di Benedetta Tedeschi e Matilde Zampolini

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Perugia – Festival del giornalismo –  Lo sport non è solo semplice movimento. Lo sport può essere un’ancora di salvezza, può portare un ragazzo cresciuto tra la criminalità di una periferia come Scampia a cambiare un destino che per molti dei suoi amici è stato già scritto. È il caso di Giovanni Maddaloni, fondatore della “Star Judo Club Napoli” ma non solo.
Il suo è un passato difficile: cresciuto tra bande di “scugnizzi” napoletani, ha perso il padre quando era ancora ragazzino. Un triste risvolto che ha condizionato la sua vita e, per mantenere la famiglia, ha cominciato a lavorare in un’università dove ha conosciuto il suo maestro di Judo che gli ha trasmesso l’amore per lo sport. Proprio questo amore, unito al piacere e alla voglia di aiutare gli altri lo hanno portato a fondare la sua associazione, che ha sede nella sua palestra a Napoli e accoglie persone di tutte le età,  detenuti compresi.
Giovanni dimostra di avere a cuore il benessere dei carcerati, suo fratello morì pochi giorni dopo la sua reclusione in Sicilia (aveva commesso con alcuni amici).
Maddaloni durante l’evento che lo vedeva protagonista al Festival del Giornalismo ha dichiarato che bisogna “Fare rete e condividere le esperienze per costruire comunità”.
Lo sportivo è impegnato anche nella lotta contro il tumore al seno da quando il suo maestro è morto di melanoma. Una vita completamente dedicata al prossimo, la sua. Perché, come ha sottolineato riferendosi a Sandra Mori e Federico Bastiani, che insieme a lui hanno tenuto l’incontro, “abbiamo delle vite molto diverse, ma le stesse qualità: il senso dell’umanità,  la voglia di condividere con gli altri le proprie esperienze per migliorarli”.

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