Mentre, anche in questi giorni di grandi tavolate, la società si divide tra le fazioni dei vegetariani, vegani e onnivori, per chi più dell’altro agisca nel rispetto e tutela dell’ambiente, nel resto del mondo i temi sono altri. Non è cosa si adotta nel proprio regime alimentare ma, piuttosto, quanto se ne consuma e come viene prodotto.

SCELTE ALIMENTARI SOSTENIBILI

Scelte alimentari sostenibili riducono al minimo l’impatto ambientale. Ad affermarlo è la eduCCate Global – Climate Change Teacher Training Accademy, associazione partner di United Nations Institute for Training and Research (UNITAR), nata per sviluppare e fornire programmi d’insegnamento ai cambiamenti climatici per la scuola, riconosciuti dalle Nazioni Unite.

“La Sustainable Eating Initiative mira a insegnare comportamenti e atteggiamenti semplici che hanno un enorme effetto a catena per la sostenibilità globale”. Lo ha affermato Tim Collins, cofondatore della eduCCate Global Sustainable Eating Initiative.

L’iniziativa è stata presentata anche lo scorso dicembre a Madrid in occasione di COP25. La Sustainable Eating Initiative vuole educare i bambini a una riduzione dello spreco alimentare, insegnare come comprendere l’impatto ambientale dei vari cibi e spiegare che coltivazioni sostenibili basati su tecniche agricole moderne possono contribuire notevolmente al contrasto al climate change.

A livello globale, sempre secondo la eduCCate Global, la produzione alimentare pesa a circa il 30% del gas serra globale e occupa il 40% dell’utilizzo mondiale del suolo. In realtà sono numeri ancora molto dibattuti, non esiste ad oggi un accordo su queste percentuali. Certamente, ai tassi di crescita della popolazione attuali e quelli previsti, molte delle pratiche agricole e alimentari si collocano su una traiettoria insostenibile. In particolare peseranno quelle che non terranno conto dello scenario climatico in continua evoluzione.

Sempre secondo i calcoli della eduCCate Global, se 1.000 scuole adottano il programma Sustainable Eating Initiative e ai bambini si offre una proposta sostenibile di pasto, nel corso di un anno si potrebbero compensare fino a 2.047 tonnellate di emissioni. Nel calcolo non viene, però, specificato il numero di alunni preso come stima.

RIPENSARE LE ABITUBINI ALIMENTARI

Un ripensamento delle abitudini alimentari è necessario, anche FAO si è espressa a tal proposito. Lo ha dichiarato il Direttore Generale, José Graziano da Silva in molteplici occasioni. “I sistemi alimentari del futuro devono garantire alimenti nutrienti, di qualità e tutelare l’ambiente, e che quindi devono cambiare le strategie”. Non produrre più cibo, ma produrre cibo più nutriente.

FAO sostiene che bisogna partire dalle comunità rurali delle aree di conflitto, costruendo resilienza e promuovendo la capacità di adattamento degli agricoltori familiari all’impatto dei cambiamenti climatici. Occorre mitigare gli effetti delle crisi economiche attraverso reti di sicurezza sociale e politiche pubbliche. Anche FAO punta sulle scuole e sui programmi per mense scolastiche, con riferimento a quelle dei paesi in via di sviluppo, affinché siano a base prodotti locali forniti da agricoltori familiari.

Per poter adottare in pieno i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite occorre necessariamente realizzare l’Obiettivo numero 1 (eliminazione della povertà) e il numero 2 (eliminazione della fame). In caso contrario, sarà impossibile raggiungere tutti gli altri. Non eliminando alimenti, ma implementando le tecniche agricole con tecnologie moderne e adatte al cambiamento in corso. Certamente, soprattutto per i Paesi sviluppati, variando il più possibile la dieta e contenendo le quantità.

OBESITÀ DEMOCRATICA

Dato che siamo nel periodo delle grandi tavolate, vale la pena ricordare il problema dell’obesità. Se è in luoghi ben definiti del Pianeta che si assiste al terribile problema della fame, l’obesità è distribuita ovunque. Sono 670 milioni le persone obese nel mondo. Questi numeri (forniti sempre da FAO) che rischiano di superare nei prossimi anni quelli delle persone colpite da fame che – nel 2017 – erano 821 milioni.

UN AUGURIO

E allora, il nostro augurio in questi giorni di festa è di trascorrere momenti felici con i vostri cari. Ma ricordate  che l’emergenza climatica è già qui da noi e che sebbene ancora molto va fatto sul piano politico (il mancato ambizioso accordo di COP25 ne è la prova), molto possiamo fare anche sul piano delle scelte personali.

Soprattutto vi auguriamo di saper ascoltare la scienza e non ciò che dettano le mode alimentari.

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Approda a Il Refuso nel 2008 dove rimane in pianta stabile dal 2014, dopo una serie di esperienze lavorative nel giornalismo, la comunicazione e il management. Nel 2010, diventa giornalista pubblicista, per Giornalisti Nell'Erba ricopre prima il ruolo di responsabile relazioni esterne e coordinatore generale, in occasione di Expo è coordinatrice di #gNeLab e dal 2015 vicedirettore di giornalistinellerba.it. Ama il cibo, la musica (rigorosamente antecedente agli anni 2000) e condividere i primi due in buona compagnia.

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