altLe associazioni No Inc che da anni lottano contro la realizzazione del nuovo inceneritore ad Albano Laziale hanno depositato questa mattina alla Procura della Repubblica di Roma una denuncia nei confronti di alcuni dirigenti della Regione Lazio dove si ipotizzano una serie di reati relativi al via ai lavori concesso a Co.E.Ma il 28 gennaio scorso.  Secondo il coordinamento No Inc, “questa nuova determina regionale rappresenta un modo per assicurare a Cerroni, ad Acea ed Ama 400 milioni di euro di fondi pubblici CIP-6”. 

L’atto di denuncia è stato indirizzato, in modo particolare, al Procuratore Aggiunto Roberto Cucchiari ed al P.M. Alberto Galanti che si stanno già occupando, da tempo, del più generale affaire rifiuti romano.  Cucchiari, tra l’altro, sta seguendo la presunta violazione dei brevetti industriali relativi all’inceneritore di Albano presentata, diversi mesi fa, dai legali della multinazionale Thermoselect nei confronti delle società del patron dei rifiuti laziali. Una storia piuttosto oscura, quella delle tecnologie degli inceneritori di Cerroni (a Malagrotta e per Albano). L’avvocato infatti non ha mai fatto il nome della Thermoselect, tristemente famosa per gli impianti di Karslruhe e di Verbania (qui per saperne di più), citando piuttosto ditte giapponesi che però avrebbero utilizzato brevetti della società svizzera.

Sotto la lente d’ingrandimento, con la denuncia presentata oggi, è finita la recentissima determina regionale n. B-00266 del 29.01.2013 (doc. n. 1), che nel movimento non esitano a definire “scandalosa”, con la quale l’area rifiuti regionale ha non solo autorizzato la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani, ma  ha dato di fatto il via libera al cantiere.

Questo cantiere ha in realtà una storia singolare piena di contraddizioni. Nel comunicato stampa dei No Inc viene ricostruita:

“Già il 22 Ottobre 2008 l’allora Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo aveva autorizzato, con un’apposita ordinanza (Z-0003, doc. n. 2), l’avvio dei lavori per la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani. Ordinanza regionale a cui era seguita, addirittura, la Dichiarazione di Inizio Attività (D.I.A.) del Co.E.Ma. del 29 dicembre 2008, inviata sia al Comune di Albano Laziale sia alla Regione Lazio. In quell’occasione, però, due successivi sopralluoghi della Polizia Municipale di Albano (15.04.2009 e 13.10.2010, doc n. 3 e doc. n. 4) avevano certificato che “i lavori posti in essere consistevano nella sola delimitazione con paletti in ferro e rete metallica dell’area destinata alla costruzione della centrale” e che “dalla verifica dello stato dei luoghi è risultato che l’area non risulta essere in alcun modo interessata da attività edilizia.

Il cantiere per la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani, quindi, non era mai partito.

Nonostante ciò, a giugno 2009, sulla base della sola ordinanza di Marrazzo e della successiva D.I.A, il Co.E.Ma. stipulò col Gestore del Servizio Elettrico nazionale, GSE, una convenzione preliminare per il riconoscimento dei  CIP-6, ovvero dei 400 milioni di fondi pubblici necessari per la costruzione dell’impianto.

L’ordinanza di Marrazzo, però, è stata poi bocciata dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 1640 del 22.03.2012. Se, quindi, fino a quel momento la cantierizzazione del 29 dicembre 2008 poteva essere considerata solo fittizia, successivamente alla Sentenza del Consiglio di Stato del 22 marzo 2012, quella stessa cantierizzazione può essere, a tutti gli effetti, definita decaduta.

Eppure, i nuovi dirigenti dell’ufficio rifiuti della Regione Lazio – che hanno sostituito i precedenti travolti dalle inchieste della Procura di Roma – nell’autorizzazione di avvio del cantiere del 29 gennaio 2013, pur citando, per ben due volte, l’ordinanza di Marrazzo e la successiva D.I.A., non indicano, cosa davvero singolare, che questi due atti sono entrambe decaduti perché bocciati dal Consiglio di Stato.

Si tratta d’un modo per assicurare al Co.E.Ma. l’accesso ai 400 milioni di euro di fondi pubblici CIP-6 per la costruzione dell’impianto?”.

Un  modo per saperne di più è quello di esaminare gli atti tra Co.E.Ma e il GSE. Ma il GSE fa resistenza e non ne concede l’accesso.

“Finora nessuno è riuscito ad avere copia della convenzione preliminare Co.E.Ma. – GSE stipulata proprio sulla base dell’ordinanza di Marrazzo e della successiva D.I.A. Il GSE, difatti, ha rifiutato per ben tre volte un legittimo accesso agli atti depositato prima dal No Inc (maggio 2012, doc. n. 7), subito dopo dal Consigliere Regionale Ivano Peduzzi (giugno 2012, doc. n. 8) e, per ultimo, dal Comune di Albano Laziale (ottobre 2012, doc. n. 9). Perché da parte del GSE, questa resistenza ingiustificata?”.

L’ultima richiesta di accesso agli atti è del gennaio scorso. Stavolta è promossa dai dieci sindaci del bacino. Finora, nessuna risposta, ma “auspichiamo che, quanto prima, in ossequio al principio di trasparenza nella gestione della pubblica amministrazione, il GSE risponda alla legittima richiesta di accesso agli atti e permetta ai cittadini di prendere visione dei documenti richiesti”.

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Redazione centrale di giornalistiNellerba.it Giornalisti Nell'Erba è realizzato dall'associazione di promozione sociale Il Refuso. Nel tempo ha collezionato tanti riconoscimenti e partnership come ad esempio quelle con ANSA, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, Federazione Italia Madia Ambientali FIMA, European Space Agency (ESA), Agenzia Spaziale Italiana, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Lega Navale Italiana, Marina Militare, Università di Roma Tor Vergata. Ha i riconoscimenti della Presidenza della Repubblica, del Ministero dell'Ambiente e tante altre istituzioni.

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