COP25 Madrid (dai nostri inviati) – I negoziati proseguono, non si sa fino a quando. Non c’è accordo, probabilmente si tratterà di un fallimento. L’ultimo giorno (almeno sulla carta) a COP25 è venerdì. I giovani FridaysForFuture di tutto il mondo parlano di crisi climatica e di giustizia climatica, dipingono mani e cartelli con occhi aperti: vogliono far capire ai decisori che discutono che loro sono lì, saranno lì, ad osservarli. Fanno capire che a differenza loro, i giovani sono uniti.

 

 

 

Modera Dillon, Scozia, che ritroviamo insieme agli altri alla manifestazione con lo striscione in mano.

Inizia Vega, Svezia: “Non siamo qui per fare animazione, per intrattenere gli ospiti di COP25, ma perché siamo molto preoccupati per il nostro futuro. Se vuoi un futuro migliore, devi agire, non solo ascoltare. Parliamo di giustizia climatica. Ma l’UNFCCC l’altro giorno ha reagito in modo xenofobo, razzista, sessiste. Alle 14.30 eravamo riuniti per chiedere giustizia ambientale, per protestare per i diritti umani e per spingere i singoli paesi ad alzare le proprie ambizioni, Cantavamo, suonavamo pacificamente. Ma dopo mezz’ora le security guard hanno cominciato a tirare dalle clip alcuni badge e hanno invitato tutti ad andare via dall’evento”.

Sasha, Russia: “Non vogliamo un summit che non risolva nulla per il mondo, dove la situazione è peggiore di giorno in giorno. Le industrie prendono parte al summit ma sono parte del problema. La società civile deve essere ascoltata, i giovani e gli indigeni . Oggi abbiamo tutti un simbolo, attaccato con cartelli sui vestiti, o dipinto sulle mani: sono gli occhi che vi guardano, osservano ogni vostra mossa, ogni vostra decisione. Non vediamo alcun progresso, nessun passo avanti sul tema dei diritti umani, nessuno sforzo per il supporto delle vittime della crisi climatica. La gente, e non gli interessi de i mercati privati, deve decidere il futuro. Vogliamo soluzioni reali, sennò resteremo sempre nelle piazze, per strada, a dirvelo”.

Shee , 17 anni, originaria Messico, vive a New York: “Domandiamo di smettere con le fonti fossili. giustizia, acqua e aria non inquinata. Vogliamo zero emissioni il più presto possibile, non possiamo aspettare fino al 2050, vogliamo educazione climatica, vogliamo che le voci degli indigeni vengano ascoltate. Non è accettabile per noi che i diritti umani non vengano implementati nell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi. I diritti umani devono essere inclusi in qualsiasi cosa. La giustizia climatica significa giustizia sociale. Noi che siamo qui da tutto il mondo, noi giovani, siamo d’accordo tutti quanti su questo. Noi siamo il 20% del presente, ma siamo anche il 100% del futuro. Noi giovani di tutto il mondo siamo uniti. Aspettiamo una cooperazione intergenerazionale per risolvere questo.

Tamara, Cile. E’ appassionata, parla di violenza, di assassini, le trema la voce. “In Cile ti uccidono se ami e difendi la terra” dice. “Siamo qui, non ci fermeremo. Non c’è peggior crimine della passività”. 

Nikie, Argentina: “Il mio è un paese dove c’è un alto grado di povertà e si subisce pesantemente la violenza ambientale. Il Fracking viene visto come speranza economica, ma è solo sfruttamento. Quando parliamo di giustizia climatica, pensiamo agli  Indigeni che vengono spostati dal loro territorio”.

Maria, Spagna: Le multinazionali inquinanti sono anche tra gli sponsor di COP25. Il presidente spagnolo lo giustifica dicendo che abbiamo bisogno di soldi per organizzare la COP. Ma le multinazionali così si lavano le mani”.

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