“La donna nella realtà vuole essere indipendente, autonoma, ma nella pubblicità la donna viene mostrata come un’ancella”, Annamaria Arlotta, attivista contro la violenza sulle donne e il femminicidio, con questa frase riesce a sintetizzare l’argomento dell’incontro “Relazioni brutali: ruolo e responsabilità di media e pubblicità nella violenza di genere”.

In Italia la pubblicità, i film, le serie tv, le canzoni e persino lo sport sono pieni di sessismo, le donne spesso sono viste come strumenti e non come persone. La violenza di genere e i femminicidi sono quindi strettamente collegati alla visione che ci viene data della donna. Basti pensare a quante donne oggigiorno ricoprano ruoli di responsabilità all’interno di aziende, siano indipendenti e professionalmente affermate, mentre nelle pubblicità appaiano solo come mamme, mogli accudenti, oppure gioveni belle donne sexy. Lo stereotipo della donna madre, casalinga e costantemente ammiccante, è purtroppo intrinseca a quasi tutto ciò che ci viene presentato ogni giorno in televisione o sui social. Ultimamente a causa degli scandali sugli abusi sessuali si sta più attenti a quali messaggi far passare. In particolare la Rai si sta muovendo per combattere i sessismi presenti nei programmi di intrattenimento, come afferma il vice direttore marketing Giovanni Scatassa. Lo stesso ha detto infatti che la Rai ha creato un osservatorio che monitora i vari programmi per evitare che presentino discriminazioni di genere. Riccardo Iacona, attraverso il suo programma televisivo Presa Diretta, dedica almeno una prima serata all’anno al tema del femminicidi e della discriminazione di genere. Il giornalista afferma che se ci fosse più informazione di questo tipo, forse anche i rapporti civili fra uomini e donne sarebbero migliori. Sicuramente anche il genere che va molto fra i ragazzi, il rap, non aiuta i giovani a vedere una donna per la sua intelligenza o per le sue capacità, ma piuttosto per il suo fisico e per la sua funzione unica di “dispenser” sessuale a servizio del “maschio rapper”. Nella conferenza sono stati presentati i testi di canzoni di Emis Killa e di Salmo (due rapper apprezzati dai giovani e giovanissimi) che esaltano la violenza, giustificata da gelosia.

Sicuramente come dice Elisa Giomi, professoressa associata dell’Università di Roma Tre, dove coordina il modulo Media e Comunicazione del Master in Studi e Politiche di Genere, questo tema è difficile da trattare perché stiamo parlando di un cambiamento di valori. Come tutte le trasformazioni che migliorano la società è necessario. Partendo dai singoli ambiti è possibile invertire la rotta, ma siamo sicuri che tutti lo vogliano davvero?

Facebook Comments

Post a comment

7 − 1 =