Gli italiani –  l’83% secondo una ricerca della Banca europea degli investimenti e di YouGov – sono  preoccupati o allarmati quando pensano ai cambiamenti climatici, e due su tre (67%) ritengono che questi costituiscano già una minaccia per l’umanità. I dati sono stati raccolti in un sondaggio a cui hanno partecipato 25.000 intervistati, con un paniere rappresentativo per ciascun paese, e riguardavano l’Europa, ma anche Stati Uniti e Cina.

Secondo una ricerca di Axa Italia condotta da Episteme e presentata durante l’AxaForum 2018 pochi giorni fa, ai primi posti tra le preoccupazioni degli italiani si collocano i problemi legati alla sfera del quotidiano: pensione, lavoro e salute in cima alla classifica. E se circa il 54% si dice preoccupato di non avere una pensione ragionevole, sui rischi emergenti non ci sono dubbi: al primo posto c’è il cambiamento climatico. Il 46,7% mostra massima preoccupazione per le conseguenze del surriscaldamento del pianeta e ben l’89,7% è d’accordo con la necessità di adottare nuovi modelli economici che riducano l’impatto ambientale.

Le risposte inoltre cambiano a seconda del divario generazionale, nello studio della Bei e YouGov.  “Nella maggior parte dei paesi europei le giovani generazioni sono più attente al clima rispetto alle fasce più anziane della popolazione”. In Italia il 69% dei giovani  tra i 18 e i 34 anni ritiene che il riscaldamento globale sia provocato dalle attività umane, opinione condivisa invece soltanto dalla metà (52%) dagli over 65.

I Paesi più preoccupati dal riscaldamento globale sono quelli del Sud Europa. Gli italiani, rispetto a una media Ue del 24%, rappresentano il popolo europeo “più preoccupato” per il cambiamento climatico: il 37% dei cittadini si dice infatti decisamente allarmato per ciò che sta accadendo. Oltre all’Italia , l’allarme è molto sentito in Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta. Rispetto ai cittadini di Stati Uniti e Cina, gli europei comprendono meglio le sfide legate al clima. In Europa il 78% dei cittadini si è definito preoccupato, contro il 65% dei cinesi e il 63% degli americani. L’indagine rivela però anche delle consistenti sacche di scetticismo: il 6% dubita dell’effettiva esistenza del fenomeno e l’1% addirittura lo nega. Negli Stati Uniti la percentuale degli scettici arriva al 14%.

“Per quanto gli europei appaiano più consapevoli, è necessario proseguire con un impegno ancora maggiore per indurre la comunità internazionale a passare all’azione in occasione della COP24″ in programma in Polonia dal 3 al 14 dicembre”, ha detto Monica Scatasta, a capo della politica ambientale, climatica e sociale della Bei.

 

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