di Valentina Magni, Lorenzo Manucci, Emma Latterini, Simone Stafissi Buricca*

Molte generazioni sono cresciute con il mito di Braccio di Ferro, un sensibile marinaio che difendeva i deboli dai soprusi del grossolano Bruto grazie ad un barattolo di spinaci che lo rendeva forte e invincibile. Per anni molte mamme sono riuscite a far mangiare spinaci ai propri figli senza ricorrere ad ulteriori espedienti, ma oggi questo connubio tra spinaci e ferro è stato smontato.

Secondo l’ISS, (Istituto Superiore di Sanità), gli spinaci non sono una buona fonte di ferro per l’organismo, così come altri alimenti vegetali. Contengono infatti solo una piccola parte di ferro rispetto gli altri alimenti: 100 g di spinaci crudi contengono 3 mg di ferro legato ad altre sostanze che ne limitano l’assorbimento; quindi molto di meno rispetto alla carne, il pesce e le lenticchie, che ne contengono il doppio e sono in grado di offrire al nostro organismo un’ottima biodisponibilità per l’assorbimento, cioè di aumentare la quantità effettiva che il nostro organismo è in grado di assorbire e utilizzare.

Gli spinaci in ogni modo rappresentano una buona fonte di vitamine e acido folico. Il ferro però è un oligoelemento che sebbene si trovi nel corpo umano in piccole quantità (circa 4 g nell’uomo e 2,5 g nella donna) riveste funzioni fondamentali. Esso è attivamente legato al trasporto di ossigeno nel sangue, entrando nella costituzione dell´emoglobina, ed è presente in molti enzimi fondamentali in numerose reazioni metaboliche. Il fabbisogno quotidiano di ferro varia in funzione dell’età, del sesso e delle situazioni fisiologiche che cambiano durante il corso della vita. È particolarmente elevato nell’infanzia (a causa della rapidità dell’accrescimento), nelle donne in età fertile (a causa delle perdite mestruali) e nelle donne in stato di gravidanza (a causa degli elevati bisogni specifici correlati alla gestazione). Negli anziani, a causa di una riduzione dell’apporto alimentare, nonché per un diminuito assorbimento intestinale, occorre prestare molta attenzione per garantirne il corretto apporto. La quantità di ferro che introduciamo con la razione alimentare è sovente limitata, poiché è contenuto in una grande varietà di alimenti, ma in quantità molto piccole. La carenza degli apporti di ferro è stata messa in relazione con le situazioni di anemia.

A tal proposito occorre apportare nello schema alimentare un consumo idoneo di carne, pesce, uova, legumi, che sono gli alimenti con più alta concentrazione di ferro. Importante ricordare che la vitamina C (acido ascorbico), di cui sono ricchi gli agrumi, facilita l’assorbimento del ferro; aggiungere al condimento delle verdure il limone facilita l’assorbimento di questo minerale.

Care mamme, non vi rimane che inventare un altro supereroe per convincere i vostri bambini a mangiare lenticchie.

*Gli autori sono alunni della III media E dell’Istituto Perugia 9. Con questo articolo partecipano alla XIII edizione del Premio nazionale Giornalisti Nell’Erba

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