alt#Wes12 è l’hashtag di un successo. Pochi metri quadri allestiti in legno chiaro, wi-fi a disposizione, la diretta streaming che è rimbalzata in tanti siti e il collegamento skype, ed ecco un nuovo esercito di blogger e giornalisti, comunicatori ed ecologisti di tante età e formazioni, concentrati, la scorsa settimana in occasione di Ecomondo, nella discussione su “Quando l’ambiente fa notizia”. L’Open talk, giusta formula per lo scambio utile d’idee, organizzato da Marco Fratoddi, direttore de La Nuova Ecologia, e Sergio Ferraris, direttore di QualEnergia, ha coinvolto le principali testate d’informazione ambientale (E-gazzette, Eco dalle città, Eco, Eco News Periodico, Ecoradio, Ferpi, Green me, Greenreport, Greenews.info, Greenstyle, Il Cambiamento, La Nuova Ecologia, Lifegate, Qualenergia, Qualenergia.it, Rinnovabili.it, Tecneko, Terra mensile, Vita, Zero Emission, e Giornalisti Nell’Erba, con la presenza del direttore Paola Bolaffio) ed ha invitato alla discussione i colleghi delle testate non specializzate, delle testate convenzionali e quelle innovative. Domande tante, risposte qualcuna. WES12 del 9 novembre è discussione su tre paragrafi del grande capitolo della “strana coppia” Ambiente e Informazione: il rapporto tra media e catastrofi ambientali, quello tra media e social network, e il tema della green economy. Il tentativo è quello di gettare le basi per una sinergia tra informatori ambientali e informatori in genere. “Cerchiamo di tessere un’alleanza tra noi così che le notizie sull’ambiente possano transitare anche sui grandi media”, invita Marco Fratoddi.

Si apre con il tema media e catastrofi. “La catastrofe maggiore è quella dell’informazione ambientale. La presenza di tante testate web fa piacere, ma non mi rassicura. Il rischio è l’autoreferenzialità, il rivolgersi ad un pubblico di nicchia. Il vero problema è far arrivare l’informazione ambientale al grande pubblico”, dice Massimo Scalia, veterano della comunicazione ambientale. Perché – soprattutto nel nostro paese, ché The Guardian, ad esempio, insegna altro – l’ambiente finisce in prima pagina solo quando c’è una catastrofe? Il racconto della catastrofe è per lo più affidato ancora oggi all’oracolo collettivo, la tv, che suscita sentimenti di pietà e di solidarietà con le vittime, oltre che l’ansia dell’impotenza. Ma non c’è mai approfondimento, mai il racconto delle cause, mai i dati, mai l’informazione utile per superare l’ansia. Una risposta, alla domanda che si fa Andrea Bertaglio del Fatto Quotidiano, arriva da un post su facebook “Noi siamo biologicamente programmati a prestare attenzione al pericolo. Uno dei compiti naturali del nostro cervello di fronte ad un evento che mette paura (come catastrofi, sangue, sirene, assembramenti di gente costernata e sotto shock, lamiere e rottami, ecc.) è quello di attivare le funzioni cognitive corticali che devono fornire ulteriori informazioni, per stabilire se noi stessi siamo in pericolo o no. Il nostro corpo reagisce a una situazione di rischio potenziale ben prima che possiamo provare un emozione consapevole di paura. Rallentiamo automaticamente per osservare un incidente, per vedere meglio, così come siamo programmati a fare. I responsabili televisivi non conoscono in dettaglio la biologia della paura, ma sanno che sangue e morte attirano inesorabilmente l’attenzione, e ce ne forniscono dosi massicce. L’altra grande funzione biologica, il sesso, opera allo stesso modo. Quando incappiamo in stimoli paurosi o sessuali, almeno per qualche secondo siamo in balia assoluta della nostra biologia”. (Giovanna Bolaffio, che cita Axia, “Emergenza e psicologia”, Il Mulino). Continua Giovanna: “Il punto allora, se si vuole fare non sensazionalismo ma informazione, non è trovare il modo di rendere più attraenti e vendibili le catastrofi (che lo sono già di per sé, grazie a una programmazione biologica che ci spinge per natura a prestarvi attenzione), ma trovare il modo di rendere i dati, cioè l’informazione, interessante e attraente tanto quanto la “sensazione”. Flavia Taggiasco, giornalista italo americana commenta: “… chiamasi mercato…”. Manca l’informazione ambientale o mancano i lettori? “Tutti e due”, commenta Claudia Lombardi su facebook.

… Si chiama mercato… E così “si raccontano le catastrofi naturali senza aggiungere la responsabilità. Non si raccontano le catastrofi subdole, provocate dall’interesse finanziario. Non si racconta ad esempio la catastrofe, documentata dal rapporto Eras di valutazione epidemiologica sulla popolazione che vive nei pressi delle 9 discariche e dei 4 inceneritori del Lazio, del quasi 80% di eccessi di ospedalizzazioni per malattie polmonari croniche o infezioni acute dell’apparato respiratorio dei bambini”, aggiunge Paola Bolaffio (Giornalisti Nell’Erba). Cos’è? Un dato “noioso”?

Vittorio Pasteris, ex della Stampa, esperto di media, comunicazione, tecnologia, a capo di “Sitimobili”: “Dobbiamo scrivere titoli tipo “Buco nell’ozono, Belen nuda” per richiamare l’attenzione?” Forse. Marco Fratoddi, direttore La Nuova Ecologia: “Alle persone interessa la struttura agonistica che sottostà alla metamorfosi dell’economia che stiamo vivendo. Sul web c’è piu gente che cerca informazione sulla sostenibilità e sulla green economy che sul global warming. E’ un segnale da tener presente”. A proposito di Green Economy, “non è che stiamo comunicando un sogno?”, si chiede Sergio Ferraris, co-organizzatore dell’open talk e direttore di QualEnergia. Tanto per dire, “nel rapporto di Ermete Realacci per Symbola sullo status della green economy italiana, quasi tutto è concentrato sulla prima parte, sull’aspetto produzione. Ma si tratta di autentici interventi di sensibilità ambientale o di risparmio da buon padre di famiglia?”

Informazione e disinformazione. Cover up, caltroneria…

Qualche esempio. I satelliti Esa registrano e rendono noto in settembre che si è raggiunto il minimo storico dei ghiacci. La notizia è in prima pagina sull’Herald Tribune, in trafiletti sui nostri giornali. In qualche caso, viene addirittura ribaltata (vedi ad esempio siti come meteolive e meteogiornale). E questa cos’è, cialtroneria, incapacità a tradurre dall’inglese o malafede?

Uno dei problemi dell’informazione ambientale è che richiede rigorosità scientifica. Lo dice il fisico Massimo Scalia, fondatore della “Lega per l’Ambiente”, nonna di Legambiente. Lo ripete Marco Barbarisi di Greenaccord: “E’ vero, noi giornalisti dobbiamo studiare per informare”.

“La sfida è rendere piu appetibili le tematiche, complesse ma interessanti, riguardanti l’ambiente. il giornalismo scientifico è una palla, a volte…”, continua un altro collega. “Ma ci sono tanti modi di raccontare in modo rigoroso eppure avvincente”, aggiunge Paola Bolaffio.

Fabio Sanfilippo di Radio1 Rai: “Vi piangete un po’ troppo addosso, mi pare. Non è vero che le grandi testate non si occupano di ambiente. A Radio1, grazie al vostro lavoro, la cronaca passa sempre anche attraverso le informazioni ambientali”. Ma aggiunge: “Forse però è anche vero che abbiamo bisogno di qualcuno che ci formi un po’ di più, per evitare di dire o scrivere cose imprecise”. Anche Alberto Fiorillo è dell’idea che ormai di ambiente si occupino anche i grandi giornali. Come il quotidiano che ha messo in prima pagina la notizia dello studio sui benefici effetti di una buona camminata. Ma basta questo? “Chi è il panda in questa biodiversità di giornalismo ambientale?”.

L’ambiente, se non finisce in prima pagina, corre comunque sul web, sui social network. “Le imprese sono molto piu preoccupate di ciò che finisce su internet, piuttosto che sui giornali, perché lì resta – spiega una esperta di comunicazione ambientale e addetto stampa – Però il fruitore di internet non ha il piacere dell’approfondimento”. Sarà… Internet, però, dà la possibilità di approfondire e anche di verificare e correggere le informazioni.

“Sono fantastici strumenti innovativi, li uso tutti. Ma bisogna evitare la patologia, la sindrome da click: il nostro obiettivo non è quello di raccattare più like o followers”, dice il giornalista blogger Alberto Fiorillo, portavoce di Legambiente. “Chi fa informazione ambientale non si deve preoccupare dei click. Deve mirare ai fruitori che cercano approfondimento, un’informazione sicuramente piu di nicchia ma che poi avrà il suo seguito fedele. Il nostro obiettivo , ricordiamocelo sempre, è quello di produrre un cambiamento della società, non fare le prime donne contando i click”. E il blogger Davide Mercati: “Non basta l’innovazione del social network, serve uno stile. Se l’ecologia si accompagna ad ironia e rapidità, il blog funziona”. E Marco Gisotti, ex direttore di Modus Vivendi, esperto di green jobs: “Che Newsweek smetta di uscire in cartaceo, è una notizia ed è un segnale, ma non ci dice quale sarà l’evoluzione dell’informazione. Dobbiamo immaginarci per sedi, ragionare di una sorta di carta ontologica, dei diritti dell’informazione scientifico ambientale. L’informazione ambientale si basa su dati oggettivabili, non su fumo e confusione. La comunicazione sta evolvendo e passa anche attraverso nuove forme, divulgazione e trasferimento di conoscenze, anche di persona, con le scuole, i sindacati, le imprese… proviamo a proporre moduli di giornalismo diverso, utilizzando linguaggi diversi. Forse si raggiungono pochi numeri, rispetto al web, ma perché non tentare di interagire anche con linguaggi diversi e su sintassi diverse?”.

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Da Sergio Ferraris e Marco Fratoddi, subito dopo, un ringraziamento.


Salve a tutti, ci siamo appena lasciati alle spalle l’open talk di  Ecomondo e vi ringraziamo di cuore per l’attenzione con cui avete  partecipato a questo appuntamento. Abbiamo messo a confronto molte idee  ed esperienze, integrando visioni e bisogni per una migliore qualità  dell’informazione ambientale nel nostro paese. Ci sembra che il solo  fatto di aver lavorato insieme rappresenti un’ottima base per immaginare  nuove azioni comuni, formarci reciprocamente e contaminare con la nostra  sensibilità e le nostre competenze i media generalisti.  Certo, come ci dicevamo alla fine dell’incontro è stata una bella  maratona… Vorremmo perciò ringraziare in particolare i relatori (Massimo  Scalia, Roberto Rizzo e Letizia Palmisano) e i coordinatori (Lorenza  Gallotti, Vittorio Pasteris e Mauro Spagnolo) che hanno fluidificato e  sorretto la conversazione. In più tutti coloro (come Antonio Cianciullo,  Giuseppe Iasparra, Luca Natale, Andrea Poggio e Alex Sorokin) che per  ragioni di tempo hanno rinunciato al proprio intervento e gli amici di  Ambiente Italia che ci hanno pazientemente seguito dallo studio di  Torino (non ci siamo accorti che Claudia Apostolo e Beppe Rovera stavano  chiamando su Skype, scusateci!). Allo staff di Sisifo Italia e in  particolare a Giuseppe Lanzi infine il ringraziamento è doppio, sia  perché ci hanno accolto nella splendida cornice del social media corner  collaborando da vicino all’organizzazione, sia perché attraverso lo  streaming hanno permesso a moltissime persone di partecipare anche in  remoto a questo evento (ci diceva Giuseppe che hanno avuto addirittura  problemi di banda a causa degli utenti connessi).  Su www.assoscai.it troverete durante i prossimi giorni il video  integrale, al link  http://storify.com/sergioferraris/l-ambiente-fa-notizia c’è invece lo  storify con i moltissimi tweet che hanno accompagnato la mattinata. Su www.giornalistiambientali.blogspot.com rimangono inoltre gli abstract  delle relazioni introduttive: può diventare uno strumento a disposizione  di tutti per rimanere in contatto, proseguire la discussione, creare un  punto di riferimento anche per molti giovani (e ce ne sono davvero  tanti…) che vogliono impegnarsi nel giornalismo ambientale. Vedremo  insieme come valorizzare gli spunti emersi dall’open talk e portare  avanti questo percorso, intanto ancora un abbraccio a tutti e a presto!  Sergio Ferraris e Marco Fratoddi  Ps 1. Su Eco dalle città è uscito questo resoconto molto ampio e  dettagliato http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=114013 a firma di  Michele D’Amico, un ottimo esercizio di sintesi ;-)  Ps 2. Durante la giornata successiva, sempre a Ecomondo, Luisella  Meozzi di Greenaccord ha ripreso, peraltro in maniera molto lucida, i  temi del nostro incontro nell’ambito del convegno sul giornalismo  ambientale di Unaga-Fnsi aprendo un’interlocuzione che ci sembra utile  coltivare visti i comuni obiettivi  Ps. 3. Aver realizzato l'open talk all'interno di Ecomondo ci sembra un  valore aggiunto, grazie anche ad Alessandra Astolfi per aver accolto con  entusiasmo la nostra idea e aver creato il contatto con Sisifo

 Qui un po’ di rassegna stampa preparata da EcodalleCittà: http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=114021

 

È stato davvero un piacere realizzare con voi questa bella cosa nell’area di Assoscai.  E credo si debba pensare di ripetere qualcosa di simile…
Sempre che Alessandra Astolfi di Rimini Fiera non ne abbia avuto abbastanza 😉

Giuseppe Lanzi, Amm. Delegato Sisifo Italia, ComunicAzione StratEtica

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Prendo spunto da questo ringraziamento molto apprezzato per ringraziare voi per la numerosa e qualificata partecipazione e dichiararvi la nostra piena e anche un po’ inaspettata soddisfazione per questa iniziativa che è stata davvero importante e ha dato ottimi risultati.+ 11% di visitatori è un dato davvero importante oltre ad una esposizione mdiatica davvero eccellente.
Come sapete Ecomondo è proiettata in avanti , guarda al futuro e si mette in discussione per migliorare sempre di più le sue performance e per farlo è bene guarddarsi allo specchi lodandosi ma anche con occhi critici , in modo costruttivo. Innovazione e internazionalità saranno le parole chiave del 2013. Il bilancio dell’edizione conclusa è molto positivo, soprattutto se si considera il periodo di incertezza che stiamo vivendo e ci stiamo già attrezzando per un’edizione 2013 ancora più frizzante.
Grazie a tutti e arrivederci presto.
Se ci sono suggerimenti idee sostenibili ovviamente siamo pronti ad ascoltarli.
Grazie
Alessandra Astolfi
Responsabile Ecomondo

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Sono davvero onorata di esser dentro “la cricca” nobile degli eco-giornalisti. Spero davvero che questo sia solo l’inizio di una sinergia che serve tanto.

Paola Bolaffio, direttore Giornalisti Nell’Erba

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Anche io ringrazio e saluto

Bianca La Placa, Istituto per l’ambiente e l’Educazione Scholé Futuro, Educazionesostenibile.it

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Grazie a tutti e, a proposito di comunicazione virale, chiedo un piccolo favore. tuittate questo messaggino al Comune di Firenze?

Allora @comunefi? Risposta? E se domani fossi tu vittima della strada? Avresti preferito i 30 orari oggi o tua campagna prevenzione al 2020?

Alberto Fiorillo, portavoce nazionale Legambiente

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Mi unisco ai ringraziamenti e aggiungo il nostro contributo da poco pubblicato sul sito Ferpi
Colgo l’occasione per rilanciare il confronto tra giornalisti e comunicatori: dobbiamo andare avanti e scambiarci opinioni, idee e buone pratiche. Sin dallo scorso giugno Ferpi ha condiviso l’appello delle testate d’informazione ambientale proprio perché la sfida di migliorare la comunicazione e l’informazione ambientale ci deve vedere impegnati insieme. E queste intense giornate ad Ecomondo non fanno altro che confermare quale sia la strada da percorrere insieme.
Mi piacerebbe che questa mailing list vivesse da oggi anche al di là di singoli eventi.
Passo e…apro.
Sergio Vazzoler, senior partner Amapola
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Buongiorno Sergio, condivido pienamente, gli obiettivi sono comuni e meritano di essere praticati insieme. Peraltro un paio di settimane fa ho partecipato a un incontro del Ferpi qui a Roma sulla comunicazione del terzo settore e con Cristina Marchegiani del Ferpi Lazio (che inserisco nella lista insieme a Giuseppe Tripaldi, della Camera di Commercio, anche lui interessato all’argomento) abbiamo pensato proprio di organizzare nelle prossime settimane un seminario al riguardo. Forse l’ipotesi che avanzava Marco Gisotti, vale a dire quella di continuare a confrontarci anche su scala locale, può diventare intanto una maniera per approfondire il ragionamento e stare in rete…

Saluti! Marco Fratoddi

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Ciao. Visto che ci siamo, su Facebook da qualche tempo c’è un gruppo di comunicatori ambientali realizzato proprio da alcuni di noi (potevo esimermi, avendo introdotto il secondo talk, dal segnalarvi tal strumento=!).

Vi lascio il link nel quale chi ha notizie interessanti da divulgare e segnalare agli altri comunicatori ambientali, può lasciare i propri contenuti
Buona giornata a tutti,

Letizia Palmisano, giornalista, blogger, social media spcialist, letiziapalmisano.it



L’APPELLO AI MEDIA PER RIO+20 firmato dai giornalisti ambientali a giugno 2012

Ai direttori delle testate giornalistiche a larga diffusione 

Ai direttori delle reti televisive 

Ai conduttori dei talk show 

Appello ai media da parte delle testate d’informazione ambientale 

L’informazione ambientale in Italia soffre di una grave contraddizione. Lo stato di salute del Pianeta, infatti, fa notizia quando il danno è compiuto: come due anni fa, dopo lo sversamento di greggio nel golfo delle Lousiana che evidenziò le molteplici criticità di questa fonte fossile, oppure in coincidenza con le inondazioni che imperversano periodicamente nei cinque continenti provocando vittime e danni enormi. Al di là di questi eventi catastrofici, che si ricavano fatalmente uno spazio nella cronaca, il tema dei cambiamenti climatici, con le alterazioni ormai riscontrabili anche alle nostre latitudini, è sostanzialmente ignorato dalle testate a larga diffusione e dai palinsesti televisivi. Si trasmettono decine, centinaia di dibattiti e di talk show, monopolizzati dai politici di turno, senza dedicare un minuto a temi divenuti ormai urgenti come la perdita di biodiversità, l’adattamento ai nuovi rischi ambientali, le opportunità collegate al rimodellamento della nostra economia nella direzione dell’efficienza. Basta guardarsi indietro di pochi mesi per cogliere a pieno questo paradosso: subito dopo le alluvioni in Lunigiana, alle Cinque Terre e a Genova il tema del dissesto idrogeologico ha ottenuto una larga eco sui media di casa nostra. Adesso però, nella stagione secca, il fenomeno del consumo di suolo, che provoca ogni anno la perdita di circa 500 Kmq di terreno, è scomparso dalle prime pagine dei giornali. Tantomeno si va alla ricerca dei rimedi che le amministrazioni locali stanno attuando (o non attuando) per prevenire le conseguenze che le piogge del prossimo autunno provocheranno al nostro fragile territorio e alle comunità che vi abitano. 

L’informazione ambientale è stata inoltre oggetto di un ulteriore fraintendimento. Le cause della crisi ecologica, che s’intreccia con quella economica, sono ormai scientificamente riconosciute. Eppure la ricerca del facile sensazionalismo, del titolo a effetto o di una mal compresa par condicio, che ha una sua ragion d’essere senso intorno ai temi etici e politici, ha invece consentito a informazioni prive di scientificità, e quindi di fondamento, di essere poste sullo stesso piano dei fenomeni comprovati. L’opinione è stata posta sullo stesso livello dei fatti, spesso per confutarli in maniera strumentale. L’esempio del negazionismo climatico è il più evidente, avendo dato spazio a scienziati che non avevano competenze specialistiche e ad opinion leader che esprimevano opinioni prive di fondamento al fine di smontare i risultati ottenuti dai ricercatori che studiano da molti anni, all’interno delle organizzazioni internazionali, la fisica dell’atmosfera.

Alla vigilia di Rio+20 questo atteggiamento ci sembra ancor più preoccupante: sono soltanto le testate di settore a rilanciare con l’attenzione che merita questo appuntamento, per il resto la conferenza dell’Onu sull’ambiente si avvicina nel silenzio generale. Sappiamo che semmai dovesse ottenere un qualche rilievo la traccia di questo evento, che sta portando nella metropoli brasiliana i rappresentanti dei governi di tutto il mondo, scomparirà velocemente dalle prime pagine il giorno dopo la sua conclusione. Altrove, sia chiaro, le eccezioni confermano la regola: in Europa soltanto alcune testate, come il Guardian, dedicano un’attenzione permanente e qualificata all’ambiente. Per il nostro paese però la marginalità della notizia ambientale costituisce una duplice occasione persa, sia perché si oscura una tematica di responsabilità globale dalla quale non possiamo sottrarci, sia perché la battaglia contro i cambiamenti climatici contiene le misure di una riconversione economica in grado di restituire competitività alle nostre imprese e di suggerire una via d’uscita dalla crisi che in Italia rimane più profonda che altrove.

Vogliamo perciò lanciare un appello ai conduttori dei talk show, ai responsabili di rete, alle testate giornalistiche che in un giorno ottengono tanti contatti quanti le nostre testate, tutte insieme, raggiungono in un anno: inaugurate con Rio+20 una maniera nuova di trattare la notizia ambientale. Uscite dalla retorica dell’emergenza, andate oltre i picchi d’attenzione dettati dalla cronaca o dall’agenda dei politici e stimolate un dibattito pubblico intorno ai processi d’innovazione che interessano le imprese, le amministrazioni pubbliche virtuosi, le famiglie. Diffidate di chi ha non competenze né conoscenze specifiche sulle tematiche ambientali ed esprime opinioni personali piuttosto che fatti comprovati dall’esperienza. Affiancateci nella missione di spiegare che vincere la sfida del clima è interesse di tutti, che le buone pratiche della green economy rappresentano un traguardo per i paesi industrializzati e per quelli emergenti. 

Per questo vi chiediamo di accogliere questo appello aprendo con la rete delle testate italiane d’informazione ambientale, che rappresentano un patrimonio unico nel suo genere in Europa, un tavolo di lavoro e di confronto per adeguare il giornalismo italiano ai bisogni della nostra epoca. Vi chiediamo inoltre un sostegno concreto pubblicando in forma permanente una finestra sui processi di riconversione alla sostenibilità che stanno avvenendo nel nostro paese, una “green box” al cui interno rilanciare, a vostra discrezione, link, abstract e riferimenti ai contenuti che pubblicano le testate ecologiste in maniera da segnalarli ai vostri numerosi lettori. Possiamo costruire una rete all’interno del sistema informativo del nostro paese fra piccoli e grandi editori, testate di ogni orientamento politico, media di diverso genere per sostenere gli obiettivi del green new deal italiano. 

Sappiamo che l’attenzione da parte dei media italiani verso questi argomenti è aumentata, anche attraverso operazioni editoriali espressamente centrate sulle tematiche ambientali, non mancano all’interno delle grandi testate giornalisti sensibili e competenti che lavorano da tempo su questi temi. Però riteniamo che non basti, che si debbano rivedere i criteri di notiziabilità intorno ai fatti che riguardano il pianeta per inaugurare una stagione nuova nel giornalismo ambientale e farne un terreno di ricerca utile ad innovare nel suo complesso il sistema dell’informazione. In attesa di un vostro riscontro (all’indirizzo giornalistiambientali@gmail.com), ringraziandovi comunque per l’attenzione

Primi firmatari in ordine Alfabetico

Marta Albè, giornalista di Greenme.it
Diego Barsotti, giornalista ambientale free lance
Cecilia Bergamasco, giornalista ambientale free lance
Andrea Bertaglio, giornalista ambientale
Luca Biamonte, direttore corso di giornalismo ambientale Laura Conti
Debora Billi, blogger di “Petrolio”
Raffaella Bullo, documentarista e divulgatrice ambientale
Paola Bolaffio direttrice di Giornalisti nell’erba
Emanuele Bomban, giornalista free lance
Claudia Bruno, giornalista e caporedattrice de Il Cambiamento
Luca Buonaccorsi, editore di Terra
Veronica Caciagli, blogger e comunicatrice su clima ed energia
Matteo Campofiorito, responsabile editoriale di Greenstyle.it

Matteo Cislaghi redazione E-gazette

Luca Conti, blogger di “Pandemia”
Milena Dominici, capo ufficio stampa di Legambiente
Elena Donà, redattrice di Eco dalle città e blogger di Cane Vidar
Alessio Fabrizi, comunicatore ambientale di EcoconnectionmediaSimona Falasca, direttrice di Greenme.it
Pierluigi Fanghella, editore di Tekneco
Alessandro Farulli direttore di Greenreport
Sergio Ferraris direttore di Qualenergia
Marco Fratoddi direttore de La Nuova Ecologia
Andrea Gandiglio, direttore di GreenNews
Lorenza Gallotti, direttore di E-gazette
Marco Gisotti direttore del Master di comunicazione ambientale del Cts
Paolo Hutter direttore di Eco dalle CittàGiuseppe Iasparra, giornalista ambientale
Marco Lamonica direttore di Ecoradio
Simonetta Lombardo, giornalista ambientale e amministratore di Silverback
Marco Moro, direttore della newsletter Puntosostenibile.it
Giuseppe Miccoli giornalista di Eco dalle Città-Puglia
Mario Notaro, editore di Greenme.it
Letizia Palmisano, blogger e giornalista ambientale free lance
Marco Pinetti, presidente di Artenergy publishing
Roberta Ragni, giornalista ambientale di Greenme.it
Silvia Ricci, responsabile del progetto Porta la sporta 
Emanuele Rigitano, blogger di L’eco della Terra
Roberto Rizzo, Coordinatore editoriale di FV-FotovoltaiciGabriele Salari, giornalista
Ilaria Romano, giornalista freelance
Mario Salomone, direttore di .Eco
Silvana Santo, blogger de “Il terriario” e giornalista ambientale free lance
Anna Simone, sociologa ambientale
Cristina Sivieri Tagliabue, direttrice di Tekneco
Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it
Daniel Tarozzi, direttore responsabile Il Cambiamento
Alessandro Tibaldeschi, giornalista ambientale free lance

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Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

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