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Perugia – Festival del giornalismo Trump attacca la Siria, Trump attacca i giornali americani, Trump attacca i cittadini messicani. È il refrain mediatico americano da un po di tempo. Trump contro tutto  e tutti. Questo è quello che pensa una persona che non vive l’America da dentro. I giornalisti americani, infatti, affermano di collaborare con Trump e che tra lui e loro non esiste nessuna guerra.
Cameron Barr, direttore del Washington Post, dice: “È imprevedibile e diverso da Obama, ma ancora è presto per dire se è meglio o peggio”.
Se l’attuale presidente americano riuscirà a far tornare grandi gli Stati Uniti o se sia solo un pazzo dai capelli arancioni ancora non è chiaro a Barr, che invita ad aspettare ed esaminare giorno per giorno.
Già chiaro, invece, è il futuro dei giornali cartacei: “Entro i prossimi 50 anni scompariranno lasciando che le istituzioni scrivano ed informino la popolazione solo sui social network”.
Ma al giorno d’oggi come procede il rapporto tra i due mondi? “Molto bene. Chi vuole notizie approfondite legge i giornali, chi vuole notizie veloci e in tempo reale usa i social network. Ma l’uso di entrambi – afferma Cameron Barr – non è assurdo, infatti in questo momento i social sono la cassa di risonanza dei giornali e i giornali la base dell’informazione social”.
Siamo davvero in una fase di transizione per quel che riguarda il mondo delle notizie? I futuri giornalisti saranno veramente solo degli informatori social? Scomparirà davvero il profumo della carta stampata nei bar, nelle edicole ed in qualsiasi angolo della città?