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Il team di Italian Climate Network a lavoro

Parigi, 12 dicembre (dalle nostre inviate)  – A breve molto probabilmente potremo festeggiare l’inizio della fine dell’era delle fonti fossili. Ma le piú grandi organizzazioni ambientaliste non concedono nemmeno un momento per i festeggiamenti: forse si sta per vincere questa battaglia, ma la lotta poi bisognerá spostarla sul territorio nazionale, perché tutto quello che é in accordo andrá messo in atto.

Dalla pubblicazione della precedente bozza si respira un’aria di stallo, per via di alcuni nodi che non trovano risoluzione. Il timore piú grande é che, proprio a fronte di questi nodi, alcuni paesi possano mettersi di traverso al comune accordo. Alle 12 si é avuto un primo segnale diverso, qualcosa sta per succedere, e ci sono tutti i presupposti perché sia qualcosa di positivo. “Universale e storico, frutto del lavoro di tutti” sono le parole scelte da Laurent Fabius durante la sua arringa finale, parole accolte con commozione e scroscianti applausi dalle parti riunite nella sala plenaria Le Seine prima delle ultime ore di negoziato

Alle 13.30 l’arrivo del testo. In sala stampa é iniziata la frenetica lettura e l’altrettanto frenetica ricerca di sguardi complici tra i vicini. L’opinione qui é comune: stiamo per fare un passo verso la decarbonizzazione.

Poi le conferme anche dalle organizzazioni. Mariagrazia Midulla di WWF Italia, nota guerriera, non abbassa la guardia: “dobbiamo attendere  il risultato finale. É una buona base, ma da domani la battaglia si sposta nei territori dei singoli paesi”.

Legambiente Italia si focalizza sugli impegni: “il testo di Parigi pone le fondamenta per affrontare sul serio la crisi climatica”, é il commento del presidente Vittorio Cogliati Dezza, “ma gli impegni sono insufficienti a contenere le temperature entro 1,5/2 gradi”.

Federico Brocchieri, coordinatore progetti per Italian Climate Network, ha giá la mente proiettata nell’immediato futuro, sebbene, infatti, esprima soddisfazione per gli aspetti legati all’equitá intergenerazionale – secondo cui il pianeta deve essere consegnato alle generazioni future in maniera non peggiore di come lo abbiamo ereditato – e l’educazione. “É positivo, ma da domani si ricomincia a lavorare”. Non tutti le posizioni sperate sono state mantenute, “ad esempio la questione loss & damage, ancora aperta, e la mitigazione che presenta obiettivi quantitativi nel medio e nel lungo termine. Macomunque é un buon passo avanti”. Un passo in piú verso le energie rinnovabili.

Parole positive arrivano anche dai vertici di Avaaz. Il direttore esecutivo vicario, Emma Ruby-Sachs, cosí commenta il documento: “Se si avrá l’accordo, Parigi rappresenterá un punto di svolta nella storia”. E ancora, “stiamo aprendo la strada per il passaggio al 100% di energia pulita”. Anche se, come precisa il direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo,”parte del testo é stata inquintata dagli stessi che minacciano il nostro pianeta. Ma lo stesso testo contiene anche l’imperativo di limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi”. Un riferimento, forse, alle lobby petrolifere. Ma se cosí fosse, si tratterebbe di spasmi precedenti l’agonia.

Il pianeta, almeno cosí come lo conosciamo, quello che ci fa vivere, potrebbe non essere ancora salvo. Ma di certo, se la risposta dell’ultima plenaria sará positiva, presto manderemo in pensione il carbone.

 

 

 

 

 

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