La nostra testata giornalistinellerba.it – che rappresenta la più giovane e grande redazione ambiente del mondo, con i suoi quasi 9000 reporter dai 3 anni in su –  sarà probabilmente ancora una volta una delle poche italiane presenti alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici (COP24).

Abbiamo seguito direttamente da Parigi la COP21 nel 2015, da Marrakech nel 2016 la COP22, da Bonn nel 2017 la COP23 e anche quest’anno saremo in Polonia per la ventiquattresima conferenza mondiale sul clima.

Ancora non sappiamo quanti giornalisti e per quali testate del nostro Paese partiranno a breve per Katowice, ma un giro rapido di sondaggio empirico ci dice che la delegazione dei media italiani potrebbe essere ancora una volta  composta dai soliti quattro gatti. Speriamo davvero di sbagliarci.

Eppure il livello di attenzione da parte dei media alle problematiche, agli allarmi sul clima e sul global warming si è decisamente alzato, quantomeno da ottobre in poi, dalla pubblicazione dell’ultimo report dell’IPCC. Si parla di cambiamenti climatici ogni giorno, anche se talvolta non con specifica competenza, talvolta con toni superficiali e titoli che non distinguono bene le notizie, rischiando anche di far danni nella percezione da parte dell’opinione pubblica.

Ecco, so bene quanto sia difficile, complesso occuparsi di negoziati, report, tabelle, numeri e parole in quella lingua speciale che è la lingua delle COP. Lo so a mie spese, so quanto ho patito – e quanto ho chiesto aiuto ai colleghi più esperti – le mie prime volte, non molto tempo fa. E le mie lacune sono ancora enormi, ancora vado a chiedere spiegazioni, a farmi rispiegare le cose, a decifrare in gruppo i documenti, a rubare senso della notizia nelle immense sale stampa, tremando ad ogni pubblicazione (quali cavolate avrò scritto stavolta?).

E so anche che ai giornali costa mandare un inviato per parecchi giorni a seguire i negoziati.

Ma davvero sono davvero queste uniche le ragioni per le quali ai media italiani interessa – e neppure sempre tramite inviati – riprendere la prima giornata e casomai l’ultima, quelle con i leader del mondo?

Il nostro non è un giornale mainstream. Le nostre finanze sono ridicole a confronto con quelle di tantissime altre italiane. Eppure noi ci siamo, e ci saremo, stavolta grazie all’aiuto di qualcuno che crede come noi che sia importante raccontare dal vivo, passo dopo passo, far sentire in qualche modo la presenza di almeno una parte, forse la più giovane, dell’opinione pubblica del nostro paese, quella che subirà sulla propria pelle gli effetti delle decisioni di oggi.

Ci sostengono due aziende  italiane virtuose, la Lucart, specialista internazionale in carte per l’igiene e la ristorazione che fa economia circolare e dà nuova vita al tetrapak, e Sisifo, premio di eccellenza “verso un’economia circolare 2018” e copromotore e coordinatore del Progetto di sostenibilità del Complesso Monumentale del Sacro Convento di Assisi (www.frasole.org), e anche la Fondazione di Banca Etica, che ci ha proposto pure un “matrimonio” mediatico temporaneo con valori.it. Li ringraziamo davvero di aver risposto – e subito, senza pensarci due volte – alla nostra richiesta, altrimenti avremmo rischiato di dover rinunciare. 

Un’altra ragione della prossima possibile latitanza alla COP, secondo me è che molti caporedattori e direttori probabilmente non hanno capito con chiarezza quanto l’argomento invece interessi e tocchi i cittadini, i lettori, insomma. Eppure stando a varie ricerche recenti ed autorevoli, gli italiani non solo sono giustamente tra i più preoccupati d’Europa riguardo ai cambiamenti climatici, ma sono anche non troppo bene informati su come questi nel bene e nel male, possano incidere sui loro portafogli anche personali e sul come la lotta al climate change possa anche essere un’opportunità.

Non voglio pensare a quanto interesse possano avere i lobbisti dei fossili, spesso finanziatori e inserzionisti di molte testate, ad affossare le notizie che riguardano il climate change. Piuttosto immagino che in realtà non sia ancora ben chiaro quanto sia importante questa COP. E’ una pietra miliare, mediatamente forse meno affascinante, ma cruciale forse persino più di quella del 2015 che ha portato all’Accordo di Parigi (anche quella però, onestamente, in buona parte disertata dai media italiani).  Questa è la COP che decide le regole e i percorsi per arrivare agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, obiettivi che, per essere raggiunti, necessitano uno sforzo di tre o meglio 5 volte maggiore rispetto a quello previsto dagli NDCs depositati finora dagli Stati del mondo.

Se i media non seguono, chi informerà i cittadini italiani? Chi li metterà in condizione di dire la loro sulle sorti dell’umanità, del nostro Paese, e pure, sì, del nostro portafogli?

Se l’informazione è sempre importante – dichiara Giuseppe Lanzi AD di Sisifol’informazione ambientale è fondamentale. Soprattutto di questi tempi dove ancora qualcuno mette in discussione la realtà del Cambiamento Climatico. Abbiamo deciso di sostenere Giornalisti Nell’Erba in questa trasferta in Polonia, perché anche l’informazione ha bisogno di occhi giovani che guardino ai problemi da altri punti di vista. Il nostro è un piccolo contributo che, siamo certi, porterà dei grandi risultati… e nessuno potrà dire: “io non sapevo”.

“Siamo convinti che, oggi più che mai, sia fondamentale essere correttamente informati sui cambiamenti climatici e sulle azioni che dovremo intraprendere per limitarne I danni e invertire la tendenza per salvaguardare il pianeta e la nostra stessa esistenza come esseri umani – spiega Tommaso De Luca, communication manager di Lucart –  I giovani giornalisti possono comprendere e raccontare sicuramente meglio di tutti gli impatti che le nostre azioni quotidiane, come le decisioni governative, possono avere sul futuro di ognuno di noi.”

Quanto alla Fondazione Finanza Etica, “ha contribuito a questa impresa giornalistica perché la questione dei Cambiamenti Climatici è il problema globale di maggiore rilievo per il futuro dell’umanità – dice Simone Siliani, direttore della Fondazione  La COP24 è l’ultima chiamata per i paesi produttori di CO2 per dimostrare che intendono fare sul serio per incontrare gli obiettivi di contenere l’aumento medio di temperatura  globale a 1,5-2 gradi centigradi entro fine secolo. Per questo obiettivo è necessario accelerare la sostituzione dell’uso dei combustibili fossili – responsabili del maggior contributo di emissioni climalteranti in atmosfera – con le fonti energetiche rinnovabili. Fondazione Finanza Etica ha svolto nel 2018 attività di azionariato critico nei confronti di Assicurazioni Generali proprio per spingere la compagni assicuratrice verso un completo disinvestimento dalle imprese operanti nel carbone (anche quelle di Repubblica Ceca e Polonia, dove si svolge la COP24) e a rinunciare a continuare ad assicurare gli impianti di produzione di energia alimentati a carbone e le stesse miniere di carbone. La compagnia assicuratrice ha successivamente dichiarato che cesserà di assicurare nuovi impianti e nuove miniere, aderendo così alle nostre richieste di azionisti critici. Ciò dimostra come non solo i Governi, ma molti altri soggetti e soprattutto quelli operanti nella finanza, oltre che alle organizzazioni della società civile, possono fare la differenza in questa battaglia per il clima

Qui potete seguire il nostro racconto su COP24

 

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giornalista professionista, è direttore responsabile di Giornalisti nell'Erba, referente per la formazione dell'ufficio di presidenza FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) e membro Comitato Scientifico per CNES UNESCO Agenda 2030. Presidente de Il Refuso a.p.s.. In precedenza ha lavorato come giudiziarista per Paese Sera, La Gazzetta e L'Indipendente. Insieme a Gaetano Savatteri ha scritto Premiata ditta servizi segreti (Arbor, 1994). Collabora con La Stampa, per le pagine Tuttogreen.

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