di Arianna Llanos Ferrin

Chi mangia troppo e chi niente. La situazione alimentare è sempre più critica.L’obesità aumenta a dismisura ed il numero di persone che soffrono la fame segue la stessa tendenza. La coesistenza di questa doppia opposta situazione può sembrare un paradosso ma la maggior parte del cibo viene concentrato solo in alcuni paesi e lì viene sprecato continuamente. Il cibo sprecato è decisamente troppo considerando che con questo si potrebbe sfamare un gran numero di persone. In Libano, come in altri paesi in via di sviluppo, invece, si ha una mancanza di suolo per produrre il cibo necessario. La fondazione di Barilla che si occupa di ricerca sulla nutrizione ha fatto una serie di studi sull’argomento.  L’obiettivo, oltre a quello di cercare soluzioni, risolvere, è quello di fare parlare i media e il mondo dell’informazione riguardo a questi argomenti.
Ne parla Luca Di Leo, capo della Comunicazione di Barilla Group e Fondazione.

Un’altro handicap è il fatto che non si parla del legame tra immigrazione e carenza di cibo. Lucio Caracciolo, presidente di MacroGeo, dice che “il 90% delle immigrazioni legate alla fame viene gestito da organizzazioni criminali, a favore di industrie che cercano la manodopera a basso costo”. “La soluzione a questi problemi – secondo Caracciolo – deve partire dalle istituzioni che mai come oggi, sia in Africa che in Europa, sono deboli e delegittimate”. La soluzione? Si dovrebbero formare gruppi di persone con interesse, voglia, tempo ed energia da rivolgere ai problemi in questione, secondo il presidente di MacroGeo. Riguardo a questo argomento, Laura Garzoli (intervista sotto) ha parlato del suo progetto BCFN YES come esempio di economia sostenibile.


Ne abbiamo parlato con Ludovica Principato, ricercatrice universitaria a Roma3 e alla fondazione Barilla.

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