C’è un “Disordine mondiale”: Limes apre proprio con questo titolo il primo incontro del suo Festival di Genova. Ma in questo disordine mondiale non c’è il clima.

Nel dialogo serrato di un’ora tra Lucio Caracciolo – direttore di Limes – e Romano Prodi si toccano tutti i problemi globali, ma il Global warming non si sfiora. Più in generale è il tema dell’ambiente a non essere mai tirato in ballo: nessun assist con le domande del direttore, nessun inciampo con le risposte di Prodi. Si parla di limitatezza delle risorse minerarie ma non di rinnovabili, di immigrazione ma non di profughi climatici, di crescita demografica ma non di sviluppo sostenibile.

LA QUESTIONE AFRICA

File_000“Siamo 7 miliardi sul pianeta, rispetto a un secolo fa ci stiamo ben più stretti” dice Caracciolo. La lettura che viene fatta del problema demografico guarda solo alla fine dell’eurocentrismo sulla scena globale: si affacciano nuovi protagonisti, mentre l’Occidente invecchia. “In Africa la popolazione mediana è di ventenni, in Italia abbiamo avuto più neo-ottantenni che neonati” afferma Prodi.

Ma davvero si può parlare di demografia senza ecologia? Se in futuro, acqua e cibo saranno risorse limitate contese, mentre inquinamento e rifiuti mineranno la sicurezza delle società, possiamo davvero dire che l’ecologia non è affare di geopolitica?

Parlando di immigrazione si rispolvera il passato: “Gheddafi più volte mi minacciò di mandarmi barconi, ma si raggiungeva sempre un accordo”. E si analizza il presente: “L’Europa non sta gestendo i flussi e la Germania ha avuto più facilità perché ha migranti al 40% laureati”. Ma purtroppo non c’è tempo per ragionare sul futuro, ammettendo che tantissimi profughi sono rifugiati climatici, come dichiarato a più riprese dalla Fao. Desertificazione, isole sommerse, uragani: proprio i paesi della fascia tropicale – oltretutto anche poveri – sono quelli in trincea ad affrontare il Global warming.

IL GIGANTE CINA

“La Cina non ha niente a che vedere con la debole Unione Sovietica – spiega Prodi – e Trump non farà la voce grossa come ha fatto credere in campagna elettorale, così come con la NATO mostra adesso toni concilianti”. Trump resta un outsider tra i repubblicani ma “prevarrà il realismo e l’atteggiamento presidenziale anche se ciò non toglie che i suoi nominati di governo siano pericolosi estremisti”.

Ma la sala non sembra spaventata né dalla gestione dell’Epa (l’agenzia federale per la protezione dell’ambiente) né dal rischio di un disimpegno all’accordo di Parigi, argomenti molto trumpiani, eppure rimasti tabù all’incontro.

Argomenti che invece preoccupano molto i nostri lettori: per questo attendo le domande a fine incontro, ma niente, non sono previste. Allora mi metto anch’io in processione ordinata per parlare con Prodi. Tra strette di mano, firme sui libri e confidenze, è il mio turno. Ma ancora niente: il Presidente non vuole neanche ascoltare la mia domanda. Di sicuro sapeva rispondere. Volevo solo chiedere quali politiche climatiche dobbiamo aspettarci con Trump, ma forse un tablet e un microfono tenuti spenti in basso, roba che non si incontra tutti i giorni, possono fare paura. O forse è l’argomento…

Prodi pone l’attenzione sulla Cina che negli ultimi tempi “ha seri problemi con l’esportazione di capitali e a differenza degli Stati Uniti, è costretta a comprare cibo, energia e minerali”. Tuttavia si taglia fuori completamente l’ipotesi che a questa dipendenza, il colosso asiatico risponda con l’indipendenza della strada delle rinnovabili. Eppure gli ultimi dati sugli investimenti di eolico e solare vanno in questa direzione.

LA PARENTESI SULL’ITALIA

ILVA_-_Unità_produttiva_di_Taranto_-_Italy_-_25_Dec._2007“Bisogna potenziare i commerci marittimi, io ci ho provato, a Taranto stavo per ampliare il porto per far arrivare più container cinesi ma poi si sono messi in mezzo i ricercatori, tirando fuori le tartarughe, il rischio dei fondali e il gatto selvatico e non se ne è fatto più nulla” ironizza Prodi e la sala lo segue divertita.

Ancora una volta passa la dottrina politica che l’ecologia frena l’economia. Ma la bellezza del territorio non è ricchezza e volano per il turismo? “Il mezzogiorno è un disastro: è la desertificazione industriale” chiosa Prodi. Ma quanti soldi potrebbe rendere il turismo sostenibile valorizzando l’immenso patrimonio naturale, culturale e gastronomico? E guardando oggi Taranto – paradigma dell’inquinamento e dei costi sanitari e sociali – viene da chiedersi, ma veramente noi italiani, geni creativi, non abbiamo in mente alternative all’industria pesante?

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Corrispondente dalla sua terra ligure. Approda a Giornalisti nell'erba dopo l'esperienza elettrizzante di inviato in "Expo Milano 2015". È laureato magistrale in Biologia a Milano. Gruppo sanguigno: giornalista ambientale e scientifico, ma ha scritto per diverse testate dalla cronaca, alla politica fino al settore ho.re.ca. Ama la natura sotto il pelo dell'acqua, con maschera e pinne, ma anche dall'alto, ottimo sul dorso di un cavallo. La comunicazione è l'ingrediente delle sue giornate. Collabora con Acquario di Genova (ha un passato da Whale watcher). Colazione rigorosamente focaccia e cappuccino. Aperitivo, spritz o Mohito. Appassionato di arte (debole per Caravaggio), bioetica, lettura e feste in spiaggia in buona compagnia. Contatto: g.vallarino@giornalistinellerba.it

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