2.5, sostanze organiche volatili, ossidi di zolfo, di azoto, di carbonio, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), metalli e cosi via, senza contare gli impatti legati ai trasporti dei materiali e quelli all’inquinamento acustico proveniente dagli impianti.

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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