COP25, Madrid (dai nostri inviati) – La seconda settimana dei negoziati ospitati a IFEMA a Madrid, si apre con l’arrivo di Greta Thunberg. L’attivista svedese, insieme a Luisa Neubauer, leader del movimento Fridays For Future di Germania, hanno questa volta lasciato la parola ad altri giovani rappresentanti del “Global South”. “Dobbiamo ascoltare gli indigeni perché sono le principali vittime dell’emergenza climatica. Molte persone stanno soffrendo e morendo” ha detto Thunberg. Le due giovani hanno dichiarato di avere la responsabilità morale di veicolare la propria attenzione mediatica per poter dare la massima visibilità alle storie delle persone che quotidianamente vivono sulla propria pelle gli effetti del cambiamento climatico.

Centinaia di giornalisti si sono letteralmente spintonati per riuscire ad accaparrarsi un posto a sedere nella Sala Conferenze Mocha di COP25 e ascoltare le testimonianze di emergenza climatica descritte dai giovanissimi attivisti provenienti da diverse parti del mondo: Filippine, Uganda, Russia, Indigeni d’America, Chile. Kisha Erah Muaña, la giovane filippina ha descritto la tragica situazione degli oceani nella sua regione, flagellata da inondazioni che rischiano di sommergere tutto “la mia casa è colpita dall’emergenza climatica. Il 55% della popolazione dipende dal mare”.  “Non sono preoccupato di essere arrestato, sono preoccupato di non fare abbastanza” ha proseguito l’attivista russo Arshak Makichyan, mentre Nakabuye Hilda Flavia dall’Uganda ha descritto le tragiche vicende vissute dalla sua famiglia a causa della siccità. “Il governo cileno pulisce la sua coscienza con parole vuote – attacca Angela Valenzuela del Cile – ma il popolo cileno si è alzato e siamo stufi da ascoltare governi che non ci rappresentano”. È stata poi la volta di Rose Whippie, indigena statunitense che si è presentata accompagnata da cori dei compagni nativi e mostrando sulla t-shirt la scritta “Destroy white supremacy” scagliandosi in particolare contro l’espansione della Minnesota Pipe Line, l’oleodotto che sta distruggendo le aree degli autoctoni.

“Stiamo combattendo una battaglia che non abbiamo iniziato e stiamo sacrificando le nostre vite per questo. Ascoltateci!” ha concluso Luisa Neubauer.

 

 

 

 

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Approda a Il Refuso nel 2008 dove rimane in pianta stabile dal 2014, dopo una serie di esperienze lavorative nel giornalismo, la comunicazione e il management. Nel 2010, diventa giornalista pubblicista, per Giornalisti Nell'Erba ricopre prima il ruolo di responsabile relazioni esterne e coordinatore generale, in occasione di Expo è coordinatrice di #gNeLab e dal 2015 vicedirettore di giornalistinellerba.it. Ama il cibo, la musica (rigorosamente antecedente agli anni 2000) e condividere i primi due in buona compagnia.

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